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Diario di bordo impressioni e pensieri sulla ricerca humberto alexandre Malerba se credi ci sia parentela: scrivi.
aggiornamento in progress 18/04/ 2004 by Raffaella Matera |
30/10/2003-Ecco: questi sono alcuni cognomi che ho trovato sul web delle persone che hanno compiuto il viaggio insieme a Domenico Malerba..Moretti, Ferrari o Ferrario, Zanetti, Ruy, Malerba, Donadon...i componenti maschili sono : Moretti, Zanetti, Malerba, Donadon..su questo file che ho scaricato all'inizio della ricerca e che sottoposi a Humberto Alexandre Malerba trovai questo nome tra le famiglie che fondarono Taiuva nello stato di SP in Brasile..insieme a Moretti, Zanetti, Ferrari e lo stesso Malerba...erano coloni..la ricerca fu sottovalutata..perchè non avevo ancora conosciuto i nomi di altri viaggiatori della Savoie....in questa pagina scriverò, come in un diario tutte le mie suggestioni, i miei pensieri riguardo alla ricerca..ricordate il trafiletto da "Il Cittadino di Brescia-18-19 febbraio 1887 "? Eccolo: 19-20 Feb.1887.-"La R. Prefettura ci comunica: Da informazioni pervenute per via sicura risulta fuor di dubbio che si sta determinando e preparando una importante emigrazione di contadini alla volta del Brasile. Le autorità non intendono di porre ostacolo a tale movimento; ma si rammenta agli agenti di emigrazione, regolarmente autorizzati, di non abusare a fini di lucro, della buona fede, dell'ignoranza e della povertà degli emigranti. e poichè avviene di spesso che essi esigono per la loro opera compensi esagerati, o per anticipazioni fatte agli emigrati, interessi eccedenti ogni giusta misura, o compiono altri soprusi, in tali casi gli agenti stessi saranno senz'altro privati della licenza dell'Agenzia pubblica. E siccome avviene pure che gli agenti spediscano comitive di emigranti ad imbarcarsi per la traversata in porti esteri, nei quali bene e spesso o non è pronto il mezzo di imbarco o non sono stati fissati o pagati i posti di passaggio, onde nascono sconci gravissimi, tali spedizioni saranno vietate e gli esercenti medesimi che opereranno in onta a tale divieto saranno privati senz'altro della licenza dell'Agenzia." Questa notizia scovata con molta fatica mi ha dato l'abbrivio giusto che Domenico dovesse far parte di questa ondata migratoria..partivano da Genova senza dubbio.. ed infatti così è stato..e inoltre potevano partire proprio in quei giorni perchè il viaggio durava un mese circa..infatti partirono il 25 Febbraio 1887 e sbarcarono il 24 marzo 1887!! Bene, sicuramente il nostro Domenico doveva essere al 99% un settentrionale..ma di dove.....? La notizia era della prefettura di Brescia e riguardava quindi la provincia di Brescia..certo il territorio provinciale non doveva essere lo stesso che è oggi.. ed inoltre gli agenti dell'immigrazione reperivano gente nel nord..in tutto il nord..ma la notizia del giornale di Brescia mi faceva pensare che la zona gravitava tra Brescia, Bergamo, Treviso e Verona all' 80%..I cognomi trovati dei viaggiatori del 24 /03/1887 sono prettamente settentrionali. Si legge: "Solo per limitarci alle entrate italiane nello Stato di S. Paolo, il Commissariato Generale dell’Emigrazione italiano segnalava che dal 1876 al 1925 vi erano entrati 366.000 veneti, 166.000 campani, 113.000 calabresi, 106.000 lombardi, 93.000 tra abruzzesi e molisani, 81.000 toscani, 60.000 emiliano-romagnoli e 53.000 lucani. A questi numeri vanno aggiunti anche i trentini, attorno alle 10.000 unità, nel 1925 a tutti gli effetti italiani. Vedi Commissariato Generale dell’Emigrazione: Annuario Statistico dell’Emigrazione Italiana dal 1876 al 1925, Roma 1926". Naturalmente la considerazione va riferita al 1887..I Zanetti e i Ruy, coniugi, sono cognomi che provengono sicuramente da San Zeno della Montagna in provincia di Verona..., ma il cognome Zanetti era presente anche a Agugliara(PD), a Mareno di Piave,, a Concadirame(TV)..I Moretti e i Ferrari o Ferrario li ho trovati insieme a Morbio Inferiore attualmente nel Ticino Italiano (Svizzera) ma comunque appena oltrepassato Como.. E poi a Brescia..complessivamente: San Giacomo di Veglia(TV emigrati in Brasile)Castrezzato(Brescia ed emigrati anche in Brasile),Agugliara(PD), Mareno di Piave,Concadirame(TV), San Zeno della Montagna(Verona), Morbio Inferiore(Ticino-Svizzera)I Donadon.. Veneti soprattutto! Per non parlare del Cognome della trisnonna di Humberto : il famigerato cognome Coratta..micidiale:.. ci ha dato da penare..non ancora si giunge al termine, ma il più probabile è Corata. La famiglia Corata è originaria di Bergamo nell'antichità..successivamente la si incontra a Monno in provincia di Brescia. La si crede estinta, ma forse solo il ramo monnese, perchè in Val di Scalve nel 1889 un Corata è riportato nella cronaca locale. Val di Scalve e Monno distano pochi chilometri seppur appartenenti a due province diverse, cioè Bergamo e Brescia in Lombardia...Ma non finisce qui: ho trovato traccia del cognome Coratte con la " e" finale nel 1573, sempre a Bergamo.."le tessere del mosaico vanno al posto giusto!"... 1761.0 In questa ultima versione Coratte, a cui francamente non avevo pensato ho trovato qualcosa, cioè che era un cognome presente anche in Francia e negli anni in cui anche Domenico Malerba viveva. Era altresì presente anche in Italia nello stesso periodo, e sembra scomparso dall'Italia. Ma esistiva, perchè dalla Fondazione Agnelli, apprendo che 2 persone di cognome Coratte emigrarono in Argentina, nessuna in Brasile. Eccoli:
La cosa interessante (oltre a notare che la nave è la Cavour e non Gavour) è che i Coratto si sono imbarcati a Santos in Brasile....non c'è il luogo di italiano di nascita, ma erano italiani.
Senza dubbio la ricerca è appassionante! Ormai penso che la partita finale si giochi tra Brescia, Bergamo, Como, Treviso, Verona ex-aequo al 80%...Il resto del nord Italia: beh, può essere, ma al 20 %. Ecco stiamo avvicinandoci al nido dell'aquila..Riusciremo? |
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| Negli
anni interessati i Malerba esistevano sicuramente al nord Italia in
questi luoghi:
Veneto: Castelnuovo Bariano(RO), Rosà(VI), Padova(PD), Rovigo(RO), Mirà(VE),Venezia(VE) Lombardia: Mantova(MN), Marmirolo(MN), Milano(MI), Limito(MI), Vignate(MI),S. Fermo della Battaglia(CO), Pompilio(MI), Rovelloporro (CO), Bernareggio (MI),Vanzago (MI), Marcaria (MN), Goito (MN), Taino(VA),Vallio(BS)*(presenza storica),Brescia(BS)*(presenza storica), Pianca *presenza storica (ci sono molte località con questo nome al nord, in: San Giovanni Bianco(BG)? oppure a Rivara-To, o, Vendrogno -LE, ancora Cantiglio- Bg), S. Vittore Olona(MI), Capalbio (CR).. Piemonte:Trofarello(TO), Traves(TO),Taino(NO)e un po'in tutto il Piemonte .. Liguria:Genova(GE), S.Teodoro-Portoria(GE)* qui a Portoria_S. Stefano troviamo il cognome Soratta anni 1750 circa, Prato-Genova-Struppa(GE), Senago(GE),Rezzoaglio(loc. I Brugnoni-GE) Trentino Alto Adige: Borgo(TN)* Torna alla home torna a Time-Art |
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| 07/11/2003:
sono sempre convinta che Domenico sia nato al nord. Gli ultimi riscontri
mi fanno intendere che doveva essere giocoforza settentrionale. Certo
Domenico deve aver sofferto molto..a volte quando mi sveglio al mattino,
ne immagino la storia con tanta verosimiglianza che mi sembra di
viverla. Deve aver ascoltato i discorsi di quanti nella sua zona
avevano aderito alle promesse degli agenti dell'emigrazione.
Nella taverna del paese era bell'esposta la lettera di uno che era partito tempo prima. Raccontava meraviglie. Domenico aveva sedici anni, molta fame e molta fantasia, ma non sapeva leggere nè scrivere. Ascoltava quanti discutevano sull'emigrazione e sulla possibilità di stare meglio, di mangiare tutti i giorni, di fare i signori. La fame accende i sogni e fa dimenticare la prudenza..così Domenico aveva cominciato a fantasticare. c'era stata una penosa carestia due anni prima nel nord Italia, poi le alluvioni avevano rovinato ulteriormente quel che era rimasto...di fame ce n' era davvero tanta.. Quella sera erano andati i parenti a casa sua ed alcuni amici di famiglia. Desideravano salutarli..i discorsi furono pieni di enfasi e lui non riusciva a prendere sonno..ancora qualche giorno e tutti si sarebbero trovati a Genova per salire a bordo della "Savoie", una nave maestosa. La "Savoie" invece era una vecchia carretta che nel 1889 sarebbe stata demolita, ma Domenico non lo sapeva. Decise di osare, decise di tentare, decise di chiederlo ai suoi genitori. Lo fece. Sua madre rimase muta dal dolore, il padre tacque pensieroso, Domenico riprese la parola tentando di convincerli. Sarebbe partito con questi, tutti assieme, c'era da star tranquilli perchè era gente semplice e fidata. Il padre diede il suo consenso.. L'indomani la madre di buon mattino impastò la farina e poi mise a cuocere delle pagnotte di pane. Prese del formaggio, alcune braghe di lana, maglie che lei aveva fatto, e preparato due fagotti, stretti da corde...Domenico partì..insieme ai compaesani, come una allegra brigata in gita..non conosceva il suo futuro.. C'era stato un forte terremoto in Liguria, e trovarono uno scenario desolante, morti, feriti, macerie..era una cosa che non avrebbe voluto vedere.. Giunsero al porto dove molta altra gente, giunta prima di loro a Genova, attendeva l'indomani, per partire. La nave era alla fonda, e cigolava sotto la sferza del vento. Domenico si accorse che le sue provviste di cibo si assottigliavano terribilmente in fretta..sperò che potesse mangiare più abbondantemente sulla nave..La situazione era promiscua, e ormai aveva qualche dubbio se partire o meno..Non era più tanto sicuro. Il fascino dell'ignoto era già svanito e lui iniziava a ragionare e sentiva già la mancanza dei suoi genitori e dei suoi fratelli.. Tutti i suoi luoghi gli mancavano tanto, le sue poche cose, il suo cane affettuoso ..si tutto. Sentì che doveva dirlo ai suoi accompagnatori..ricevette una risata in risposta..no, non si poteva tornare indietro. Suo padre aveva firmato per lui, aveva firmato che il costo del viaggio era anticipato dall'agente e che lui, Domenico, doveva restituirne il valore una volta in Brasile..se non partiva toccava a suo padre pagare per un viaggio mai effettuato. Il pensiero lo fece rabbrividire: sapeva la miseria in casa sua e sapeva che non c'erano quei soldi..pianse e si rassegnò a non tornare più..si pentì sempre di più mano a mano che passavano le ore e si avvicinava il buio ed il freddo pungente entrava nelle ossa, nonostante le baracche di legno approntate sulla banchina.. Non si poteva tornare più indietro..è incredibile, possibile che una persona decida qualcosa e il suo destino sia segnato per sempre? Possibile che si prenda una decisione e non ci sia nessuna marcia indietro..possibile che valga una decisione per tutta la vita, e che il tempo non abbia pietà e non torni su se stesso per dare un'altra possibilità agli esseri umani.. Si acquietò nel sonno. |
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| 09/11/2003-Oggi
mi è giunta una email da José
Luiz di Taiuva in Brasile ..Taiuva
ricordate??? C'erano dei cognomi di persone che avevano fatto
lo stesso viaggio di Domenico Malerba, e c'era anche
il cognome Malerba....Bene: da Taiuva, Josè mi scrive che ha
contattato i Malerba del luogo ed ha chiesto se il loro
progenitore italiano fosse tal Domenico Malerba..la risposta positiva
mi è stata subito comunicata..e penso sia il nostro caro e amato
Domenico, perchè il suo cognome è tra i fondatori di Taiuva, oltre 100
anni fa.. seppur si ha notizia di un altro Domenico Malerba emigrato in
Brasile nel 1920..33 anni dopo quindi!!!
Il nostro famoso Domenico invece ebbe numerosi figli e come accade spesso nelle famiglie ed in un paese grande come il Brasile, ci si perde di vista..Attendo con ansia la risposta di José a cui ho chiesto ulteriori conferme..e ne ho partecipato anche Humberto, che nonostante sia superimpegnato con uno stage, forse troverà il tempo di rispondermi...Non azzardo conclusioni, ma penso che Dio mi stia aiutando.. Torna alla home torna a Time-Art |
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| 17/11/2003: beh... siamo ancora in attesa dei microfilms dei Mormoni, ormai sono due mesi che aspettiamo. Da Taiuva ancora nessuna notizia. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| 11/12/2003. arcibeh..!! nessuna notizia nè da Humberto nè da altri..dopo aver setacciato il web, tutto tace ancora. Mi è sorto un dubbio stamani: ricordando un aneddoto relativo a Domenico Malerba che non riusciva a pronunciare correttamente la lettera "l", tanto che chiamava "Wirma" la nipotina "Wilma", presuppongo che forse anche quando pronunziava Coratta intendesse dire Colatta...Colatta, Colatta...hummm, non esiste attualmente in Italia, ma Colotta si..beh, non intendo ingarbugliare ulteriormente la ricerca, stiamo tentando con il cognome Coratta e Coratta sia, o Coratto( forse davvero questo è il più simile, perchè manca solo la zampina alla "a" finale... | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| 12/12/2002: alcuni
paesi lombardi che hanno contribuito massicciamente all'emigrazione:
" da Foppolo, Mezzoldo, Olmo al Brembo, Taleggio, Moio dè Calvi,
Cassiglio, sarebbe emigrato piu' di un terzo e persino oltre la metà
della popolazione...".
Sull'emigrazione veneta in Brasile
ho trovato questo appunto di Cazzago Elena:"
Il fenomeno emigratorio iniziò negli anni 1875/1876. Diventò
un fenomeno di massa dopo il 1887 e raggiunse il suo apice tra gli anni
1888 e 1891 (annata di scarsi
rendimenti agricoli). I veneti invece di protestare contro le
ingiustizie sociali, preferirono lasciare il paese e imbarcarsi in cerca
di buona fortuna. Alcuni tornarono senza denaro, altri invece si
stabilirono nella loro nuova patria. Per ottenere il passaporto per
partire, gli emigranti dovevano aver fatto il servizio militare e avere
un certificato di buona condotta rilasciato dalla autorità comunale.
Non fu possibile calcolare esattamente il numero dei partenti, poiché
l'emigrante, anche per sfuggire alla martellante campagna di dissuasione
delle autorità, spesso non riferiva dove andava e per quanto
tempo...Nel flusso migratorio il Veneto anticipò anche l'Italia
meridionale. A seguito della grave
crisi del 1875 che provocò un calo della richiesta di mano d'opera in
Austria, Ungheria e Germania, i veneti iniziarono a guardare all'America
del Sud, mentre i nostri
meridionali optarono per gli Stati Uniti. Nella
scelta della meta, molto importante fu il ruolo svolto dalle compagnie
di navigazione (specialmente le liguri). Queste compagnie vendevano
nelle piazze e nei mercati la "illusione di una nuova e migliore
vita". Nelle taverne si leggevano le lettere dei primi emigranti
che esortavano a partire verso la terra promessa...Gli abitanti del
Veneto partivano con tutta la famiglia su carri trascinati da buoi per
sottrarsi alla tirannia dei "siori". Per pagarsi il viaggio,
vendevano tutto ciò che avevano. Andavano alla stazione di Treviso e da
lì in treno andavano a Genova. Molti,
spinti dalla fame, partivano senza documenti, però venivano
immediatamente rimpatriati. I veneti, che erano contadini da molto
tempo, erano lavoratori indifesi e sottomessi. Per questo motivo si
anticipava il costo del biglietto a coloro che non potevano pagarselo,
autorizzando così gli abusi dei padroni che si facevano rimborsare il
biglietto con la maggior parte del salario dell'emigrante. Gli emigranti
erano tenuti in queste immense aziende agricole dove non potevano
comunicare con gli altri ed erano obbligati a comprare le loro necessità
dai padroni a prezzi eccessivi.... Coloro che partivano potevano avere una moratoria per i propri debiti e l'esenzione dal servizio militare. Chi partiva evitava anche di combattere in Africa. Subito dopo la liberazione del Veneto dal dominio austriaco (nel 1886) il Veneto si trovò a competere con la vicina e avanzata Lombardia. Dal 1887 a 1897 il flusso emigratorio raggiunse il suo apice (le Americhe furono la meta del 90% delle emigrazioni di questo periodo). Si calcola che emigrarono oltre 23 milioni di italiani....". |
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16/12/2003-"Mi
punge vaghezza..." infatti, dopo aver ripreso energie dalla email
di Humberto (finalmente...!), e continuando a cercare come sempre, mi è
venuta l'idea di sbirciare l'elenco telefonico brasiliano, quello di Sao
Paulo per la precisione. Ho inserito il cognome CORATO,avendo la traccia
di
un emigrante originario di Treviso emigrato nel 1896 in Brasile
nonchè di un altro (Edoardo Corato) originario di Montebello
Vicentino(VI). Bene, che sorpresa: la schermata relativa agli utenti
con cognome Corato, offriva anche CoraTto, CoRRato, CUraTTo oltre che
Corato appunto... e se in realtà fosse proprio Corato....? Nel nord
erano sicuramente presenti oltre che a Treviso, a Nogarole( non so se
Rocca -VR o Vicentino-VI), ad Arzignano-Vi, Caltrano-VI, Bagnara di
Romagna-Ra....
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| 17/01/2004:- La prima impressione del nuovo anno: calma piatta!! Piatta ma non troppo, oggi mi ha gentilmente risposto l'associazione emigrati coneglianesi in sudamerica. Fra le altre cose, è incoraggiante una risposta! Inoltre mi ha suggerito la possibilità che il cognome (il famoso cognome Coratta) in realtà potrebbe essere Corazza...beh potrebbe essere. In Brasile un Corazza emigrato proveniva dalla provincia di Treviso..io sono quasi sicura al 100% che il nostro Domenico Malerba sia veneto...Dai Malerba di Taiuva abbiamo appreso che il progenitore era di Isernia, emigrato successivamente al nostro Domenico, quindi possiamo abbandonare la traccia Taiuva. Ma fra i suggerimenti che giungono o che mi vengono, sul cognome della bisnonna ex-equo di probabilità al 80% : Coratto(manca solo la zampetta finale della "a") e Caratta(qui ce n'è una di troppo alla prima "a")...seguono Corato e via dicendo... Torna alla home torna a Time-Art se credi ci sia una parentela: scrivi. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| 03/02/2004:- "Nessuna nuova buona nuova"..proverbio italiano che non vale in questa ricerca, infatti non ci sono novità..(!) Ormai è precisamente un anno che ho iniziato questa ricerca, lavorandovi anche 6 ore al giorno. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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04/02/2004:-beh, stamani ho letto sul web qualcosa di interessante ..precisamente sulla famiglia Pozzobon proveniente da Giavera del Montello(TV),emigrata in Brasile alla stessa epoca del nostro Domenico Malerba. Si legge che una filiale per l' emigrazione italiana in Brasile era attiva già nel 1887 forse a Genova:"O passaporte foi emitido em 20/09/1888, na cidade de Treviso. Esse passaporte recebeu um carimbo, na parte de trás, da Sociedade Promotora de Imigração de São Paulo. Foi provavelmente no dia 10/10/1888, quando lhe foi indicado o vapor (Carlo R), o número de ordem, e o número de chamada. Estaria já em Gênova? Provavelmente, pois nessa época já existia uma filial da Sociedade Promotora de Imigração naquela cidade, aberta em 1887. Mas certamente estava no dia 19/10/1888, quando recebeu o visto do Consulado Geral do Império do Brasil em Gênova no passaporte e na comunicação de mudança de domicílio....A viagem foi marcada para 22 de outubro de 1885. Saíram três e meia da tarde. Viajaram de trem, passando por Castelfranco, fazendo uma parada em Vicenza, onde chegaram às sete da noite. Dali o trem partiu para Verona, onde chegou meia-noite, atingindo Bréscia ao amanhecer. Às cinco da tarde o trem entrou em Milão. Pernoitaram ali, sem dinheiro para pagar hotéis, pagaram algumas liras somente pelo teto. Chegaram a Gênova ao meio-dia. ......Agora é preciso retroceder um pouco e informar o leitor de que os vapores que transportavam os emigrantes não eram todos da marinha mercante italiana, mas, a maior parte, de nacionalidade estrangeira, especialmente franceses, austríacos, alemães, ingleses. ... A Itália, naquele tempo, tinha pouquíssimos navios de longo curso." Ed ancora Treviso torna all'attenzione come si legge su questo sito:"Durante os últimos anos da década de 1880, agentes do Brasil pululavam em Veneza e outras partes do Vale do Pó, estimulando “uma espécie de febre”, que levaria inúmeros trabalhadores agrícolas a partirem para o Brasil, na “esperança de lá encontrarem a terra prometida”, como escreveram os funcionários italianos de Treviso1. Alguns desses candidatos à emigração até viajaram a pé, cruzando a maior parte do norte da Itália sob um rigoroso inverno, para tomar os navios que em Gênova prometiam passagens grátis para Santos." . Ho un dato interessante: nel 1887 dall'Italia partirono esattamente 40157 persone, di cui 32112 spontanei entrati a Santos-Sao Paulo..Sarebbe interessante scoprire qualcosa su questi dati:
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08/02/2004:-Continuando su quanto
detto sopra, a proposito degli agenti di emigrazione, ho trovato una
cvosa interessante nell'archivio del Comune di Tavernola,
Cart.6,fasc.1-14, anni 1891-1897;Titolo 18 Pubblica Sicurezza;
Sottotitolo 21 Emigrazione. Si legge:" Notizie sull'emigrazione
tratte a stampa dal Bollettino del Ministero degli affari esteri per i
mesi di giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 1897;
carteggio sul ricorso al Pretore di Sarnico di Amadio Foresti fu Tomaso
falegname, per il recupero di una somma di 154 lire pagate al sub
agente per l'emigrazione per l'imbarco sulla nave della Società
Trasporti Marittimi a Vapore di Genova che invece avrebbe dovuto
riscuotere solo una caparra di 30 lire, essendo subagente dell'agente
marittimo Gavetti il quale dovette pagare 4 giorni di pernottamento ad
Amadio Foresti all'Albergo Europa di genova con ricorsi e lettere del
sindaco e della società marittima; licenza di subagente di emigrazione
di Angelo Foresti fu Pietro; circolare sul consenso all'emigrazione dei
minorenni poveri; missiva del capostazione di paratico per chiedere al
sindaco di Tavernola di essere avvisato 24 ore prima della partenza di
gruppi di emigranti che superano la ventina di unità per potere
predisporre le vetture necessarie al trasporto (la lettera è intestata
Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, con sede a Firenze
per l'esercizio della Rete Adriatica); rilascio di passaporti.". Questo
stralcio fa comprendere molte cose..e certamente la cosa più
interessante è che esisteva una circolare sull'emigrazione dei
minorenni poveri..penso che fosse il caso del nostro Domenico Malerba;
seconda cosa il rilascio dei passaporti....beh ho allargato le mie
cognizioni, per capire meglio il fenomeno, ma di Domenico Malerba ancora
nessuna traccia....
Ed ancora da un articolo di Francesco Jori intitolato " Con la fame, in fuga dal Veneto" si apprende: "...c'è un rapporto prefettizio dell'epoca che indica la causa prima cui imputare tale esodo massiccio: essa va individuata << nei mancati raccolti, fatto per cui, stante la deficienza dei lavori, moltissimi braccianti colle intere famiglie, nonchè diversi piccoli fittavoli si allontanano dalla loro patria attratti da miraggi ed eldoradi, che per loro tarderanno forse a realizzarsi >>. e' una fotografia che si può ricondurre alla più ampia mappa tracciata dalla già ricordata inchiesta Jacini, commissionata dal senato per sondare lo stato dell'economia agricola e della società rurale in Italia. ... ne escono ben documentate le forti sperequazioni sociali, l'insufficienza dell'alimentazione, la pesantezza dei carichi di lavoro(fino a 14 ore giornaliere), l'inabilità delle case contadine la mancanza di igiene anche nelle forme più elementari..... E' in questo contesto che si diffonde nelle campagne venete il mito della "Merica", vera e propria terra promessa dove si spera di poter imprimere una svolta all'esistenza propria e della famiglia. lo dice chiaro e tondo, d'altra parte, una lettera che l'allora Sindaco di belluno indirizza nel 1882 al prefetto:<< E' assolutamente e unicamente la miseria a promuovere l'emigrazione>>. così nell'ultimo quarto di secolo dell'Ottocento il veneto perde il 15% della sua popolazione: una percentuale media, che raddoppia in quasi tutto il Polesine e nella fascia delle Basse. Quasi tutti coloro che lasciano la regione per recarsi in << Merica>> sono contadini: piccoli proprietari o fittavoli, mezzadri, braccianti, che hanno come meta in particolare appunto il Brasile e l'Argentina. Una scelta dovuta al lavoro svolto dai cosiddetti << agenti di emigrazione >> che agiscono per conto dei governi sudamericani. emilio Franzina il principale studioso del fenomeno, ricorda quanto sia stata importante ad esempio l'opera (<< capillare e diuturna>>) di tale Clodomiro De Bernardis per indurre i contadini delle zone di Bassano, Marostica, Feltre, Belluno, Asolo, Valdobbiadenne a intraprendere la via del Brasile. Così nel distretto di Rio Grande do Sul arrivano ogni anno dai 6000 ai 7000 italiani, in larga provenienza veneti, tanto da dar vita alla nuova colonia di Guaporè, mentre nella parte meridionale di santa catarina sorge la colonia i Nova venezia, e nel Paranà viene fondata Bella Vista. Alcuni degli emigranti, dopo un primo insediamento, si spingono all'interno per colonizzare nuove terre, divenendone proprietari; altri trovano posto come braccianti nelle"fazendas£ degli stati di Minas Gerais, Espirito Santo, Rio, San Paolo. Il lavoratore veneto, d'altra parte, è apprezzato e ricercato, visto che come documenta una relazione di fine Ottocento lo si considera <<instancabile, tranquillo, docile, remissivo, morigerato, poco esigente, difficilmente sindacalizzabile, restio all'organizzazione a fini di resistenza e di rivolta >>. E un rapporto consolare dell'epoca riferisce:<< assai raramente si lascia spingere sulla via dell'insubordinazione, dello sciopero, del malcontento e di tutte lor conseguenze. e se proprio non è dotato di grande sveglianza d'ingegno o se manca completamente d'istruzione, è però laborioso, sobrio, onesto, tranquillo. E' veramente ammirevole la stoica filosofia con cui sopporta le privazioni, i disagi, le fatiche, la miseria; non si lagna mai, ed è al colmo della felicità quando ha potuto assicurarsi, anche con una meschinissima paga, che non morirà di fame. Paziente e rispettoso, solo alle volte si ribella contro i soprusi e le prepotenze, ma bastano poche parole per ricondurlo a miti sentimenti di concordia>>. Governi e compagnie, facendo leva su qyueste caratteristiche, mettono così in atto vere e proprie camapgne promozionali per attingere al serbatoio veneto, fornendo viaggi gratuiti, premi in denaro prima della partenza, regali in strumenti ed utensili, messa a disposizione in loco di case e terreni, alloggio e mantenimento in vari tipi di asilo. Il Brasile in particolare, d'altra parte, ha bisogno di importare mano d'opera dall'estero. In quegli anni, la cosiddetta "legge del ventre libero" ha dato la libertà ai nati da schiava da quel momento in poi; ed è del 1888 l'abolizione totale della schiavitù. C'è bisogno dunque di braccia. Così società colonizzatrici e compagnie di navigazione, fiutando l'affare, si gettano a capofitto nel nuyovo business. E' proprio in questo contesto che nasce la figura dell'<< agente di colonizzazione>> descritta da Franzina: è lui a battere le campagne venete in cerca di famiglie schiacciate dal peso dei debiti, prospettando miraggi di facili guadagni; è lui a dare una mano al contadino nelle pratiche, procurandogli il passaporto e il nulla-osta delle autorità militari; è lui a ottenere il viaggio semigratuito fino al porto di imbarco. Nel 1888, il ministero dell'agricoltura, industria e commercio conduce una capillare indagine sul fenomeno, provincia per provincia: ne risulta in particolare il ruolo di un'agenzia di Genova che riesce ad essere presente in tutto il Veneto, affiggendo manifesti che riportano gli orari delle partenze dei piroscafi per Santos e Rio de Janeiro, e distribuiendo opuscoli in cui in particolare lo stato brasiliano di San Paolo viene dipinto come un piccolo paradiso; il tutto supportato dall'azione dei propagandisti che battono a tappeto i singoli paesi specie nei giorni di fiera e di mercato. Così si innsesca uel fglusso che dissanguerà la regione, tra speranze e disincanti:<< Andaremo in Merica/ in tel bel Brasil/ e qua i noistri siori/ lavorà la tera col badil>>. Ma una poesia dell'epoca la mette in termini più brutali e realistici:<< Crepà la vaca che dasea el formajo/morta la dona a partorir 'na fiola/protestà le cambiali dal notaio/una festa, saradì a l'ostaria/con un gran pugnoi batù sora la tola:/Porca Italia, i bastiema: 'ndemo via>>. Ma la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita e di essere di aiuto alla famiglia rimasta in patria si rivela quasi sempre illusoria. molti tentano di tornare in Italia a qualsiasi costo, scappando dalle aziende in cui vengono impiegati: al punto che, per bloccare questo autentico controesodo, diversi proprietari brasiliani sequestrano le mogli e i bambini degli emigranti che vogliono andarsene, come garanzia per i viveri anticipati: Padre Pietro Colbacchini, un missionario scalabriniano nativo di Bassano che in quegli anni lavora con i nostri emigranti in Brasile, racconta in una sua memoria: << In non poche fazendas i coloni, come gli antichi schiavi che sono venuti a sostituire, non possono mai uscire dai possedimenti del padrone. Non si permettono visite di parenti o amici dimoranti in altre fazendas; è proibito di spostarsi alla chiesa anche nei giorni di festa, per non trovarsi a contatto coi loro connazionali; ed è perfino sorvegliata la loro corrispondenza postale. così quei meschini vengono a trovarsi affatto separati da ogni civile consorzio, ignari di ciò che avviene altrove; e spesse volte, abbrutiti dall'acquavite, inconsci dei loro diritti, finiscono per adattarsi, con una specie di fatalismo, alla loro triste sorte >>. Qualche anno più tardi, le grandi crisi di sovraproduzione del caffè in Brasile. e il crollo del prezzo del prodotto sul mercato internazionale, provocano un forte flusso di rimpatri. e i rapporti sanitari stesi dai medici che visitano gli emigranti di ritorno in Italia spiegano bene in quali condizioni si trovino:<< Molti sono i malati.. E chi abbia vaghezza di soffermarsi sulle banchine dei nostri porti all'arrivo dei piroscafi transatlantici, non stenterà molto a identificare queste mute e scarne falangi di tubercolotici, di luetici, di alcolizzati, di tramatosi. esausti dall'incessante lavoro delle fondazioni e delle miniere, anemizzati, intristiti e già quasi spenti vengono restituiti a noi, zavorra inutile e pericolosa, per popolare i patrii cimiteri, non senza aver prima prodigamente e inconsapevolmente disseminato nell'ambiente familiare e dei vicini i più tristi contagi>>." Beh che dire..povera gente, dalla padella nella brace...penso che qualcosa di simile sia successo anche a Domenico..ora mi spiego perchè non esiste l'atto di matrimonio ufficiale in chiesa, e nè nel comune brasiliano, ma Domenico si sposò in fazenda con la sua Pedra, insieme ad altri emigranti sposi in quel giorno, praticamente ci fu una cerimonia cumulativa come mi ha spiegato Humberto..se pure ci fu davvero una cerimonia.... Beh, non tutte le opinioni comunque sono concordi, anche in riferimento al Padre Pietro Colbacchini, per chi ha voglia di saperne di più visiti questo sito ........Torna alla home torna a Time-Art |
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26/02/2004:-Nei giorni scorsi ho
trovato qualcosa che mi ha dato da pensare... I Malerba listati presso
l'Hospedaria dos Imigrantes sono questi:
di costoro solo del II° Domenico Malerba conosciamo l'origine(Isernia),
gli altri sono sconosciuti, o perlomeno sicuramente uno proviene da
Castelnovo Bariano(Rovigo) e un altro da Taino..negli anni
dell'emigrazione (prima del 1895) ho trovato che sicuramente c'era una Belmira
Malerba coniugata Zanoni
e nel 1948 un
Ezio Malerba,
probabilmente figlio di uno
della lista...bene, ho cercato ancora su LSD(Mormoni) i Malerba in
Brasile, non che non lo avessi fatto anche prima miriadi di volte, ma
questa volta ho controllato un'altra cosa: a proposito di un Angelo
Malerba, scopro che era figlio di un Giambattista Malerba, come ce n'è
anche sulla lista, e Giobatta è un diminutivo di Giambattista. Bene
questo Giambattista era sposato ad una Maria Pergosima(cognome
inesistentissimo). Angelo, figlio di Giambattista, sposa Maria Barbon
nel 1893 a Campinas. Eccomi così giunta al cognome Barbon..ebbe diversi
figli: Mario, Celeste, Leonilda. provo a cercare Maria Barbon ancora su
LSD, sperando che non sia un'omonima, essa risulta in effetti nata in
Italia nel 1872, ma figlia di Giuseppe Barbon nato a Campinas. Strano.
Giuseppe Barbon aveva sposato giovanna Mestrinelli o Mestrinel di
Mantova. Dalla coppia e questo è INTERESSANTE, nacquero 3 figli
sicuramente, di cui Luigi Barbon che risulta nato a TREVISO. Cosa voglio
dimostrare con questo? Che se Angelo Malerba sposa la Barbon Maria,
luogo di nascita sconosciuto, e Maria aveva altri fratelli(Amalia,
Luigi, Isidoro) e solo per Luigi c'è scritto nato a Treviso, è logico
presupporre che anche Maria Barbon fosse nata a Treviso. E poichè gli
emigranti tendono a raggrupparsi per luogo di origine, come è successo,
fondando anche città in Brasile che riportano il luogo di origine,
probabilmente si coniugavano con persone originarie dello stesso
luogo..Forse c'erano davvero i Malerba a Treviso intorno al
1880/1890..Il cognome Barbon era presente anche a Rio di San
Martino-Scorzè(VE), San Vito di Valdobbiadene, Spresiano(TV), Villorba(TV)e
Treviso.
Dunque, riassumendo,COMUNQUE SIA, con tutti i SE e i MA del caso, al cognome Malerba in Brasile, riferitivamente agli anni 1880/1890, tale cognome Malerba è associato a : ZANONI, BARBON, ea cui aggiungo non per affinità di famiglia, ma per medesimo viaggio sulla Savoie, i cognomi: MORETTI; FERRARI o FERRARIO, ZANETTI, RUY. Perchè questi pensieri? Perchè tento di circoscrivere l'area degli emigranti di quegli anni in cui è partito il nostro Domenico Malerba! Ho provato a fare un'altra manche di ricerca, ossia cercando dove questi cognomi siano in qualche forma collegati in Brasile nell'emigrazione. Belmira Malerba stava ad ITATIBA, Ezio Malerba a FOLHA, Angelo Malerba a Campinas, il nostro Domenico inizialmente andò a SAO CARLOS, ma i dati si riferiscono al 1897, dove è stato prima nessuno lo sa... Tornando ai cognomi associati ecco che a NOVA BRESCIA trovo diversi emigranti italiani che da un posto iniziale si spostarono ad un altro e trovo i cognomi Zanoni, Moretti, e per di più come cognomi simili al famigerato Coratta(madre di Domenico Malerba) trovo: Ceratti e Ongaratto(realmente Ongarato in Italia provenienti da Castelfranco Veneto sicuramente, Castel di Godego e Riese, tutti in provincia di Treviso, nonchè un paese chimato Vala(? c'è qualcosa di simile a Corteno Golgi provincia di Brescia) e Castelfranco di Udine?Poi ricordiamo il famoso Corato che emigrò proveniente da Treviso... Risultato: i Malerba esistevano a Treviso; i Corato o similare esistevano a Treviso, i Ceratti e Ongarato sia nella zona di Brescia che nella provincia di Treviso..non mi sposto da queste considerazioni... e non dimentichiamo il comunicato del 19/20 Febbraio 1887 sull'ondata emigratoria zona Brescia e province venete limitrofe... |
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27-02/2004:- Casualmente ho ritrovato
un appunto di mesi fa..una
Sono costretta a procedere a tentoni perchè l'unica traccia di un Corato in Brasile è quella relativa al Corato di Treviso che emigrò come ho ricordato..ma la presenza è predominante su Vicenza area..Vediamo i Pasinato(e non Pazinatto che non esiste in Italia) e vediamo i Dal Medico da che zona provengono:
Beh lo so che è un teorema..ma non è male, dopo tanto elucubrare sul probabile cognome, considerando che Corrata non può essere, i Corata ormai non esistono e inoltre potrebbe anche trattarsi di Corato in riferimento a Val di Scalve, visto che parliamo di articoli di giornali, e considerando che dopo mesi la situazione non si è sbloccata, provo, dico provo a tastare con Corato e/o Coratto. La cosa essenziale è che l'area è sicuramente il VENETO... Riguardo poi alla moglie di Domenico Malerba si sono sposati a Sao Carlos, San Paolo, BRASILE, 23/10/1897, Pedra (Pera) Ruvia (Rubio) Alien (anni 19) figlia di Juan (Joao) Rubio Martins e Maria Alle (Agen). Tra parentesi sono i cognomi presunti su altri atti brasiliani..(!). Bene, Ruvia non esiste, Rubio esiste; Agen non esiste, Alle: solo due records e quindi è un errore di trascrizione, ma esiste Allen..; Martins esiste e questi cognomi sono presenti nella zona di Sao Paulo e precisamente a Santos.. Mi incuriosisce il cognome Tortatto.. faccio un'indagine e scopro che è collegato qui trovo i Tortatto(in Italia non esiste), trovo i Martins, e trovo "CARRETA" probabilmente Carretta..l'area del cognome della famiglia Gioppo è Veneto!! Ho inviato loro una email, spero rispondano con le info richieste. |
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28-02-2004:
Proviamo a fare un riasunto per riordinare le idee, cominciando da dove
sicuramente erano presenti come prima opzione:
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| 07-04-2004: bene ho aggiornato alcune pagine del sito dedicato ai Malerba, e nel frattempo mediante contatti serrati sono venuta a conoscenza quanto nei punti 37 e 38 della tabella precedente. Sono notizie molto importanti, perchè spero che sulla tomba di Domenico abbiano riportato la data di nascita. per me sarebbe un sogno sapere questa notizia...Ho aggiornato la sezione relativa alle risposte dei Comuni a cui Humberto ha scritto; purtroppo la parola sconosciuto lascia qualche perplessità..altri ammettono che gli archivi sono andati distrutti, altri che hanno iniziato i registri in data posteriore a quella indicativa di Domenico, altri, con estremo acume rispondono di chiedere alle parrocchie; e l'ufficio di stato civile a cosa serve dunque??? Misteri della mente umana... | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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9-04-2004: mi chiedo se sia
possibile accerchiare il nemico, ossia la mancanza di dati, forse si
può provare attraverso la moglie di Domenico, ossia Pedra Rubio. Ho
scoperto questa notizia:"
Processos do Serviço de Registro de Estrangeiros Produzidos pelas Delegacias de Polícia de Catanduva, Itajobi, Novo Mundo, Tabapuã e Ariranha a partir de 1938 até meados da década de 40. São aproximadamente 6.0000 processos com informações como: nome, data de chegada no Brasil, composição familiar, profissão, residência, etc. Essa documentação está sendo informatizada para que possa estar acessível à pesquisa." Fonte Forse c'è
qualcosa su Pedra...ma all'epoca Domenico era già morto e forse la cosa
non può essere d'aiuto...Attualmente sto redigendo in portoghese una
mail per il Memorial do Imigrante, non so se la invierò, ci
penserò..ho scritto anche a qui http://www.projetoimigrantes.com.br/
Humberto mi dice che lui ha già chiesto e senza risultati, ma in un
anno le cose cambiano |
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| 18 Aprile 2004: Dalla risposta dell'Arquivio Nacional del Brasile, ho saputo che Domenico non ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana. Inoltre,saputo Humberto che Domenico visse e lavorò nella fazenda Sao Roberto di Sao Carlos, per il 25 corrente mese, ha un appuntamento, conservano i dati della fazenda fino a 5 generazioni passate, forse c'è qualcosa, attendo con ansia. Inoltre sul microfilm dei registri di Sao Carlos che sta visionando, giunto all'anno 1897 non ha incontrato il matrimonio di Domenico, forse è stato trascritto in seguito. Ho saputo che normalmente i registri erano aggiornati in seguito con poche e scarne notizie, ma prima di questo e per fare questo, il comune operava una specie di processo do casamento, dove è possibile trovare ogni info, tale processo è conservato nel Cartorio del Comune di Sao Carlos..vedremo. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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13 Maggio 2004... la ricerca è terminata...sorpresa....... |