Termoli:
sopra : veduta aerea
a lato: il Borgo Antico visto
dalla
spiaggia di S. Antonio
BellaTermoli
last
update
2011

Qui vi parlerò di una città molto, molto particolare....
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parlerò di
Termoli
(CB-Molise-Italia)
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Termoli citata in:
"Signora Ava" di Francesco Jovine; nei film:"Forza 10 da Navarone";
"Polvere di Stelle"con Alberto Sordi e Monica Vitti;"Stesso
sangue" .![]()
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"Uno dei grandi beni dell'uomo, forse la molla costitutiva della sua interiorità, è la memoria. Tu ora mi produci una invenzione che rende obsoleta la memoria, perchè la parola sarà mineralizzata, affidata a una traccia e al papiro, quindi la tua invenzione è negativa e va respinta."
(Il faraone Thamus risponde al dio Theuth ossia Hermes, il dio dell'ingegno, dei ladri e della cultura, che gli aveva portato in dono l'invenzione tecnologica della scrittura).
"La parola è un gran dominatore che, con un corpo piccolissimo e invisibilissimo, divinissime cose riesce a compiere."
(Gorgia di Lentini -V sec. a.C)

Il Borgo Antico |
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Spiaggia S. Antonio |
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![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Cattedrale con Vescovado |
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1924-Costruzione Porto in Marina S. Pietro
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1902- Marina San Pietro
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Pianta Cattedrale |
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Castello Svevo
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1921- La Stazione |
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Il Porto qualche anno fa |
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Antica corte nel Borgo |
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Stradina del Borgo |
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Tramonto sul Borgo |
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Mura e Castello |
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La Torre Aragonese nata dall'esistente normanno-sveva
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Castello e Borgo |
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Castello (particolare) |
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Mura e Borgo |
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Dal largo |
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Via Federico II di Svevia |
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I vecchi ruderi su cui sorse l'attuale Seminario |
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....e per chi vuole |
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Incerta è l'origine della città di cui si comincia ad avere notizie sicure solo dalla dominazione longobarda: Termoli faceva parte del Ducato di Benevento(sec.VI) ed era capoluogo di una delle 34 contee in cui esso era suddiviso. Fino al secolo X oscilla tra il Ducato di Benevento ed il Ducato di Spoleto, appartenendo anche per un certo periodo, all'Abbazia di Montecassino. In questo periodo assume maggiore importanza, e nell'VIII secolo diviene diocesi. Con la dominazione normanna, Termoli diventa capoluogo della contea di Loretello e residenza abituale del duca Roberto II. In tale periodo si riscontra la costruzione di un palazzo comitale di cui non si ha più traccia, se non la memoria di una sua probabile localizzazione nei pressi della Cattedrale. Durante il periodo svevo dal 1194 fino al 1266, la città è incorporata nel demanio regio ed assume particolare importanza come porto commerciale e luogo d'imbarco per le Crociate. In tale periodo si ha una sua prima distruzione ad opera dei Veneziani, alleati di papa Gregorio IX contro Federico II, che nel 1240 la saccheggiano e demoliscono le sue fortificazioni. Ma l'anno dopo la città viene restaurata da Federico II che ridefinisce il sistema fortilizio e costruisce il Castello nel 1247. E 'probabile che le fortificazioni riprendano il sistema difensivo normanno, e che il Castello, pur riflettendo la concezione federiciana-spiccato verticalismo e impianto geometrico a simmetria centrale-si collochi su una preesistente fortificazione. Nello stesso secolo si completa poi, la costruzione del Duomo. |
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Verso la fine del dominio svevo, o subito dopo, la città riprende la propria autonomia e diviene Ducato sotto Bartolomeo di Capua dei conti di Altavilla. Da allora altri feudatari la governeranno secondo le vicende del Regno delle Due Sicilie. Nei secoli seguenti Termoli è colpita da diverse calamità: nel 1456 è quasi interamente distrutta da un terremoto; altri danni le vennero dall'assalto dei Veneziani, ancora una volta, nel 1484; infine i Turchi di Pjali Pascià saccheggiano ed incendiano l'intero Borgo Antico. Dopo l'incursione turca la popolazione abbandona la città, la sede vescovile viene portata a Guglionesi ed inizia così un declino che durerà per tutto il XVII secolo. In quegli anni del porto si perde ogni traccia, così come scompare il tessuto edilizio medievale. A testimonianza dell'antica città restano solo il Castello e il Duomo mentre povere costruzioni si inseriscono via via negli spazi interni delle mura, seguendo probabilmente l'antico tracciato viario medievale. E' solo alla fine del Seicento che che si riscontra qualche nuovo intervento architettonico di una certa rilevanza:si costruisce il nuovo Episcopio accanto alla Cattedrale, dotandolo di una torre di difesa per il perdurare del pericolo saraceno, ed oggi scomparsa. Alla metà del Settecento si costruisce il Seminario che verrà poi trasformato successivamente a seconda delle necessità, dapprima in caserma e poi in carcere. Ma è dopo l'Unità di Italia, con la costruzione del tratto ferroviario Ortona-Foggia nel 1864 e poi della ferrovia locale Termoli-Larino(primo tronco della linea per Campobasso e Benevento) che si amplia notevolmente il Borgo Nuovo e progressivo abbandono di quello Antico divenuto degradato e malsano. In questi anni si riprende l'idea di ricostruire il porto secondo il progetto studiato da Carlo Afan de Rivera inizialmente sotto i Borboni; tuttavia la costruzione sarà avviata soltanto nel 1910. |
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Nel 1921 inizia la bonifica della costa favorendo così l'espansione ulteriore della popolazione al di fuori del Borgo Antico fino giungere nel 1931 che un solo terzo di abitanti resti a risiedervi. Solo recentemente Il Borgo Antico di Termoli è stato rivalutato come sito residenziale e per fini culturali com'è tipico dei centri storici. |
| Il centro abitato di Termoli costituisce un complesso architettonico non unico ma comunque singolare. un complesso che si è sviluppato con processi di stratificazione per molti aspetti ancora da scoprire. Le ricerche archeologiche svolte negli ultimi anni dalla soprintendenza molisana in Contrada Porticone stanno chiarendo le caratteristiche di una vasta necropoli, già individuata verso il 1930 che ha restituito ceramiche appartenenti al VII-VI sec. a.C. Rinvenimenti fortuiti degli inizi del secolo scorso in altre aree periferiche testimoniano preesistenze edili di un certo interesse, ma non sufficientemente documentate. Le ricerche nel centro abitato sono ancora più rare; gli interventi di ristrutturazione estesa nel Borgo Antico non hanno dati risultati apprezzabili finora. Durante i recenti restauri alla Cattedrale e al Castello sono state individuate stratificazioni databili molto più anticamente di quanto si sapesse finora. gli studiosi di storia locale hanno disquisito molto sul probabile nome antico della città: Buca, Interamnia(posta tra due fiumi), Thermulae(dalla presenza di acque termali) e sulla sua possibile localizzazione, sulla base dei testi di Strabone, Tolomeo, Mela ed altri antichi geografi. L'ipotesi di un insediamento sommerso al largo del torrente Sinarca non è supportata da alcun rinvenimento determinante, anche se la zona ha restituito, a più riprese, reperti interessanti. Da più fonti si sostiene l'ipotesi che l'insediamento antico fosse sulla terra ferma; in Contrada Difesa Grande"...si scorgono di quando in quando lunghe linee di muri che s'intersecano e si biforcano..", ma allo stato delle conoscenze attuali è difficile dire se tali resti siano da riferire alla città o non piuttosto ad una villa rustica. L'impianto della città si definiva con il potenziamento delle difese e delle residenze che si erano sviluppate dal V-VI secolo in poi, da quando i Longobardi la considerarono valido luogo di difesa dalle incursioni nemiche marinare, per cui la cittadella fu circondata da solide mura con baluardi e torrette(come visibili resti sotto le mura verso nord). Mons. Giannelli fece molte ipotesi in proposito, ma le documentazioni sono molto più recenti. Pare comunque sostenibile la tesi che il primo insediamento posto sulla scogliera e sui costoni argillosi fosse sviluppato in maniera organizzata, articolata intorno alla primitiva chiesa e ai nuclei di installazioni difensive.Notizie storiche più certe(tratte da fonti autorevoli come l'Ostiense, Camillo Pellegrini, il Cassinese e soprattutto la Cronaca di S. Stefano ad rivum maris) si hanno dall'epoca longobarda, quando Termoli divenne sede di Contea, grazie alla delicata collocazione geografica di confine tra i ducati di Spoleto e Benevento. |
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Danni saranno causati dai Crociati della IV spedizione, tanto da far scrivere a Berardo, monaco di S.Stefano"tu quoque da lacrimas Termulae tristis, despoliata bonis, atque onerata malis". Nel 929 il centro era stato assalito dal corsaro Saian, ma nel 972 era un abitato già tanto popoloso che una colonia "de civitate Termulensi"costruisce un"castellum...iuxta fluvium Trinium" per conto del monastero cassinese. Verso la metà dello stesso secolo sono documentati i primi tentativi di creare la diocesi. L'episodio, al di là dei problemi ecclesiastici e politici, sta a documentare che, alle soglie dell'anno Mille, Termoli è un centro di notevole importanza. Informazioni sul centro abitato si traggono indirettamente da notizie di donazioni o da cronache di scorrerie,distruzioni e terremoti che a più riprese hanno afflitto Termoli."Terremotus vero sic terribiliter accidit, quot turres, palatia et universa civitatis aedificia concussa tremebant" ricorda Falcone Beneventano nel 1125. In epoca normanna, Termoli passa sotto il dominio di Roberto, conte di Loritello; le fonti ricordano come più volte questi tenne corte regale in Palatio Termulensi. L'identificazione di tale palazzo ha suscitato varie ipotesi che però sembrano piuttosto labili . Ruggero, dopo un breve periodo nel quale era passata sotto il controllo di Spoleto, riportando così Termoli al Ducato beneventano, tanto che Tancredi vi tenne corte solenne nel 1191, di ritorno dalla Sicilia. Nelle lotte di potere di Tancredi con Enrico VI la città, che costituiva ormai un'importante pedina nello scacchiere difensivo del territorio ebbe a soffrire non poco.Doveva già essere cinta di mura se Federico II di Svevia, in una lettera del 10 ottobre 1239, concedeva all'Università di Termoli di fare mercato die lune infra muros veteris civitatis. L'Imperatore svevo nel suo programma militare conseguenza del grandioso piano politico, prevedeva l'impianto di un sistema fortificato integrando le opere difensive di epoca normanna e nuove istallazioni militari, per cui già dal 1220, il piano predisposto era stato potenziato con le Costitutiones di Melfi, una decina d'anni più tardi. Alla fine del periodo 1241-46, in cui era stata fatta tutta la revisione del sistema castellano(Statutum de Reparatione Castrorum), Termoli è citata tra i "nomina castrorum et domurum imperialis iusticieratus Honor Montis S.Angeli Capitanate et nomina terrarum eiusdem, per quas castra et domus ipse possunt et debent reparari". Negli atti diplomatici svevi la città è citata varie volte ma marginalmente. Comunque proprio in quegli anni Termoli si sviluppava crescendo intorno alla nuova Cattedrale. La presenza di abitazioni direttamente costruite sul muraglione orientale potrebbe sostenere l'ipotesi di una certa sicurezza difensiva. Le quote altimetriche di via S. Pietro, in forte discesa, e tracce di livelli insediativi nei piani inferiori delle case che si affacciano sulla rada, confermerebbero una minore altezza del muraglione di cinta, in netto contrasto con quella del muro meridionale dove è stato creato un riporto artificiale verso terra, l'attuale Montecastello. Dopo il 1268-69, quando cioè Carlo D'Angiò consolidò il suo regno, i registri Angioini mostrano in quale considerazione erano tenuti i castelli di quell'area. Termoli non è citata tra i castelli curiali,è probabile che, perduta l'importanza strategica e non rientrando nei programmi di riorganizzazione delle opere fortificate, il castello sia rimasto in mani feudali. Le notizie relative alla città per le epoche successive sono scarse e non sempre attendibili. |
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.....come la conobbero gli antichi visitatori.... |
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"La cinge da tre bande il mare e dalla quarta, verso la terraferma, da altissimi e fortissimi baluardi e muraglie è guardata, co' una sola porta, che mette in terra...".La descrizione, fatta nel 1577 da Serafino Razzi, priore del convento di S. Marco a Firenze, in viaggio per le prediche di Pasqua tra l'abruzzo ed il Molise, è una delle più antiche sul centro abitato di Termoli, da poco devastato dalle incursioni turche tanto che "non fa più che 300 fuochi". le successive non saranno più esaurienti. Nel 1874 Melchiorre Delfico annotava:"...piccolissima e misera città perchè non contiene che poco più di mille abitanti e, toltane una ricca casa mercantile ed alcuni piccoli proprietari, tutto il resto è una miseria". Una ventina d'anni prima, Tommaso Giannelli vescovo a Termoli dal 1753 al 1758, aveva pubblicato una relazione sul suo governo con informazioni sul centro abitato: "Il suo giro che forma la figura di circolo è di trecento passi circa....La città era circondata di mura e di passo in passo vi erano le torri; si vede ancora un edificio che ha la figura di castello. se tutto si fosse conservato in buono stato si potrebbe preservare dalla pirateria di poca gente nemica, ma li muri sono in parte caduti, le torri rovinate, il Castello è prossimo alla distruzione così li pochi cannoni rimasti, privi delli suoi arnesi per farne uso". La vita non doveva essere facile se la "povera gente, che forma la parte maggiore, per quanto numerosa sia la famiglia, non suole avere più di una o due stanze, nelle quali si ha l'asino, il porco e quanto gli occorre". Alla fine del secolo scorso, Termoli apparirà a François Lenormant ancora come"...un dédal de petites ruelles au milieu de maisons croulants,à demi ruinées...et de l'aspect le plus misèrable". Se scarse sono le descrizioni antiche ancor più rare sono le fonti iconografiche antiche. Tra le poche vanno ricordate quelle del Pacichelli e quelle, più antiche di poco più di un secolo, del marchese di Celenza. la veduta che illustra l'opera dell'abate Pacichelli della fine del secolo XVII è nel complesso precisa ma fa sorgere perplessità quando si scende ad analizzarne i singoli elementi. La vista è da nord-ovest, a volo d'uccello; il contorno delle mura è disegnato con puntigliosa precisione, tanto che ancora oggi se ne possono riscontrare alcuni tratti. Il tessuto urbano interno, la porta e i torrioni d'ingresso presentano forti imprecisioni e una parziale inversione est-ovest) come se il disegnatore avesse appuntato dei tratti fondamentali, poi rielaborati a memoria. Carlo Gambacorta, Marchese di Celenza, nel 1564 ha occasione di visitare le torri costiere della Capitanata. Nelle schede riguardanti i paesi di Campomarino e Petacciato e il torrente Sinarca, il centro abitato di Termoli è schizzato con buona attenzione per le mura e il Castello. Nel XVIII secolo Tommaso Giannelli scrive:"...per fuggire l'ozio ma soprattutto per giovare alli Successori, che, senza chiedere agli altri potranno in questi fogli rinvenire quanto sia uopo sapere sullo stato di questa chiesa." Si apprende così che la temperatura era mite d'inverno e molto calda d'estate, soprattutto nei giorni in cui spira il vento detto Garbino. L'umidità eccessiva e ricca di salsedine non aiutava la salubrità, poichè gli uomini e le donne giovani si presentano pallidi ed in pochi invecchiano. La coltivazione del grano ed il suo commercio erano e maggiori fonti di reddito, difatti "ciascheduno cittadino riceve mercede per cacciare il grano nelle fosse e misurarlo, per portarlo al lido, per caricare li battelli, per trasportarli con questi alla nave". Una delle ultime grandi fosse per il grano posta ai piedi del castello, è scomparsa nell'immediato dopoguerra. Grosse difficoltà erano create dalla poca fedeltà e puntualità con i mercenari di Napoli con cui si commerciava via mare, tanto che spesso erano ridotti a ridurre le commesse anche se la merce era buona, come si narra"...le saragalle..sono più atte delle altre alla fatica delli maccanorari e le caroselle riescono ottime per lo pane bianco". Nel 1854, nella Corografia d'Italia, si legge:" ...vi si fa esportazione delle sue derrate, e tiensi una frequente fiera nel mese di settembre. Nella vicina spiaggia fanno stazione i grossi navigli mercantili, i piccoli si mettono nel seno, che rimane all'ovest della punta su cui risiede la città stessa.....Ivi le barchette hanno luogo di tirarsi a secco". Nel 1813 un'inchiesta sulla popolazione informa sulle condizioni di vita ed abitudini: la città si era sviluppata di molto e verso il 1850 si contano circa 2.500 abitanti. gli edifici constavano di due vani al massimo, con servizi igienici formati da un lavandino ed una nicchia nel muro. La flotta da pesca contava una trentina di imbarcazione soprattutto paranze. Verso il 1920 il sistema di pesca è costituito da imbarcazioni con reti a strascico tirate dalle paranzelle, ma anche quelle per reti di posta, sciabiche, conzi grandi. Inoltre pesca tramite petarola, trabucco e nasse. |
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...dal Cinquecento ai giorni nostri.... |
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Poche le notizie di quest'epoca, ma certo fu grave il terremoto che si verificò nel 1456-un altro ci sarà nel 1625-, quando "..le castella del Contado di Molise furono quasi tutte per terra", a seguito del quale vennero fatte riedificare la parte superiore della Cattedrale e vaste parti del Castello. Una trentina d'anni più tardi, la città verrà devastata dai Veneziani in guerra con Ferdinando d'Aragona. Il 2 Agosto 1566 Termoli, insieme alle Isole Tremiti ed altre città costiere, subisce distruzione e saccheggio da parte di Pjali Pascià. La notizia è riportata anche da Pietro Paolo de Ribera:"..procedendo oltre vennero... alla città di Termoli. i cui habitanti essendo fuggiti alle montagne, nulla resistenza vi trovarono, la quale saccheggiarono et oltraggiarono al pari de' detti luoghi". la memoria dell'incursione corsara è ancora viva nella festa del martedì dopo la Pasqua, con la processione al santuario della Madonna del Valentino, detta Madonna a lungo, con scampagnata nei campi, come descritta dal Razzi:"..e si dee notar come a detta S. Maria di Valentino, edificata in un vago boschetto, dette le messe, e fatta la predica, quasi tutti fanno la colazione dei cibi preparati, e portati". Serafino Razzi fu testimone altresì di un'altra manifestazione oggi dimenticata:"...combattono la città da parte di terra,c'ò assai piacevole spettacolo difendendola di dentro da un'altra mano di giovani in habito turchesco, c'ò insegna e tamburi dall'una parte e dall'altra. E finalmente dopo molte Ambascerie mandate innanzi e indietro; e dopo molte scaramucce fatte et assalti dati, intorno ala mezzodì la presero, senza però scandalo o danno alcuno". Come fu ricostruita Termoli dopo tali distruzioni non è documentato. Indicatori storici sono alcuni portali e finestre i cui elementi lapidei, talvolta di recupero da edifici più antichi, ma spesso appositamente lavorati, sono da riferirsi ai secoli XVII e XVIII. Il costruito tende ad occupare orti e giardini, che all'epoca dovevano esistere con la formazione della rete stradale e spazi interni collettivi, così come oggi seppur indicativamente si può ancora vedere. Ad altri edifici vennero accorpati manufatti diversi come si nota dalle variazioni delle linee di gronda e dai resti di apparecchi murari ancor oggi superstiti in alcuni sottotetti. Proprio in uno di questo resistono finestre ogivali rimaste tamponate su una parete interamente apparecchiata in laterizio, quando nella metà del 1800, l'edificio è stato trasformato. Nel luglio del 1703 la città resiste all'assedio delle truppe austriache per merito alla strenua difesa organizzata dal vescovo Michele Pitirro che grazie anche alla conformazione del sito come ci ricorda Serafino Razzi:" ..il mare era tanto basso, per essere ispiaggia, che i legni armati non si possono accostare: e quando la vogliono d'altomare combattere, le palle d'artiglieria non l'arrivano o le passano sopra senza offenderla...". Nel febbraio del 1799, Termoli è teatro della lotta sanfedista. un gruppo di fede borbonica, "..belve dedite al ricatto", assediò Termoli e con la complicità di un traditore distrussero l'albero della libertà e catturarono un gruppo di repubblicani. Vennero fucilati i fratelli Brigida, da poco reduci di quattro anni di carcere a Napoli. Nel 1808 e 1813 grossi danni subì la Cattedrale ad opera dei bombardamenti della flotta inglese. Qualche decennio più tardi si ebbe la svolta epocale della cittadina, grazie all'autorizzazione del re Ferdinando II che giuntovi di passaggio, autorizzò la costruzione fuori le mura. Il Corso Nazionale è tracciato nel 1850, e nel giro di pochi anni diviene il nuovo centro della vita coittadina. Nel 1908 si attua l'illuminazione a gas e quattro anni più tardi quella elettrica (1912). Nel 1936 l'asfalto pavimenta il Corso. Agli inizi del '900 era stata costruita la Villa Comunale ( che allora si chiamava Villa del Popolo) dove oggi è Piazza Sant'Antonio, splendida per l'epoca, ricca di piante ed aiole ben curate e statue di nudi sui piedistalli. Ma nel 40 fu smantellata la recinzione per destinare il metallo a scopi bellici. Nel "31 sui ruderi di un antico monastero di frati conventuali, viene inaugurato il nuovo Seminario diocesano. L'opera era iniziata nella primavera del 1926 come pure l'allora denominata Piazza Mussolini , oggi Piazza Monumento. Si affaccia su questa nota Piazza e vede la luce nel 1932 la Scuola Elementare "Principe di Piemonte". Nel 1888 viene approvato il piano di espansione secondo direttrici perpendicolari tra loro, mentre i primi estesi diradamenti edilizi avvengono a largo Tornola. Pochi anni prima era stato aperto il secondo accesso al Paese Vecchio(l'altro è Porta S. Pietro detto anche Arco S. Pietro), demolendo quanto restava di un muro per ridurre il ripido pendio che portava alla porta Postierla chiusa nel 1884. Nel 1896 veniva ricostruito parte del muraglione prospiciente il Pozzo Salato. Da questo periodo in poi, la storia di Termoli è connotata da una continua evoluzione urbanistica.
Alcuni punti fondamentali furono la costruzione del Porto in località Marina di S. Pietro, fognature, ampliamenti ferroviari, strade. Ma il tessuto edilizio del Paese Vecchio subisce qualche danno. pesanti demolizioni avevano squarciato la zona di Giudicato Vecchio perchè inagibili, mentre un tecnico aveva reputato necessario sotto l'allestimento di un muro di sostegno allo scoglio sospeso. La seconda guerra mondiale aggrava le condizioni della popolazione, ed al suo termine rientrano nel Piano Marshall (ERP), solo la Cattedrale ed il Palazzo Vescovile e l'Orfanotrofio. I Termolesi avvertendo comunque l'esigenza di far rivivere il Borgo, legati come sono a questi luoghi ricchi di storia,si sono adoperati negli anni per una sua conservazione e recupero, potendo così offrire ai visitatori un sito fra i più caratteristici d'Italia |