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Humberto Alexandre Malerba
Presenza storica dei Malerba in Italia |
| Note |
In questa
sezione desidero presentare alcune persone di cognome
Malerba
che sono menzionate negli archivi storici, per un motivo o per un altro,
ma che comunque di cui si ha traccia nel tempo. Dalle date degli anni si
può desumere anche come la
famiglia
Malerba si sia diffusa
dal nord al sud dell'Italia.
Certo non si sa ancora di quale di queste zone fa parte il Domenico Malerba nato nel 1871 che cerchiamo e dove non sappiamo ma conoscere bene le origini di una presenza storica è sicuramente un passo importante. |
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Anno 1128 |
Summonte(Avellino-Campania)
Piccolo comune della provincia di Avellino, ad oltre 700m sul livello del mare, adagiato in posizione amena sulle falde orientali del Partenio, ha origini antichissime, attestate dai ruderi ultra millenari del castello e dal nome latineggiante - Summonte deriva da Sub monte, sotto il monte. |
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Anno 1130 circa |
L’atto
è il più antico documento sulla bachicoltura in Italia ed è recensito
dagli storiografi più autorevoli. |
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| Anno 1154 |
Este(Padova-Veneto) <<
Cinque giorni prima del termine di ottobre. Essendo presenti Spinarello,
Bonadigo, <<Alberto notajo, Rademano, Garlassario, Uberto, Isnardino,
Tridentino, Adelardino, <<Gilardino, Alberico da Lendinara, Antonio
e suo figlio Rodolfino, Balduino da Scala, <<Albertino Rolando e
Arardo fratelli e figli del fu Erico causidico di Urbana, Guarimberto
<<figlio del prefato Alberto, Giordanino e il suo fratello Enrico,
Olderico, Guarniero di <<Soratico, Idone figlio di Ugone detto Senza
fatica, Guidone Baugherio, Briana da <<Labaro, Federico da Primiero,
Alberto da Monteorso, Liuto da Rovereto, Guidone da <<Palma,
Girardino figlio del fu Corrado Storto, Adelardo Gambarini figlio del fu
Corrado <<Storto, Adelardo Gambarini da Castello, Ottone da Pressana,
Bonizenone, Marzio da <<Este, Bernardino di Marsilio, Arderico,
Eruberto da Valesio, Uberto figlio di Lamberto da <<Este, Alberico e
Rendivacca da Casale, Prando fratello del fu Bolgarello, Valario figlio
<<del fu Corrado da Benzo, Albertino figlio di Bonaguisa, Bertrame
da S. Quirico, <<Malestondo Domasollo, Castellano da Cereta, Desusio,
Ugone dalla Rocca, Isachino da <<Legnago, Odelrico figlio di Guidone
Smanio, Pilo figlio di Azzardo, Rodolfino Dall’Orto, <<Giovanni
figlio di Girardo da Branda di Fornino, Guglielmo figlio di Malerba
mugnaio, <<Gabriele figlio di Adelardo da Clarizia, Opizzone da
Nogarola, Girardino figlio del fu <<Alberico, Opizzino figlio di
Inardo da Nogarola e Odelrico Sartori. Allorché il re di buona
<<memoria (Federico I) entrò in Italia e prese residenza nel
vescovato veronese presso <<Bosco e il villaggio di Povegliano,
Enrico (il Leone) figlio di Enrico (il Nero), Duca di <<Sassonia
investì col vessillo Bonifazio e Folco Marchesi per sé e i suoi fratelli
<<Alberto ed Obizzo assenti, nominatamente di Este, Solesino, Arquà,
Merendole e di <<tutte le terre, castella, ville, selve, paludi,
vegri, pascoli, saletti, acquedotti, comuni, <<consorzii, pesche,
servi, donne, famiglie con tutto l’onore del mondo. Espressamente fu
<<anche detto che dal prefato (Imperatore) si dà e concede ai
marchesi tutti quei beni che <<l’avo (Azzo II) dei suddetti o il
padre (Folco I) o essi stessi ebbero o detennero o al <<presente
hanno o detengono giustamente o ingiustamente e specialmente quanto
<<riguarda Arquà e Merendole, col patto però di riconoscere tutto
ciò in feudo da esso <<(imperatore) succedendo l’uno all’altro
tanto essi che i loro eredi solamente maschi. <<Mancando questi,
succedano le femmine, e se alcuno di essi o dei loro eredi venisse a
<<morire senza eredi maschi in modo che nessun maschio sopravviva,
ed abbia una <<femmina fra i predetti fratelli o fra i loro
discendenti, allora succederà quella unica figlia. <<Del resto se
nessun maschio sopravvivesse, allora succede-ranno nel feudo quelli che
<<discendono dai Marchesi e dai loro eredi per parte di femmine
tanto se maschi <<discendenti da femmine, quanto se femmine. |
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Anno 1300 |
Caluso(Torino-Piemonte) L'
etimologia del nome Caluso significa città forte-chiusa: Oppidum
Clausum luogo munito di difese naturali ed artificiali. Da
Piazza Ubertini, a lato del Palazzo Civico, vi è una stradina che porta
in località Castello. |
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| Anno 1334 |
Mazara del Vallo(Sicilia) Fondata la chiesa, stabiliti i confini della diocesi, il Conte Ruggero nomina il primo vescovo in persona di un suo congiunto. Furono ben 23 feudi che, sotto il nome di Casal Bizir, conosciuto poi col nome di Casale del vescovo, ed ora col semplice nome di Casale, vennero donati al capo della chiesa, il quale rimaneva così alla testa della nuova aristocrazia feudale. Più tardi altre concessioni ebbero i vescovi, tra cui quella delle decime sulle tonnare della diocesi fatta nel 1144 da re Ruggero e quella del mero e misto impero, ossia la giurisdizione civile e criminale, da re Giovanni nel 1433. Sono pure dell’epoca normanna le concessioni di alcune terre all’Università di Mazara, dei feudi di San Nicola e Dimina al convento di basiliana annesso alla Chiesa di S. Maria delle Giummare, passati in seguito ai Cavalieri di Malta, nel feudo di San Giovanni al convento di Benedettini della Chiesa di San Nicolò Regale, di alcune terre della diocesi con villani al monastero di S. Maria di Vai Giosafat e infine la concessione del casale Albukair con dieci villani fatta dall’ammiraglio Giorgio d’Antiochia al monastero di San Michele. In seguito troviamo altre concessioni. Nel 1334 Costanzo Maccagnone fonda nella Cattedrale il beneficio di Santo Stefano, cui assegna il feudo di Garufo. I feudi di Roccazzo, Malerba, Casino e Fondacazzo appartenevano anch’essi a chiese e conventi. Come si vede dei 68 feudi, in cui era diviso il territorio di Mazara, l’immensa maggioranza era posseduta dal vescovo, dai monasteri e dalle Dignità ecclesiastiche, il resto dall’Università e da pochi feudatari un principe, tre baroni, due duci, due marchesi e un conte, Di concessioni feudali quelle della regina Costanza a frate Nicolò di Mazara, eremita dell’ordine di San Basilio, di 50 salme di terra nel territorio di Salemi nel Maggio del 1288 e quella fatta dalla regia Curia in perpetuo e con tutti i diritti ad Onofrio de Alessandreno delle terre di Roccolino e di alquanti censi della città, che erano posseduti da Guglielmo Raimondi di Montecaleno, conte di Meliveto, il quale, essendosi ribellato a re Martino, perdette la vita e gli averi, Ma nel 1513 la concessione, forse per mancanza di eredi, ritorna alla Curia...torna alla Home |
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Anno
1337 |
Storia di Milano(citati i Comuni di Nerviano e Parabiago) anno1337 Di più battaglie e sconfitte che furono in uno giorno in sul contado di Milano. Nel detto anno, essendo rimasi ne' borghi di Vincenzia gran parte delle masnade da cavallo state in Lombardia al nostro servigio e di Viniziani, com'è detto adietro, dapoi che·ffu fatta la pace col Mastino e pagati cortesemente per li nostri Comuni, sì feciono una compagna, e furono bene IImD cavalieri; e non si vollono partire da Vincenza, se non avessono moneta da meser Mastino. Messer Loderigo Visconti, consorto di meser Azzo Visconti signore di Milano e suo ribello, andò a Vincenza con sua moneta, e col favore e moneta di meser Mastino, il quale per levarsi delle sue terre la detta gente stati suoi aversari, e per mandarli adosso a meser Azzo suo nimico, fece conducere al detto meser Loderigo la detta compagna. E all'entrante del mese di febraio gli condusse in su il milanese passando il fiume dell'Adda; e sopra quello di Melano stettono XII dì faccendo gran danno di ruberie, ma non d'arsione. Alla fine s'accamparo alla villa di Lignano presso di Milano a XII miglia. Sappiendosi la novella in Milano, ebbono grande turbazione, e uscirono di Milano, popolo e cavalieri, a dì XV di febraio, con ordine di loro strolago, promettendo loro di vincere i nimici, ma male provide la dolorosa vittoria che a·lloro ne seguì, della quale oste fu capitano meser Luchino Visconti zio di messer Azzo, però che 'l detto meser Azzo era gravato di gotte, e furo da IIIm cavalieri e Xm pedoni. Ed essendo una parte della gente di Milano da M cavalieri e IIIm pedoni nella villa d'Aro, e di quella poi andaro alla villa di Parobico, la detta schiera, ond'era capitano Giovannuolo Visconti e messere Giovanni dal Fiesco, e più di XX gentili uomini di Brescia; il maliscalco dell'oste tedesco, messere Luchino coll'altra gente s'acamparo nella villa da Nervia. Sentendo ciò meser Loderigo, sabato notte, a dì XVIIII di febraio, in sull'ora del mattutino colla sua gente cavalcò alla detta villa di Parobico, e di notte assalì i nimici, i quali accampati di fresco, e non proveduti per l'asalto della notte, ella detta villa schiusa, furono sconfitti in poca d'ora, e mortine grande quantità, ispezialmente di pedoni per la notte, e morivvi meser Giovanni dal Fiesco di Genova capitano di quella gente, e più altri Lombardi e Tedeschi. La domenica mattina, a dì XX del mese, avendo messere Loderigo avuta la vittoria detta mandò di sua gente da DCC cavalieri verso Milano a uno passo di fiume per torlo a' Milanesi, i quali feciono grande danno al popolo che fuggieno a Milano per la detta sconfitta; e lasciò a Parobico CCCC cavalieri co' prigioni e colla preda, e poi col rimanente di sua oste, ch'erano MD cavalieri, si tenne schierato a·ccampo di fuori della villa uno miglio. Messere Luchino sentendo la notte l'assalto fatto alla sua gente a Parobico, uscì di Nerviano e fece due schiere, elli con MCCCC cavalieri tedeschi, ed Ettorre da Panago con DCC italiani, tra' quali avea CC cavalieri del Comune di Bologna al servigio di que' di Milano, e venia per soccorrere la sua gente, e trovolli sconfitti. Ettorre entrò in Parobico, ove avea i detti CCCC cavalieri di quelli di meser Loderigo che guardavano la preda, e quelli assalirono, e dopo lunga battaglia Ettorre gli sconfisse. Messer Luchino s'affrontò con meser Loderigo la domenica in sull'ora di terza, e·ffu tra·lloro aspra battaglia che durò infino a nona passata. Alla fine fu scavalcato e fedito messer Luchino e preso, e rotta la sua gente e messi in caccia. In quest'ora sopravennero alla battaglia detta Ettorre da Panago co' suoi Italiani, ch'avieno sconfitto i CCCC cavalieri che meser Loderigo avea lasciati in Parobico, e percossono sopra la gente di meser Loderigo, i quali credendosi avere vinto il campo erano sciarrati cacciando li sconfitti; per la qual cosa furono di presente rotti e sconfitti, e riscosso mesere Luchino e gli altri prima presi; e·ffu preso meser Loderigo e maggior parte di sua gente, e menati a Milano. E così fu rotta e morti e presi quasi tutta la detta infortunata compagna; che tornando meser Luchino verso Milano, per la via al sopradetto passo fu sconfitto Malerba tedesco capitano de' detti DCC cavalieri che meser Loderigo avea mandati al passo verso Milano. Ma·lle dette vittorie del signore di Milano furono con grande dannaggio di sua gente, che·vvi morirono più di D uomini di cavallo, e più di IIIm a piede del popolo di Milano. Avenne fatto sì lungo conto per le svariate battaglie e rotte che furono tra·lle dette genti; che in una giornata furono fatte V sconfitte tra dall'una parte e dall'altra, che non fu mai inn-Italia; e di questo sapemo il vero da più genti di fede che vi furono presenti. Lasceremo di questa matera e torneremo a nostro conto. |
Fonte | |||||||
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Anno 1339
mese di Gennaio |
Condottieri
di Ventura di Milano andati in Veneto per combattere LODRISIO VISCONTI
(Luigi Visconti) Signore di Castelseprio e Crema.
Alla fine della guerra, si trova a Vicenza con le masnade tedesche e le soldatesche di entrambi i contendenti. Il signore di Verona dà a Lodrisio una certa somma ed egli convince a seguirlo contro Azzone Visconti 2500 cavalli, 800 fanti e 200 balestrieri, per lo più svizzeri. E’ così costituita la Compagnia di San Giorgio, nella quale militano il conte Lando, il Malerba e Guarnieri di Urslingen. torna alla Home |
Fonte | |||||||
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Anno
1349 |
Caluso-Ivrea-Piemonte Nelle
guerre tra guelfi e ghibellini Caluso giocò un ruolo di primo piano;
con la sua poderosa roccaforte e le robuste mura costeggiate da un
profondo fossato, guardate da porte presidiate, era una spina nel fianco
di Giovanni II Paleologo, marchese del Monferrato, uno di punta del
partito ghibellino, impegnato in una lunga e sanguinosa guerra (detta
del Canavese) contro Giacomo d’Acaia, figlio di Filippo. Giovanni II
tentò più volte di espugnare Caluso, inviando i suoi Mercenari guidati
da Facino Cane e dal Malerba,
vi fu sempre respinto . Finalmente, nel giugno del 1349, dopo vari
tentativi, alla testa delle sue truppe e accompagnato da uso cugino
Ottone di Brunswick, riuscì ad entrare e a porre l’assedio alla
rocca. Durante la notte però i capi guelfi elusero l’assedio e si
posero in salvo attraverso una breccia. Caluso diventò feudo di Ottone
di Brunswick, a cui Giovanni II l’aveva assegnato, fino al 1376, dopo
di che passò ai Valperga di Rivara che lo mantennero fino al 1537, anno
in cui si insediarono gli Spagnoli, comandati dal generale Cesare Maggi,
che smantellò il castellazzo temendo che cadesse in mano ai francesi. |
Fonte | |||||||
| Anno
1400 |
Vallio(Brescia-Lombardia)
Geografia
Sup. Kmq 15,05; alt. da m 213 a m 976 s.m.; ab. (vallesi) 905; dist. Km
28; tel. 0365; c.a.p. 25080. |
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| Anno
1469 |
Torri del Benaco(Verona-Veneto) In un lontano passato, la zona dell’Alto Lago era posto ideale per gli eremiti: era infatti selvaggia e poco abitata. Tra gli ospiti più famosi delle nostre montagne sono da ricordare S. Ercolano a Campione e i S.S. Benigno e Caro a Malcesine. Talvolta alcuni eremiti si riunivano e formavano dei Romitori, con spesso annessa una chiesetta. Quella dei S.S. Faustino e Giovita, un chilometro fuori Torri, è appunto una di queste: la troviamo già sicuramente nel XV° sec. ma alcuni la fanno risalire al secolo precedente. Conserva nell’ interno la tomba dell’eremita Pietro Malerba, (vedi personaggi illustri) morto nel 1469. la chiesa ebbe diversi proprietari, tra cui il vescovo di Brescia e il Seminario di Padova; attualmente appartiene agli eredi di Giacometti Angelo e Francesco che nel 1888 la fecero restaurare. Nell’interno si possono ammirare pregevoli affreschi del XV° sec. raffiguranti tra gli altri S. rocco, S. Sebastiano e una madonna con Bambino. Conserva all’interno, la tomba dell’eremita Pietro Malerba morto nel 1469, con sopra incisa la frase: “ Voce Malerba fuit, sed re difundit odores, ut flos candidior, quem paradisius habet. MCCCCLXIIII, die tercio decembris”. Traduzione dal latino: Si chiamò Malerba, ma sparse attorno a se profumi, come il fiore più candido che il paradiso possa produrre. 3 dicembre 1969.torna alla Home |
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LA
TOMBA DI FRATE MALERBA Tratto da "Leggende del Garda" di Benedetto Lenotti - Manfrini Trento 1977 |
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Il firmamento delle case gentilizie d'armi del Piemonte e le famiglie nobili subalpine(Valli sotto l'arco delle Alpi):
Agnès Des Geneys di Fenile; Alberti di Pessinetto, Alessi di Canosio, Alexandry Orengiani, Alinei d’Elva, Ambrosetti, Amrin, Antoniotti, Ardizzo, Ardoino, Arduini, Asarta, Astraudo, Bacilotto, Badat di Castelnuovo, Badini, Bajardi, Baralis, Bardesono di Rigras, Barozzi di Lessona, Bellegarde, Belli di Carpenea, Beltramo, Berlia della Pie’, Bernardi di Monasterolo, Bernesso, Bertolé Viale, Blacas, Bocca, Boccuti, Boglio, Bondesio, Bonifacio, Bono, Bono di Costigliole, Bornion, Borsato, Bovi, Buniato, Buraggi, Buthod, Cais di Pierlas, Caldera, Caldora, Calvino, Cane, Canelli, Canera, Caron. Carrassi, Cauda, Cauvin, Cavassa, Chaurand de Sainte-Eustache (de), Chiabaudi, Chiabrera Castelli, Chiapel de St. Laurent, Chioatero di Coarazze, Chionio e Chionio Nuvoli di Thénézol, Cibrario, Cipelli, De Cler, Le Clerc, Cleremont, Clerico, Coda Nunziante, Comba, Cortese, Costa della Torre, La Cour, Cressy, Du Cret, Cuneo, Curione, Dabray di Merindol, Daddei, Daviso di Charvensod, Defera Lascaris di Gorbio, Demichelis, Despres, Doglio, Donzelli, Dorato, Dupré, Elia, Embruni, d’Entrèves, Fabre, Facelli, Faraudi, Fasola, Fassati, Ferrero (Casale M.), Ferrero (Carmagnola), Ferrod, Fogliachi, Forneri, Frascaroli Calvino Bajardi, Gaio, Gal, Gallea della Maddalena, Galussio, Garofoli, Gazini, Geisser di San Vito, Gerodetti, Giachino Sandri, Giordanino, Giulio, Gonetto, Goveani di San Germano, Gresy de Boyssy, Grimaldi di Boglio, Gromo, Guibert, Guidobono Cavalchini Garofoli Roero San Severino, Ioannini Ceva di San Michele, Lachina, Lodi,Lomello, Lonati, Lunel, Macciò, Maffei, Maffioli, Maggiora Vergano, Maghino, Magliano, Malerba, Manassero di Costigliole, di Marché, Marentier, Marini (Villafranca Piemonte, Cavour, Cuneo), Marini (Vinadio, Dronero), Massazza, Maulandi, Mayoli, Menada, Michelotti, Miga, Mignatta, Mistralis, Mondano, Moniardo, Montafia, Mosca, Mosso, Munier, Negro, Nigri, Nitardi, Nizzati, Nota, Nuvoli, Obert, Occlerio, Ocheda, Oggero, Oregia, De Orestis di Castelnuovo, Ostini, Palenzona, Pallieri, Paloretto, Panoglio, Parea, Pascali, Passalacqua, Penna, Peretti, Perier, Perracchio del Villar, Peyretti di Condove, Piana, Pignier, Piovano, Platea, Populo, Portis, Prina, Radicati Talice di Passerano, Ragazzoni, Raimondi di Gorbio, Rangone di Montelupo, Ranzoni, Raveria, Ravetto, Rejmondis, Reyna, Riccardo, Risaglia di Margone, Rombelli, Roncas di Castel Argento, Sandri Giachino, Sansoldo, Sansoz, Santi, Sella, Sibilla, Simbaldi, Socio, Sola, Somano di St. Cergues, Sona, Sorle,Taffini d’Acceglio, Talice Blesi, Tecco, Teppa, Tosello, Triveri, Trona di Clarafond, Turco, Turello, Turletti Tola, Valentini, Vandone di Cortemilia, Viamoni, Vibò, Vicino, Vinea, Violetta, Viterbo, Vittone. torna alla Home |
Fonte: Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 2000, pp. 967-1026. | ||||||||
| Anno 1446 |
Eremiti Congragazione di S.Giacomo There were two other congregations at Rome under the patronage of the same Doctor of the Church: the Hermits of St. Jerome [of the Congregation] of Blessed Peter of Pisa, and the hermits of St. Jerome of Fiesole. The former came into existence at Montebello, in Umbria, about the year 1375; Blessed Peter of Pisa, its founder, died in 1435. Its constitutions were not drawn up until 1444, and St. Pius V gave the congregation its definitive form in 1568. It was augmented by the incorporation of several ermitical groups: that of Blessed Nicola di Furca-Palena, under the generalship of Blessed Bartolommeo Malerba, after 1446; that of the Hermits of Monte Legastro, near Genoa (1579), founded by Blessed Lawrence; lastly the Tyrolese and Bavarian hermits (1695). The forty houses of Italy formed the two Provinces of Ancona and Treviso. At Rome these religious occupied the monastery of Sant' Onoforio on the Janiculum. Their habit was brown and consisted of a tunic, a hood, and a mozzeta, with a leathern girdle. Many of the congregation have been beatified- Pietro Qualcerano, Nicola di Furca-Palena, Bartolommeo of Cesna, Filippo of Sant' Agata, and others. torna alla Home |
Fonte | |||||||
| Anno 1478 |
Un prete Malerba Firenze LE LETTERE VOLGARI DI ANGELO POLIZIANO ......celeberrima, scritta alla Tornabuoni da Cafaggiolo il 18 dicembre 1478, nella quale l’umanista dà voce alla sua «accidia» descrivendo la sua malinconica giornata in villa (fra solitudine, timore per il futuro e scoramento per il presente) con felice ricchezza di invenzioni linguistiche e di immagini (Poliziano «al fuoco in zoccoli et in palandrano», il prete ser Alberto del Malerba che «tutto dì biascia ufficio con questi fanciulli»44), insomma con una sincerità di toni e con un confidente abbandono che mai – almeno in quegli anni - egli si sarebbe permesso di usare scrivendo al suo «padrone». |
Fonte | |||||||
| Anno
1508 |
Bormio( Sondrio-Lombardia) anno
1508
- Il 28 del mese Dopo la fuga di Ludovico il Moro, Tirano, difesa da una guarnigione tedesca, era stata assediata dai francesi e fatta capitolare. Nella zona tra Tirano e Ponte si insedia un certo capitano Malerba con cinquecento guasconi. Scrive in proposito Stefano Merlo: "L'anno 1508, signoreggiando il Re di Francia questa Valle, mandò a Tirano un suo capitano qual si dimandava Mal'erba con suoi guastatori; costui stette tra Tirano e Ponte mesi 5; io non credo che fosse mai stata al mondo più cattiva Persona di costui, fece tanto male in Valtellina che saria un longo scrivere". E il Romegialli: "Oltre il vitto e l'intiero vestito ai soldati, estorceva ogni giorno dai costernati abitanti grandissime somme di denaro, minacciando di punire di ferro e di fuoco qualunque resistenza". torna alla Home |
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| Anno
1541 |
Crotone-Calabria Vi
è poi , a parte, un folto gruppo formato dagli “sclavi, o scavi, de
Cotrone”, i cui nomi sono seguiti da quelli dei loro padroni, che sono
i nobili della città, i funzionari regi ed i feudatari:Marco
Nigro de Infosino, Francesco Nigro de Francesco Pipino, Marco Nigro de
Pipino, Martino Nigro de Francischino de Pascqua, Cola Nigro de Joanne
de Tappia, Cristofalo Nigro de Ferr.ti de Alexandro, Ferr.ti Nigro de Jo.
Antonio de Sena, Cola Nigro de Yirimia, Sulima Moro de Ger.mo Oliveri,
Casam Turcho de Luca Castellano, Francesco Nigro de Amato, Rubino Nigro
de Julio e OttavianoTibaldo, Joanne Nigro de Loyse de Minneses,
Cristofalo Nigro de Bernardino Susanna, Franco moro de Nardo Locifaro,
Cifaro moro seu yuzo de Nardo Locifaro, Perico Nigro de Perruccio
Locifaro, Baram Turcho de Alonso Veles, Barberi Turcho de Alonso Veles,
Giorgi Nigro de Cola Faraldo, Bernardino Moro de Marco
Malerba, Durala Turcho de Ferr.ti Galluco,
Memi Turcho de Gratiano de Amato, Matteo Nigro de Jo. Bb. Xiglano (Syllano),
Marzano Moro de Ferr.ti Marzano, Cola Nigro de Joanne Velez de Tappia,
Casu Turcho de Jacobo Barbamayore, Lo Moro de Filippo la Vollita. Scorrendo
il lungo elenco, emergono due distinti gruppi di schiavi: i Nigro ed i
Turcho. I primi sono stati redenti ed hanno assunto, tramite il
battesimo, il nome cristiano, i secondi invece *I “Conti” del regio
pagatore Veles de Tappia elencano le spese sostenute dalla Regia Corte
per la costruzione delle fortificazioni delle città e castello di
Crotone, i cui lavori iniziarono nella primavera del 1541. Lo scrivano
di razione Petro Saporta, incaricato della loro stesura, distinse
settimanalmente e giorno per giorno i denari pagati ai fornitori dei
materiali ed ai lavoratori. *(I
“Conti” del regio pagatore Veles de Tappia elencano le spese
sostenute dalla Regia Corte per la costruzione delle fortificazioni
delle città e castello di Crotone, i cui lavori iniziarono nella
primavera del 1541. Lo scrivano di razione Petro Saporta, incaricato
della loro stesura, distinse settimanalmente e giorno per giorno i
denari pagati ai fornitori dei materiali ed ai lavoratori. |
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| Anno 1567 |
Scandiano(Reggio Emilia-Emilia Romagna) Da Casalgrande a Scandiano |
Fonte | |||||||
| Anno 1600 |
La “Zecchiera” è una storica costruzione posta in via Naviglio Sud n. 3, poco distante dal mulino di Caprì, già proprietà dei PP. Carmelitani di Correggio per donazione fatta dai Principi di Correggio. Nel 1600 ospita la zecca di detti Principi, gestita dallo zecchiere Marco Antonio Ferranti, bresciano. Il Ferranti è considerato uno dei migliori zecchieri del principe Siro; fra le monete battute nella sua zecca si annoverano le seguenti: Mezzo scudo d’argento (valore 60 soldi), cavallotto d’argento (valore 6 soldi), tallero d’argento (valore 80 soldi), giulio (valore 10 soldi), quattrino di rame. Il 10 maggio 1600, a scopo di rapina, il Ferranti viene ucciso da una banda di malfattori comandati da certo Lodovico Malerba. Trovano pure la morte Lazzaro Bonardi, cliente dello zecchiere e il servitore Girolamo Veronesi. Alla famiglia rubano oro e argento da conio, denaro e gioielli per un valore di 8mila scudi, compreso il vestiario della moglie Barbara Righetti alla quale, per levarle sveltamente anche l’anello, minacciano di amputare il dito. La minuziosa descrizione del tragico episodio è riporato dalle seguenti testimonianze rese il giorno successivo da Barbara Righetti, vedova del Ferranti, e da Abramo Donati cliente dello zecchiere, presenti al fatto. Ecco la testimonianza originale:" TESTIMONIANZA DI ABRAMO DONATI CLIENTE DELLO ZECCHIERE: “Hier sera in circa alle 23 hore e meggio essendo in questa Camera proprio dove hora siamo nella casa del già M. Marco Antonio Ferranti Bresciano posta nella villa di Caprì sicome ho inteso a dire territorio di Correggio et essendo a tavola con il sudetto M. Marco Antonio che cenavamo dove era anco Ms. Lazaro Bonarni hebreo, et uno come Irione che ha nome Domenico che è bresciano, vedessimo venir verso la porta del cortille tre homini a cavallo, et il M. Marco Antonio fece vedere al servitore chi erano et mentre che il servitore andò a vedere chi fossero esso Domenico disse havesse sospetto a M. Marco Antonio, et esso rispose che no, et tutto ad un tempo arrivò il servitore et gli disse che era il Malherba bresciano (cioè di Brescia) che volea rinfrescare gli Cavalli, et il M. Marco Antonio disse sii il ben venuto, et gli fece apprire, quali vennero in casa, et essendo prima tre o quattro, comparsero doppo apperto il portone forse otto o dieci oltre gli primi quali vennero alla casa et smontorno tutti et entrorno dentro, et il M. Marco Antonio gli invitò a cena et gli fece dare da mangiare et bere trattandoli bene al meglio che potea così al improviso, et costoro mangiarono, noi si rittirassimo fuori ms. Lazaro et io et vedevamo de quelli homini che andavano per il cortille quali facevano mostra di vedere gli suoi cavalli et così doppo venessimo dentro in casa detto ms. Lazaro et io et si fermassimo sopra la porta dove vennero duoi de quelli tali a darci parolle et da ivi appunto fossimo chiamati dentro da parte di uno M. Ludovico ma non disse poi chi fusse, et così entrassimo nella camera istessa dove haveamo cenato et vedessimo il M. Marco Antonio con il Malberba che era alla finestra di quel cantone,...." |
Fonte | |||||||
| Anno
1603 |
Acquaviva delle Fonti(Puglia) Nelle
immediate vicinanze della città, nel 1603, i de Mari edificarono la
masseria Malerba,
ed entrarono in possesso della masseria Jesce, lungo l'antica via Appia,
in direzione di Gravina. In città abitarono il secentesco palazzo
Notarpietro, in via Candiota . (Il caso dei de Mari ad Acquaviva delle Fonti.di Chiara Dalfino Spinelli) |
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| Anno
1614 |
L'Altare di S.Lucia e S.Agata, con tela del 1791 di Antonio Pennisi di Roma, che ricorda la supplica che la santa siracusana fece al sepolcro della santa catanese per implorare la grazia della guarigione della madre. E, a ricordo della prima sepoltura della vergine e martire catanese, ai piedi del quadro è posta un'urna con statua di cera di S. Agata, patrona della città. Molti compositori siciliani hanno composto musiche sacre su questo fatto, non ultimo il carmelitano P.Michele Malerba in un suo libro di musiche del 1614. |
Fonte | |||||||
| Anno
1687 |
Nei suoi poderi piantò vigne che servirono da modello e da vivaio per gli altri produttori. Condusse anche molti esperimenti con diverse varietà di uva. Le autorità cercarono a questo punto di attirare immigranti con conoscenze nella viticoltura, e grazie alle lotte religiose scatenatesi in Europa, nel 1687 riuscirono ad ingaggiare 34 emigranti piemontesi: erano un gruppo di uomini e 4 famiglie, tutti agricoltori valdesi di provata esperienza vinicola. Di loro rimangono tuttora i nomi, fra gli altri si ricordano i Malan, i Malerba, i Pisani. torna alla Home |
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Anno 1700
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Masseria fortificata Malerba (XVII sec.) di Altamura, a un tiro di schioppo dalla misteriosa "valle dei Dinosauri" che si visiterà a una cert’ora nella notte del solstizio, quando la luna accarezzando di luce la roccia carsica indicherà le piste e le orme degli Adrosauri che 65 milioni di anni fa vivevano da queste parti nutrendosi di enormi quantità di erbe che crescevano in riva ad un mare che assomigliava a quello caraibico.....torna alla Home |
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Anno
1735 |
Un vescovo Malerba Vescovo Antonio Malerba Sant'Angelo de' Lombardi-Campania dal 25 maggio 1735 al 1761 |
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Anno
1715 |
Originaria del Piemonte. Fu illustrata dal Beato Filippo Malerba di Sant’Agata, Generale dell’Ordine di S. Girolamo, della Congregazione Beato Pietro da Pisa, morto nel 1498. Un ramo di questa famiglia si portò nel Meridionale d’Italia, nella persona di un Biagio Malerba, comandante dell’Esercito di Re Carlo II. Piantò sua dimora in Caserta, dove suo figlio Alfonso conseguì i più alti onori e uffici di quei tempi, e per le sue benemerenze fu creato Barone di Sant’Angelo. Jacopo fu eletto Vescovo di Caserta nel 1715 e poi trasferito a Capaccio. Antonio, avvocato fiscale nel 1780. Luigi sommo letterato morto nel 1801. Questa famiglia infine possedette feudi in territorio di Corato (Puglia) fin dal 1282. Arma:
d’oro a una pianura erbosa di verde. E.Noya pag. 110 & G.B. Crollalanza pag. 55 torna alla Home |
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Anno
1723 |
Francia |
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Anno
1769 |
Ricerca
’90 Napoleone, archetipo astrologico da
domenica 27 a giovedì 31 agosto 1815: |
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| Anno 1777 |
Ed infatti, proprio come una confutazione diretta (e pedissequa) delle tesi di Beccaria, si presenta anche Ragionamento sopra la tortura, l'operetta del giureconsulto catanese Vincenzo Malerba, pubblicata nel 1777 a Catania e a Palermo (dove fu anche inclusa, nello stesso anno, nel XVIII tomo degli Opuscoli di Autori Siciliani) |
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Anno
1786 |
Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria) notaio Malerba Giuseppe: Pizzo, 1786-1828, voll.2. |
Fonte | |||||||
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Anno
1769 |
I primi emigranti francesi Malerba in Corsica, città di Bonifacio di cui si ha notizia.... Etrangers résidant à Bonifacio en 1769 (page 374). Patronymes Abbate; Alfonso; Americo; Androvandi; Andora; Arata; Arnadi; Bedale; Baduino; Bianolaccio; Baniera; Benetti; Bedale; Bertulione; Boagno; Boccognano; Bocognano; Bolagna; Bolazza; Bonifiglio; Bozzano; Bozzo; Bradi; Bottolacio; Cantone; Castagnola; Cardi; Carrega; Castello; Carusci; Cesarini; Camigli; Capriata; Castellino; Cavalloni; Celani; Chiapara; Chineider; Chiodo; Ciapara; Conti; Coradi; Costantini; Cugliolo; Costa; Cresci; Dagregorio; Daribaldi; Doglio; Doria; Duble; Durbeco; Farinola; Firetti; Fontana; Fraticelli; Gabrielli; Galliano; Gatto; Gavino; Gazano; Gherardi; Gregorio (de); Gioia; Lantero; Lena; Longo; Luccioni; Luisini; Madrignani; Malerba; Maestroni; Malberti; Manso; Marcelese; Marcilese; Marini; Marino; Mattarana; Mattarola; Meglia; Moglio; Mondivile; Montepagano; Monti; Mulino; Murello; Musso; Ogno; Olivero; Orichioni; Ornano; Ortoli; Panzani; Paretti; Parodi; Passano; Peraldo; Piemontese; Pitaluga; Portafax; Ramaroni; Ricardoni; Rocca; Roncajolo; Rubiano; Salineri; Sambiaggio; Santi (de); Santini; Santucci; Sarti; Scamaroni; Scamarone; Scasso; Schiafino; Serafino; Serra; Sini; Sorba; Stachino; Susini; Suzzarelli; Tassistro; Torello; Tosto; Trani; Varsi; Zuchita; Zuria; Battistina; Betugli; Battista; Battaretta; Brunenga; Licarelli; Carpone; Capello; Ciarlo; Canveglia; Cattanea; Castagnola; Carmine (di); Delitalla; Enchris; Felice; Gandolfo; Gallone; Giulio; Levie; Martinetti; Matese; Mussura; Minogatto; Napolitano; Orena; Penona; Pensamente; Pesa; Farmese; Prata; Polcevera; Rudi; Marotta; Scagneto; Sangavino; Sicaro; Salvella; Sarda; Tasso; Tanca; Torello; Udino; Volpi; Zondra (Ancêtres Italiens/Bibliothèque, Paris : 8° ITA 309: SERPENTINI, Antoine Laurent LE ROY LADURIE, Emmanuel, (préf.) - Bonifacio. Une ville génoise aux Temps Modernes , Ajaccio, La Marge, 1995 , 394 p., 28 cm , ISBN 2-86523-109-7 , FRE) |
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17° e 18° secolo |
Ma poi qualcuno dei Malerba, dalla Corsica ritornò in Italia, precisamente a Venezia e in Dalmazia come militare.... Noms
de personne Corses qui appartiennent à l'infanterie italienne de la
Serenissime République de Venise: Patronymes: Militaires; Régiment; 17è siècle; 18è siècle Abatucci; Agostini; Aitelli; Alberti; Albertini; Alesani; Alessandri; Alfonsi; Ambrosi; Ambrosini; Ampugnano (d'); Ampugnani; Angelini; Angioletti; Antonj; Antonini; Arriconi; Avesani; Baio; Bastelica; Basterga; Bastia; Battaglini di Tavagna; Benedetti; Benvenuti; Bernardini; Bianchi; Bianconi; Biasio; Bonaldi; Boretich; Bosio; Bustoro; Buttafogo; Cacero; Caccia; Calcatoio; Campoloro; Casanova; Casa Bianca; Cassani; Casaroli; Casella; Caselli; Castelli; Cattoli; Censi; Cesari; Chiaramente; Cicavo; Ciglia; Cipriani; Cittarino; Coccola; Cocola; Colenzana; Colla; Colombani; Colonna; Conti; Corà; Corbara; Corteggiati; Corti; Costa; Costantini; Coza; Cristiani; Cristofoli; Cristofani; Croce; Crosiccia; Cuttoli; Cucola; Dolfini; Fabiani; Fabris; Falconetti; Fasotto; Ferrandini; Ferri; Filippi; Filippini; Franceschi; Franchi; Franchetti; Frassetto; Fratacchio; Fratis; Gabrielli; Gatta; Gavini; Geminiani; Giacomi; Giaferri; Giapiconi; Giglio; Ginestra; Giorgi; Giorgio; Giudicelli; Graziani; Grimaldi; Lecca; Leccia; Lega; Leoni; Linguazetta; Lonato; Lovato; Luciani; Luiggi; Lusinghi; Malaspina; Malerba; Marcantei; Marchetti; Marchi; Mari; Maria; Mariani; Martinetti; Mattei; Mazzola; Mazzoni; Mezzana; Mirelli; Monfaldi; Montemaggiore; Monticelli; Moracchini; Morali; Morato; Morati; Morelli; Moretti; Moriani; Moro; Moroni; Muriani; Muscini; Natale; Negri; Occana; Oletta; Olivieri; Olmo; Orezza; Orini; Ornano (d'); Orsini; Orsoni; Ortali; Orticone; Paganelli; Cicavo; Paoletti; Paoli; Pasqualini; Pasquaza; Pattoni; Pauli; Pedretti; Pelegardi; Penta; Peretti; Peri; Perini; Persiani; Petralba; Piazza; Piazzole; Pieri; Pietra; Pietri; Pietro; Poggi; Poli; Pozzo di Borgo; Quirico; Raffaeli; Ristori; Rinaldi; Rocca; Rossi; Rossino; Rostino; Rottali; Sales; Santandrea; Santangeli; Santa Croce; Santa Lucia; Santa Maria; Santi (de); Santini; Santuzzi; Sava; Savelli; Scotti; Serra; Serale; Setta; Bastelica; Sichè; Sigurani; Sile; Simonetti; Simoni; Soavi; Solacaro; Sottocasa; Spadina; Steffani; Sulacarro; Susini; Taccagna; Tartaglia; Tavagna; Tavera; Tiberi; Torre; Tradacci; Valerio; Vecchioni; Venturini; Vescovelli; Viciani; Vignale; Vincenti; Vinciguerra; Visconti; Vitali; Vittani; Vittori; Zanetti; Zicavo; Zonza; Zuccarelli (Ancêtres Italiens/Bibliothèque, Paris : 4° ITA br 20 : PALEOLOGO ORIUNDI, Federico - I Corsi nella fanteria italiana della Serenissima Repubblica di Venezia , Venezia, Off. graf. G. Ferrari, 1912 , 71 p., 2 tav., In-16° , Abbrev. Note , ITA) |
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Anno 1784 |
Comune di Solaro(Milano-Lombardia) Le famiglie più in vista nel ‘700 In questa epoca la popolazione era costituita dalle famiglie: Vago, Nesso, Borroni, Tadice, Volpi, Campi, Sant'Ambrogio, Bucinelli, Longone, Levione, Guanzati, Gallo, Pozzolo, Carugati, Conti, Caronno, Mantegazza, Castelnuovo, Carcano, Ruspi, Giusti, Legnani, Colombo, Pizzi, Sioli, Fusi, Leva e Gessaga, alle quali, nel 1784, si trovano aggiunte le seguenti: Boretto, Basilico, Nobilo, Malerba, Banfi, Cattaneo, Novate, Schieppati, Giussano, Dubino e Proda, provenienti probabilmente da paesi vicini. |
Fonte | |||||||
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Anno
1791
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LUGO (Ravenna-Emilia Romagna) Verso la metà del 1700 la chiesa costruita due secoli prima aveva problemi di stabilità soprattutto a causa di un tremendo terremoto avvenuto nel 1688. Si pensò, quindi, ad una nuova costruzione, abbattendo la vecchia. La nuova chiesa che è anche l’attuale chiesa venne inaugurata il 4 maggio 1772. Anche in questa occasione sia la gente sia l’amministrazione comunale intervennero con grande generosità alle spese. Architetto fu Francesco Ambrogio Petrocchi da Lugano ma residente a Lugo.A breve distanza dall’inaugurazione, la chiesa venne dotata di un nuovo organo costruito a Venezia da Gaetano Callido tra il 1795 e il 1798. La tradizione vuole che su quest’organo si esercitasse il giovane Gioacchino Rossini allievo del canonico Luigi Malerba organista del Carmine dal 1791.Nell’anno 1798 gli ordini religiosi vennero soppressi per ordine di Napoleone Bonaparte. Così il convento di Lugo fu chiuso e i frati allontanati.
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Fonte | |||||||
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Anno
1799 |
Poggio Imperiale(Foggia-Puglia)
Ecco il secondo atto redatto dal Notaio Felice Fraccacreta (Giuseppe CLEMENTE, Op. Cit., pag. 171 ss): Apricena 17 Agosto 1799 Oggi che sono li diciassette del mese di Agosto, Indizione Terza, dell'anno mille settecento novantanove, in Apricena, personalmente si sono costituiti nella presenza nostra, Ignazio Bubici, Primiano Saitta, Michele Caropoli, Placido Berardi, Primiano Braccia, Leonardo Futene, Giuseppe Tortorella, Francesco dell'Aquila, Cristoforo Castellano, Franco Bubici, Antonio Castellano, Pietro Capone, Gaetano Mastropietro, Antonio Covino, Nazzario Malerba, Domenico Nista, Berardino del Campo, Pietro Pettograsso, Primiano Nista, Nicola Teodoro, Nicola di Santo, Primiano Bubici, Filippo Capone, Francesco Morrone, Giovanni Gianquitto, Nicola Berardi, Domenico Nista e Giovanni Barone, tutti di questa villa di Poggio Imperiale, li quali aderiscono avanti di noi, qualmente da più anni addietro, coebitando in questa suddetta villa di Poggio Imperiale che à da Lesina circa duo miglia, il Barone della medesima teneva in quella per commodo, e per amministrazione dei Santi Sagramenti, un Sacerdote da lui salaria-to che esercitava ancora da vicereggente, e perchè la popolazione si era accresciuta come loci in numero di circa seicento anime, altro sacerdote, nomato Don Anastasio Cappellucci di Frigento, all'anno pensione di docati sessantacinque oltre d'altre regalie. Quando poi circa duo anni addietro, morto il Sacerdote don Carmine Palmieri, che faceva da vicereggente, come faceva, in suo luogo, fu surrogato in tal carica, il Magnifico Vincenzo Cappellucci, fratello del nomato Sacerdote Don Anastasio, che in detta carica ha prestato in fede... il tutto si esercitava del detto Don Anastasio che per procacciare del doppio pagamento ... del Barone, e della popolazione, dalla morte del riferito Don Carmine Palmieri non fece mettere altro Sacerdote, con non poco discapito di detta popolazione. |
Fonte | |||||||
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Anno
1817 |
Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria) Sicuramente altre ben documentate a Pizzo dei Malerba anche nel 1817:in conseguenza dell'arresto di Gioacchino Murat, nella Marina di Pizzo (luogo storico per lo sbarco e la cattura di Re Gioacchino Murat cognato di Napoleone Buonaparte).Nel castello di epoca aragonese che si erge su due massicci torrioni di pietra, famoso per essere stato luogo della fucilazione nel 1815 di Gioacchino Murat, sbarcato a Marina di Pizzo nel tentativo di riguadagnare il regno perduto di Napoli, con la speranza di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di Borbone, e che vi fu fatto prigioniero e infine giustiziato dalle truppe borboniche. Difatti si legge negli archivi, conservate tra i vari documenti, di due lettere che fanno riferimento a Giuseppe e Francescantonio Malerba:Lettera del Sottointendente del Distretto, diretta al Vescovo di Mileto, Monsignor Minutolo, con la quale chiede informazioni su Giuseppe Malerba(non sappiamo se sia il notaio di cui si è detto)e Rosa Migale di Pizzo. Mileto, 11 Febbraio 1817. c. 1,(52). Allegati: a)"Stato di Petizione" di Rosa Migale. s.d.;c.1, (53).b)"Stato di Petizione"di Giuseppe Malerba. s.d.;c.1, (54)Lettera del Sottointendente del Distretto, diretta al Vescovo di Mileto, Monsignor Minutolo,alla quale è allegata una certificazione, redatta dal Giudice di pace di Pizzo, e riguardante Francescantonio Malerba. Mileto 16 Febbraio 1817.c.1, (56). Allegata certificazione riguardante Francescantonio Malerba, e altri abitanti di Pizzo. s.d.c.1, (59) |
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Anno
1825 |
Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria) Malerba Vincenzo: Pizzo,
29 dicembre 1825 - Pizzo, 3 marzo 1884 Avvocato
insigne e poeta delicato, d'impeto generoso e con volontà |
Fonte | |||||||
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Anno
1827 |
La Chiesa lì costruita fu travolta dalla frana e ricostruita nel 1827 ad opera del facoltosa famiglia Malerba. |
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Anno
1839 |
Bonifacio(Isola della Corsica) Se u naturalista avignunese si ne more poveru in canna, hè ch'ellu s'era arruvinatu cù spese tamante. I viaghji, a compra di libri è scartafacci preziozi rigalati in modu generosi à u museu Calvet di a cità nativa li custonu l'eppuli di l'ochji. In u 1839, avia decisu di rigalà a so "bibliothèque Historique du Midi de la France" à cità nativa.(Issa preziusissima lascita era cumposta di 2305 stampe è di 246 manoscritti-cf Moulet 1989: op. cit.,pag.90-91). L'annu dopu avia cuncessu à a cità punteficia una bibliuteca di storia naturale cumposta di centinare di vulumi. L'esequie sò celebrate in Bunifazziu. a dilli un ultimu addiu, sò parechji Corsi. i medichi Montepagano, abatucci è teillard, chì l'àvianu indarnu cumbulitu è datu cure per migliurà. sò prisenti i preti Rocca, Malerba è casella;piras ghjiudice di pace, Santini, Succhini, Bocca, Doria, Porri, Luccioni. senza manifestazione ne mancu omagiu, a salma hè arricata in avignone. Tuttavia, a municipalità di a cità di i papi dete u cunsentu per chì e galerie di storia naturale di u "Musèe Calvet2 portinu u nome di "Musèum Requien". |
Fonte | |||||||
| Anno
1845
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Vanzago(Milano-Lombardia) La primitiva chiesa parrocchiale risale alla metà del 1500, infatti alcuni documenti ci dicono che " il corpo principale della chiesa salvo poche varianti apportate nel 1700 era rimasto quello della chiesa del 1500 quando la popolazione contava più di 300 persone più un centinaio a Mantegazza."Nell'anno 1845 il parroco di allora Don Emanuele Malerba, sentì l'esigenza di ampliare la chiesa, poiché la popolazione era aumentata. Vanzago in quegli anni contava 950 persone circa, comprese le frazioni. Nel 1852 fu dato incarico all'architetto Giacomo Moraglia di redigere un progetto per la costruzione della nuova chiesa e fu scartata l'idea dell'ampliamento di quella vecchia che fu demolita. Il 27 ottobre del 1858, un mercoledì, con una cerimonia semplice il sindaco e il nuovo parroco Pietro Masera, posero la prima pietra della nuova chiesa sulle fondamentali quella vecchia. |
Fonte | |||||||
| Anno
1847 |
I primi emigranti Malerba in America(USA-New Orleans) di cui si ha nota provengono dal Comune di Ustica(Isola di Ustica-Sicilia) 1847,
(b. bef 1828 Pizzo, d. bet 1847 and 1874)age
, native of Pizzo and resident of Ustica |
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| Anno 1858 |
Pianca-SAN GIOVANNI BIANCO(Bergamo) Anno 1858, igl onn dalla pli miserabla fiera da Ligiaun ch' ei ha dau enzacuras,2 fuvan era 24 marcadonts da stiarls ord la Val Tujetsch (della Val Tavetsch )i vi "la tiara taliana" cun lur mercanzia. Cun ils stiarls digl Uri era ei serimnau ensemen silla plazza fiera ed ellas "zonas da stiarls" da Ligiaun circa 20000 tgaus; varga 3000 mo ord Surselva. Ei er' iu malissim gliez onn, essend che l' Italia veva giu calamitad fretg ed insumma tut falliu! Denter ils 24 marcadonts da stiarls da Tujetsch sesanflava era il bab da pader Baseli. Vulend nungrazia turnar a casa cun lur marcanzia, eran els vargai giu Ligiaun (LUGANO-Svizzera) e la finfinala turnai a casa senza stiarls e senza - marenghins! Ei er' iu si tut en spesas - ed ils Malerbas da Pianca bella vevan ei era buca stuiu temer fetg. -(in dialetto: mercanti italiani) |
Fonte | |||||||
| Anno 1858 |
Il 20 Aprile 1860, la masseria Petti di proprietà dei Belmonte, consistente in case di abitazione, case rurali, centimolo ed in terraggi sativi, macchiosi, triscioli ed aia da trebbiare con tutte le sue adiacenze, veniva affittata da Giovanni Prete, Cosimo Spagnolo e Giovanni Malerba, tutti proprietari e domiciliati in Veglie. Il trattato di fittanza veniva stabilito dal notaio copertinese Francesco Cosma presso il quale si era presentato Luigi Semola in qualità di amministratore generale dei beni dell'illustre casa di Belmonte. La durata del fitto veniva conclusa per quattro anni continui alla cifra di 580 ducati annui da dividere in due versamenti che avranno luogo per una metà a tutto Settembre, e pel saldo a tutto Dicembre, meno però per l'ultimo anno di fitto che dovrà esser pagato per intero il 25 Luglio. Gli affittuari Prete, Spagnolo e Malerba si impegnavano, inoltre, a mantenere la suddetta masseria da buoni padri di famiglia, a garantirle tutto l'occorrente necessario per un mantenimento a regola d'arte e ad assumersi a loro carico, rischio e pericolo, ogni specie di caso fortuito, preveduto ed impreveduto, divino ed umano, senza tuttavia esigere alcuna riduzione del fitto annuo stabilito. |
Fonte | |||||||
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Anno 1860
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M A S S E R I A C A S A E C A N T A L U P I Il 4
Giugno 1860, Salvatore
Malerba, Giuseppe Pendinelli e Antonio Pagano, i primi massari,
l'ultimo proprietario di Veglie, si recavano dal notaio Francesco Cosma
per l'affitto delle masserie Casa e Cantalupi, di proprietà dei
Belmonte. Cioè la masseria Casa l'ha presa il Malerba
con la garanzia solidale di Pagano ed il Cantalupi si concede in fitto
al Pendinelli (...). L'affitto della masseria Cantalupi, per sei anni
continui, veniva stabilito per 270 ducati all'anno e comprendeva le
seguenti doti: grano
per uso di semina o di mangiare tomola 95; orzo raso tomola 16; avena
colma tomola 90; una
carretta con ragana, sarto usato; vomeri di ferro, una zappa, un zappone
ed una sarchiolla; una pala, una scala; tre cestoni di paglia; due
sciaie per uso dei buoi; una panchitella usata per mangiare; 13 galline
e due galli. Siccome
la masseria Casa era stata ricostruita di pianta, così i pezzi d'opera
tutti sono forniti di ferramenti, moschiature e chiavi, ed essendoci
stato posto anche un mulino, l'affitto per quest'ultima era stato
pattuito per 455 ducati annui. Le doti di cui essa si componeva venivano
così ricordate: valore
di animali bovini e vaccini ducati 200; due carrette, pecore di frutto
n. 40; nutrini pecorini femine n. 20; montoni padri n. 3; capre grosse
n. 14; grano mischio di semenza tomola 50; avena colma tomola 50;
fave rase tomola 15; vomeri di ferro; aratri n. 4; giochi n. 2 co'
rispettivi bovi; canecchie di ferro e chiodi; due paia di funi pei bovi;
due rollatri di ferro; quattro galline; caccavo, cocchiaia di ferro per
la merce; una panca pel formaggio; tre tavole lunghe ad uso dello
stesso; due mangiatoie; una madia per la ricotta forte (...). |
Fonte | |||||||
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Anno 1860 |
M A S S E R I A L A F I C A La
masseria La Fica di
proprietà dei Belmonte e posta nel tenimento di Veglie, nel suffeudo
di Vocettina, veniva presa in affitto, con istrumento del 5 Maggio
1860 del notaio Francesco Cosma, da Giovannantonio e Vitantonia
Malerba, del fu Giuseppe, autorizzata
quest'ultima dall'espresso consenso e presenza del proprio marito
Domenico Demitry, nonché da Francesco
Malerba.
L'affitto veniva
convenuto per la durata di quattro anni e per la somma di 325 ducati da
pagare al compimento di ciascun anno, e proprio in ogni 25 Luglio. In
esso venivano comprese le seguenti doti: un'asina
a stima ducati 16; una carretta; pecore di frutto; nutrini femine 14;
idem maschi n.1; capre di frutto n. 10; caprone per padre uno; nutrini
caprini quattro; Nel documento si legge anche un riferimento piuttosto interessante all'alveare che si trovava nella masseria La Fica e che, pertanto, rientrava anch'esso come dote nel trattato di affitto menzionato. |
Fonte | |||||||
| Anno
1873 |
Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria) notaio Malerba Francesco Saverio,Pizzo, 1873-1888, voll.1. |
Fonte | |||||||
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sec. circa |
Fagnano Castello(Cosenza-Calabria)
La
banda dei 78 briganti. La leggenda vuole che nei boschi del territorio
di Fagnano operava, verso la seconda metà del XIX secolo, una banda
associata di 78 briganti. Era formata soprattutto da braccianti,
mulattieri, carbonai e delinquenti comuni che appartenevano a tre gruppi
distinti comandati dai capibriganti La Valle, Fuele e Malerba.
Della compagnia facevano parte anche un medico, un arciprete e un
notaio. Molto conosciuti erano anche i briganti Parafante e Benincasa,
nativi di Fagnano. Il primo era famoso per le sue imprese feroci. Fece
una fine orrenda, trafitto dal suo stesso coltello mentre uccideva un
soldato. Il secondo fu tradito dai suoi compagni e catturato mentre
dormiva sotto l'effetto del vino in un bosco nei pressi di Cassano.
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Fonte | |||||||
| Anni 1873 1892
1901
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GLI ESPOSTI. UN RILEVANTE FENOMENO NELLA STORIA DI TAINO (doc.4)
Certificato di affido dell'esposta Alessandrini Teresa dell'Ospedale di
Novara a Malerba Antonia, moglie di Luigi
(1892)
1873 -Mira
Catò Giuseppe sposa Gondi Giuseppa esposta di Milano -Lordi
Luigi, esposto di Milano, domiciliato a Barza, vedovo, sposa Bielli
Carolina -Gondi
Giovanni esposto* dell'Ospedale Maggiore di Milano sposa Malerba
Carolina *trovatello Anche
diversi tainesi si sono recati un
Sudamerica. Nel censimento del 1901 risultano assenti dal paese per
lavoro all'estero 65 tainesi, di cui 14 in America. Nell'elenco degli
emigrati è specificatamente segnalato che "si trova nell'America
del Sud" Stefano
Baranzelli, nato a Taino nel 1888, celibe, di religione cattolica,
muratore e Ambrogio Giudici di
Cheglio, nato nel 1878, celibe, di religione cattolica, contadino
colono. Nei Registri parrocchiali sono poi indicati diversi tainesi nati
in Sudamerica: come Margherita
Malerba nata a Venado Tuerto, nella Diocesi di Santa Fè; in
questa stessa località sono nate anche Ernestina,
Luigina e Rosa Graglia, figlie di Virgilio e di Regina Pedrizzetti,
emigrati in Argentina all'inizio del secolo così come i genitori di Gina
Berrini, Giuseppe e Ambrosina Bielli. Nella Pampa
Centrale, a Intendente Alvear, emigrarono Angelo
Malerba e la moglie Carolina
Ponti e anche Stefano Luisetti
con la moglie Emilia Maffini.
Tra
le motivazioni che spinsero milioni di persone a lasciare il paese natio
per il Sudamerica vi furono certamente le precarie condizioni economiche
e la grande miseria delle campagne, ma anche, come sostiene una certa
storiografia, il grande desiderio di molti di tentare la fortuna, unito
all'amore per il rischio e l'avventura e all'illusione che nei paesi
d'oltreoceano la ricchezza fosse facilmente raggiungibile. Illusione che
un certo tipo di propaganda diffondeva come dimostrano queste
interessanti e non comuni cartoline dei primi anni del secolo raccolte
da Alberto Sculatti.
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Fonte
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| Anno
1910 |
Comune di Rovelloporro(Como-Lombardia) In estate, con il perdurare del tempo secco, le sue rive liberate dalle acque lasciavano spazio a grandi cataste di tronchi di pino che disperdevano nell' aria un intenso profumo di resine. Provenivano dalle estese pinete che ai tempi ricoprivano vasti territori dei comuni di Appiano Gentile, di Veniano, e dai folti boschi di Cogliate e Solaro, nel comprensorio delle Groane. Erano le scorte depositate da Giovanni ed Angelo Volontè (Sperànz), conosciuti costruttori di scale a pioli, mezzi necessari per salire alla cassìna (fienile). A volte si ammucchiavano cumuli di ramaglie di conifere (la spòia), scaricate dai carretti dei boscaioli e riservate alle legnaie dei fornai rovellesi: ul Liétt, ul Büschèta, i fratelli Gaspar e Lüisin (Pristinée vecc) che ne apprezzavano la rapida combustione, l' ottimale resa calorica; era quell' "ingrediente" in più per ottenere una panificazione di particolare qualità e fragranza. La "Trattoria del Santuario con stallazzo" (Cantinùn) ancora non esisteva ed al suo posto verdeggiava rigoglioso ul giardìn del Malérba. La terza zoca, più piccola ma profonda almeno tre metri, era situata in via della Chiesa (via Cardinal Ferrari), tra la cà di Grigòrii ed il terreno in seguito occupato dalla vila de la Bigèta di fronte al sagrato della chiesa parrocchiale. |
Fonte
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| Anno
1931 |
PRATO
- Chiesa"SANTI COSMA E DAMIANO DI STRUPPA"-Genova Struppa
Nel 1931 due
famiglie, Torriglia e Malerba, donarono
allo scopo terreno per circa 1700 mq. Il progetto per la nuova chiesa fu
elaborato dall'ing. Lorenzo Basso e ottenne l'approvazione, ma tutto
rimase premessa e desiderio; ci volle l'impegno costante e risoluto del
parroco sac. Settimio Lazzari per la realizzazione dell'opera. |
Fonte | |||||||
| Anno
1932 |
DELIBERE
ADOTTATE DAL CONSIGLIO COMUNALE ANNO
1932 n°
257 del 20/5/1932 VARIAZIONI NELLE DENOMINAZIONI DELLE VIE COMUNALI E
INTITOLAZIONE DI VIA ROMA ALLA STRADA A SUD DELL' EX GIARDINO MALERBA ANCORA PRIVA DI DENOMINAZIONE. torna alla Home |
Fonte | |||||||
| World
War Anni 1915 & 1943
1941 1944 2001 |
Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria) A questo nobile consesso di cittadini illustri nello lettere e nelle scienze, nel patriottismo e nella religione, nelle armi e nelle arti, segue la schiera gloriosa dei baldi giovani che, durante le guerre che dal 1915 al 1943, travagliarono l’umanità, offrirono in olocausto la loro fiorente giovinezza sull’Altare della Patria.
Essi furono:
Augurusa Domenico, Schiavone
Francesco, Callipo Rosario, De Pascale Francesco, De Pascale Giuseppe,
Muzzì Vincenzo, Cantafio Vincenzo, Tozzo Giovambattista, Mattei
Giovambattista, Cicuta Antonio, Pagnotta Domenico, Accetta Arcangelo,
Ranieli Donato, Averta Gregorio, Aloi Antonio, Santulli Francesco,
s. ten. Bardari Giovanni Tommaso, Callipo Giovanni, s. ten. Capria
Cesare, Musolino Domenico, Marmorato Alfonso, s. ten. Guzzi Salvatore,
Sardanelli Vito, Muzzì Pasquale, Carria Do menico, Arena Santo,
Camillò Francesco, D’Àlì Carmelo, Pileggi Francesco, Paladini
Luigi, Sardanelli Carmine, ten. Cardona Domenico, s. ten.. Amodio
Andrea, Giustiniani Giorgio, ten. medico Chiaravalloti Leoluca, Vinci
Francesco, Marrella Carmelo, Mangione Giuseppe, Monteleone Giuseppe,
Musolino Leonardo, Riga Gregorio, Ponterosso Aristide,. Ceravolo
Giuseppe, Posca Filippo, Savastano Beniarnino, Monteleone
Vincenzo, Sardanelli Domenico,. Galastro Amedeo, Belvedere
Giorgio, Albino Francesco, Cal lipo Pasquale, De Vita Rocco,
Quercia Tommaso,
Galiano Francesco, Procopio Carlo, Stingi Pasquale, Napoleone
Salvatore, Procopio Antonio, La Porta Emanuele, ten. Marincola
Paolo, Rivolino Smeraldo, D’Asti Domenico, Licastro
Pasquale, Tranquillo Renato, Procopio Paolo, Guzzi Francescantonio, Malerba
Alfonso, Malerba Rosario, Mari Pasquale, Marmorato
Pasquale, Malerba Onofrio, Gullo
Giovanni, Rocca Antonio, Greco Paolo, Giansante Salvatore, Villella
Vincenzo, Belvedere Leonardo, Caprino Giovanni, Panzarella Pasquale,
Villella Rocco, Tripoli Luigi, Buffone Rocco, Ambrogelli Nicola,
Bartolotta Pietro, Pizzonia Giuseppe, Minniti Antonio, Consolo
Nicola, Di lorgi Giuseppe, Piserà Agostino, Pasceri Antonio, commis.
P. S. Amodio Vittorio, Bruzzese Giuseppe, mar. R. T. Marincola
Giuseppe, Galeano Giorgio, Marramao Rosario, Màrchica Michele, De
Filippis Pietro, Rocca Giuseppe, Schiavone Francesco, Stingi
Domenico, Schiavone Emanuele, Giustiniani Giorgio, Marramao
Francesco, Callipo Antonio, Onemma Pasquale, Lo Turco Francesco,
Licastro Francesco, Mùscari Carmelo, Facente Rosario, Nicoterese
Francesco, Ortenzio Francesco,
Malerba
Giorgio, Doccilli Antonio, Vallone Giuseppe, Musolino
Luigi, Tavella Francesco, Gionchiglio Ernesto, Gullo Durante,
Marramao Giorgio, Tabarano Giuseppe, Muzzì
Antonio, Sardanelli Francesco, Belsito Leoluca, Pisano
Francesco, Caridà Michele, Gullo Antonio, Risolino Salvatore,
Savastano Domenico, Malerba Antonio,Vallone
Giuseppe,
Malerba Francesco e Carreri Giuseppe. O gloriosi figli di Pizzo, che aveste per teatro del vostro eroismo le aspre giogaie del Grappa e le pietraie del Carso,
l’infocato
deserto libico, e le insidiose acque dei mari, siate benedetti nei
secoli!
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