Humberto Alexandre 

Malerba

 

Presenza storica dei Malerba in Italia 

      agg. GIUGNO 2004 by Raffaella Matera

 

 

Note In questa sezione desidero presentare alcune persone di cognome Malerba che sono menzionate negli archivi storici, per un motivo o per un altro, ma che comunque di cui si ha traccia nel tempo. Dalle date degli anni si può desumere anche come la famiglia  Malerba si sia diffusa dal nord al sud dell'Italia.

Certo non si sa ancora di quale di queste zone fa parte il Domenico Malerba nato nel 1871 che cerchiamo e dove non sappiamo ma conoscere bene le origini di una presenza storica è sicuramente un passo importante.

 

Anno

1128

Summonte(Avellino-Campania)

 

Piccolo comune della provincia di Avellino, ad oltre 700m sul livello del mare, adagiato in posizione amena sulle falde orientali del Partenio, ha origini antichissime, attestate dai ruderi ultra millenari del castello e dal nome latineggiante - Summonte deriva da Sub monte, sotto il monte.

La costruzione dell'originaria chiesa di Montevergine, nonchè la fondazione dell'ordine monastico, è dovuto a San Guglielmo da Vercelli che venne sul Partenio nell'anno 1120-1124 sotto il Pontificato di Callisto II. In seguito la chiesa originaria fu ristrutturata ed ingrandita, data l'importanza sempre più vasta che essa andava assumendo. Fu attraverso la donazione di sempre più numerosi beni feudali che il Monastero raggiunse una notevole importanza, beni quantificabili non solo in terreni, ma anche in vassalli offerti alla completa dipendenza di Montevergine. E' del marzo 1128 la donazione, da parte di Raone Malerba, signore di Summonte, del vassallo Giacomo di Pietro con i figli e tutti i suoi beni. Dal 1128 al 1178 il Monastero comprendeva vassalli sparsi per tutta l'Irpinia ed il Partenio: Ariano, Mercogliano, Torrioni, Summonte, Tufo, Avella, Avellino, Paolisi, Cervinara, Lapio, Castelbaronia ecc. ecc. Si comprende come in seguito la storia del Partenio abbia subito il "fascino" e l'influenza religioso-politica del Monastero. 

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Anno 1130 circa

 

 

 

 

 

 

 

L’atto è il più antico documento sulla bachicoltura in Italia ed è recensito dagli storiografi più autorevoli. Con i Normanni Summonte passò alla condizione di feudo e, concesso intorno al 1130 a Raone Malerba, un nobile di origine franca al seguito dei Normanni, rimase sotto il dominio dei Malerba per oltre due secoli fino alla morte dell'ultima discendente, Francesca Malerba, priva di figli. I Malerba goderono della stima e protezione dei regnanti dell'epoca, soprattutto con Robeno, che fu nominato giustiziere della Calabria dal grande imperatore Federico ll. Essi, a differenza dei successivi feudatari, vivevano nel castello di Summonte. Ai Malerba, dopo un breve periodo in cui fu feudatario un figliastro di Francesca..torna alla Home

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Anno 1154

Este(Padova-Veneto)

<< Cinque giorni prima del termine di ottobre. Essendo presenti Spinarello, Bonadigo, <<Alberto notajo, Rademano, Garlassario, Uberto, Isnardino, Tridentino, Adelardino, <<Gilardino, Alberico da Lendinara, Antonio e suo figlio Rodolfino, Balduino da Scala, <<Albertino Rolando e Arardo fratelli e figli del fu Erico causidico di Urbana, Guarimberto <<figlio del prefato Alberto, Giordanino e il suo fratello Enrico, Olderico, Guarniero di <<Soratico, Idone figlio di Ugone detto Senza fatica, Guidone Baugherio, Briana da <<Labaro, Federico da Primiero, Alberto da Monteorso, Liuto da Rovereto, Guidone da <<Palma, Girardino figlio del fu Corrado Storto, Adelardo Gambarini figlio del fu Corrado <<Storto, Adelardo Gambarini da Castello, Ottone da Pressana, Bonizenone, Marzio da <<Este, Bernardino di Marsilio, Arderico, Eruberto da Valesio, Uberto figlio di Lamberto da <<Este, Alberico e Rendivacca da Casale, Prando fratello del fu Bolgarello, Valario figlio <<del fu Corrado da Benzo, Albertino figlio di Bonaguisa, Bertrame da S. Quirico, <<Malestondo Domasollo, Castellano da Cereta, Desusio, Ugone dalla Rocca, Isachino da <<Legnago, Odelrico figlio di Guidone Smanio, Pilo figlio di Azzardo, Rodolfino Dall’Orto, <<Giovanni figlio di Girardo da Branda di Fornino, Guglielmo figlio di Malerba mugnaio, <<Gabriele figlio di Adelardo da Clarizia, Opizzone da Nogarola, Girardino figlio del fu <<Alberico, Opizzino figlio di Inardo da Nogarola e Odelrico Sartori. Allorché il re di buona <<memoria (Federico I) entrò in Italia e prese residenza nel vescovato veronese presso <<Bosco e il villaggio di Povegliano, Enrico (il Leone) figlio di Enrico (il Nero), Duca di <<Sassonia investì col vessillo Bonifazio e Folco Marchesi per sé e i suoi fratelli <<Alberto ed Obizzo assenti, nominatamente di Este, Solesino, Arquà, Merendole e di <<tutte le terre, castella, ville, selve, paludi, vegri, pascoli, saletti, acquedotti, comuni, <<consorzii, pesche, servi, donne, famiglie con tutto l’onore del mondo. Espressamente fu <<anche detto che dal prefato (Imperatore) si dà e concede ai marchesi tutti quei beni che <<l’avo (Azzo II) dei suddetti o il padre (Folco I) o essi stessi ebbero o detennero o al <<presente hanno o detengono giustamente o ingiustamente e specialmente quanto <<riguarda Arquà e Merendole, col patto però di riconoscere tutto ciò in feudo da esso <<(imperatore) succedendo l’uno all’altro tanto essi che i loro eredi solamente maschi. <<Mancando questi, succedano le femmine, e se alcuno di essi o dei loro eredi venisse a <<morire senza eredi maschi in modo che nessun maschio sopravviva, ed abbia una <<femmina fra i predetti fratelli o fra i loro discendenti, allora succederà quella unica figlia. <<Del resto se nessun maschio sopravvivesse, allora succede-ranno nel feudo quelli che <<discendono dai Marchesi e dai loro eredi per parte di femmine tanto se maschi <<discendenti da femmine, quanto se femmine.
<< Similmente lo stesso Duca promise ch’esso ed eredi darebbero difesa ed autorità <<come di ragione ai detti marchesi e ai loro eredi contro ogni uomo che volesse agire <<contro di loro. Di più il prefato Duca dei Sassoni Enrico proscioglie i Marchesi tanto <<presenti che assenti e tutti quelli che pei Marchesi avessero offeso il Duca, per <<qualunque cosa che ingiustamente contro di essi e suoi parenti in causa delle liti, <<controversie e ragioni potesse far valere contro di essi . Perciò i marchesi Bonifazio e <<Folco giurano sopra i sacri vangeli di Dio che pagheranno, o da sé o a mezzo de’ suoi <<Nunci, quattrocento marche d’argento al ridetto Duca o al suo Nuncio non più in là e <<fino a quindici giorni dopo della prossima domenica.
<< Locchè tutto fu giurato di mantenere da parte dei Marchesi colla mano e colla voce <<dei surriferiti Alberto, Rolando, Arardo causidico, Uberto, e Bernardino da Lendinara. <<Lo stesso Duca prese per mano lo stesso Arardo, e gli ordinò di porre i predetti <<Marchesi nel possesso e detenzione del feudo sopradescritto, e ne li rendesse <<possessori da parte del Duca Signore.
<< Furono presenti per parte del Duca l’avvocato Augusto Armano, Masnerio, <<Limpoldo, Corredo da marengo, Amengariso e molti altri della stessa curia.
<< Fatto sotto la tenda del Duca nell’anno del signore 1154 - Io Gabuardo notajo del <<Sacro Palazzo fui presente e scrissi pregato dal Duca >>. 

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Anno

1300

Caluso(Torino-Piemonte)

L' etimologia del nome Caluso significa città forte-chiusa: Oppidum Clausum luogo munito di difese naturali ed artificiali.
Infatti, la collina su cui Caluso sta adagiata chiude il bacino del Lago di Candia e della Dora.

Allo stesso modo in Francia, Caluso fa il pari da un punto di vista fonetico con Clos, "Clos de vigne" che attraverso i secoli ha assunto un significato molto importante nel campo della viticoltura: zona produttrice di vini di eccelsa qualità Clos in Borgogna, Cru nello Champagne e Chateau nel Bordolese.
Per indicare le nostre migliori posizioni geografiche per la coltivazione della vite è più opportuno però usare il termine bric ossia collina, termine di origine celtica, prettamente nostrano e di grande attualità....

Da Piazza Ubertini, a lato del Palazzo Civico, vi è una stradina che porta in località Castello.
In cima al poggio emergono, avvolte da una fitta vegetazione, la massicce mura che cingevano la rocca. La fortezza feudale fatta erigere dai Della Valle di Mazzè risale intorno al XIII secolo.
Nonostante i colpi inferti da
Malerba, che era sotto la guida dei Marchesi di Monferrato, alcune muraglie alte circa dieci metri resistettero agli aggressori e al passare del tempo.
Sullo spiazzo antistante la rocca si nota un altro interessante rudere: sono le tre pareti prive di tetto dell’antica chiesa di San Calocero, la primitiva parrocchia di Caluso, ancora esistente nel secolo XVI e menzionata in una bolla pontificia intorno al 1170-1175. 
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Anno 1334

Mazara del Vallo(Sicilia)

Fondata la chiesa, stabiliti i confini della diocesi, il Conte Ruggero nomina il primo vescovo in persona di un suo congiunto. Furono ben 23 feudi che, sotto il nome di Casal Bizir, conosciuto poi col nome di Casale del vescovo, ed ora col semplice nome di Casale, vennero donati al capo della chiesa, il quale rimaneva così alla testa della nuova aristocrazia feudale. Più tardi altre concessioni ebbero i vescovi, tra cui quella delle decime sulle tonnare della diocesi fatta nel 1144 da re Ruggero e quella del mero e misto impero, ossia la giurisdizione civile e criminale, da re Giovanni nel 1433. Sono pure dell’epoca normanna le concessioni di alcune terre all’Università di Mazara, dei feudi di San Nicola e Dimina al convento di basiliana annesso alla Chiesa di S. Maria delle Giummare, passati in seguito ai Cavalieri di Malta, nel feudo di San Giovanni al convento di Benedettini della Chiesa di San Nicolò Regale, di alcune terre della diocesi con villani al monastero di S. Maria di Vai Giosafat e infine la concessione del casale Albukair con dieci villani fatta dall’ammiraglio Giorgio d’Antiochia al monastero di San Michele. In seguito troviamo altre concessioni. Nel 1334 Costanzo Maccagnone fonda nella Cattedrale il beneficio di Santo Stefano, cui assegna il feudo di Garufo. I feudi di Roccazzo, Malerba, Casino e Fondacazzo appartenevano anch’essi a chiese e conventi. Come si vede dei 68 feudi, in cui era diviso il territorio di Mazara, l’immensa maggioranza era posseduta dal vescovo, dai monasteri e dalle Dignità ecclesiastiche, il resto dall’Università e da pochi feudatari un principe, tre baroni, due duci, due marchesi e un conte, Di concessioni feudali quelle della regina Costanza a frate Nicolò di Mazara, eremita dell’ordine di San Basilio, di 50 salme di terra nel territorio di Salemi nel Maggio del 1288 e quella fatta dalla regia Curia in perpetuo e con tutti i diritti ad Onofrio de Alessandreno delle terre di Roccolino e di alquanti censi della città, che erano posseduti da Guglielmo Raimondi di Montecaleno, conte di Meliveto, il quale, essendosi ribellato a re Martino, perdette la vita e gli averi, Ma nel 1513 la concessione, forse per mancanza di eredi, ritorna alla Curia...torna alla Home

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Anno

1337

Storia di Milano(citati i Comuni di Nerviano e Parabiago) anno1337

Di più battaglie e sconfitte che furono in uno giorno in sul contado di Milano.

          Nel detto anno, essendo rimasi ne' borghi di Vincenzia gran parte delle masnade da cavallo state in Lombardia al nostro servigio e di Viniziani, com'è detto adietro, dapoi che·ffu fatta la pace col Mastino e pagati cortesemente per li nostri Comuni, sì feciono una compagna, e furono bene IImD cavalieri; e non si vollono partire da Vincenza, se non avessono moneta da meser Mastino. Messer Loderigo Visconti, consorto di meser Azzo Visconti signore di Milano e suo ribello, andò a Vincenza con sua moneta, e col favore e moneta di meser Mastino, il quale per levarsi delle sue terre la detta gente stati suoi aversari, e per mandarli adosso a meser Azzo suo nimico, fece conducere al detto meser Loderigo la detta compagna. E all'entrante del mese di febraio gli condusse in su il milanese passando il fiume dell'Adda; e sopra quello di Melano stettono XII dì faccendo gran danno di ruberie, ma non d'arsione. Alla fine s'accamparo alla villa di Lignano presso di Milano a XII miglia. Sappiendosi la novella in Milano, ebbono grande turbazione, e uscirono di Milano, popolo e cavalieri, a dì XV di febraio, con ordine di loro strolago, promettendo loro di vincere i nimici, ma male provide la dolorosa vittoria che a·lloro ne seguì, della quale oste fu capitano meser Luchino Visconti zio di messer Azzo, però che 'l detto meser Azzo era gravato di gotte, e furo da IIIm cavalieri e Xm pedoni. Ed essendo una parte della gente di Milano da M cavalieri e IIIm pedoni nella villa d'Aro, e di quella poi andaro alla villa di Parobico, la detta schiera, ond'era capitano Giovannuolo Visconti e messere Giovanni dal Fiesco, e più di XX gentili uomini di Brescia; il maliscalco dell'oste tedesco, messere Luchino coll'altra gente s'acamparo nella villa da Nervia. Sentendo ciò meser Loderigo, sabato notte, a dì XVIIII di febraio, in sull'ora del mattutino colla sua gente cavalcò alla detta villa di Parobico, e di notte assalì i nimici, i quali accampati di fresco, e non proveduti per l'asalto della notte, ella detta villa schiusa, furono sconfitti in poca d'ora, e mortine grande quantità, ispezialmente di pedoni per la notte, e morivvi meser Giovanni dal Fiesco di Genova capitano di quella gente, e più altri Lombardi e Tedeschi. La domenica mattina, a dì XX del mese, avendo messere Loderigo avuta la vittoria detta mandò di sua gente da DCC cavalieri verso Milano a uno passo di fiume per torlo a' Milanesi, i quali feciono grande danno al popolo che fuggieno a Milano per la detta sconfitta; e lasciò a Parobico CCCC cavalieri co' prigioni e colla preda, e poi col rimanente di sua oste, ch'erano MD cavalieri, si tenne schierato a·ccampo di fuori della villa uno miglio. Messere Luchino sentendo la notte l'assalto fatto alla sua gente a Parobico, uscì di Nerviano e fece due schiere, elli con MCCCC cavalieri tedeschi, ed Ettorre da Panago con DCC italiani, tra' quali avea CC cavalieri del Comune di Bologna al servigio di que' di Milano, e venia per soccorrere la sua gente, e trovolli sconfitti. Ettorre entrò in Parobico, ove avea i detti CCCC cavalieri di quelli di meser Loderigo che guardavano la preda, e quelli assalirono, e dopo lunga battaglia Ettorre gli sconfisse. Messer Luchino s'affrontò con meser Loderigo la domenica in sull'ora di terza, e·ffu tra·lloro aspra battaglia che durò infino a nona passata. Alla fine fu scavalcato e fedito messer Luchino e preso, e rotta la sua gente e messi in caccia. In quest'ora sopravennero alla battaglia detta Ettorre da Panago co' suoi Italiani, ch'avieno sconfitto i CCCC cavalieri che meser Loderigo avea lasciati in Parobico, e percossono sopra la gente di meser Loderigo, i quali credendosi avere vinto il campo erano sciarrati cacciando li sconfitti; per la qual cosa furono di presente rotti e sconfitti, e riscosso mesere Luchino e gli altri prima presi; e·ffu preso meser Loderigo e maggior parte di sua gente, e menati a Milano. E così fu rotta e morti e presi quasi tutta la detta infortunata compagna; che tornando meser Luchino verso Milano, per la via al sopradetto passo fu sconfitto Malerba tedesco capitano de' detti DCC cavalieri che meser Loderigo avea mandati al passo verso Milano. Ma·lle dette vittorie del signore di Milano furono con grande dannaggio di sua gente, che·vvi morirono più di D uomini di cavallo, e più di IIIm a piede del popolo di Milano. Avenne fatto sì lungo conto per le svariate battaglie e rotte che furono tra·lle dette genti; che in una giornata furono fatte V sconfitte tra dall'una parte e dall'altra, che non fu mai inn-Italia; e di questo sapemo il vero da più genti di fede che vi furono presenti. Lasceremo di questa matera e torneremo a nostro conto. 

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Anno 1339

mese di Gennaio

Condottieri di Ventura di Milano andati in Veneto per combattere LODRISIO VISCONTI  (Luigi Visconti) Signore di Castelseprio e Crema.

Alla fine della guerra, si trova a Vicenza con le masnade tedesche e le soldatesche di entrambi i contendenti. Il signore di Verona dà a Lodrisio una certa somma ed egli convince a seguirlo contro Azzone Visconti 2500 cavalli, 800 fanti e 200 balestrieri, per lo più svizzeri. E’ così costituita la Compagnia di San Giorgio, nella quale militano il conte Lando, il Malerba e Guarnieri di Urslingen. torna alla Home

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Anno

1349

Caluso-Ivrea-Piemonte

Nelle guerre tra guelfi e ghibellini Caluso giocò un ruolo di primo piano; con la sua poderosa roccaforte e le robuste mura costeggiate da un profondo fossato, guardate da porte presidiate, era una spina nel fianco di Giovanni II Paleologo, marchese del Monferrato, uno di punta del partito ghibellino, impegnato in una lunga e sanguinosa guerra (detta del Canavese) contro Giacomo d’Acaia, figlio di Filippo. Giovanni II tentò più volte di espugnare Caluso, inviando i suoi Mercenari guidati da Facino Cane e dal Malerba vi fu sempre respinto . Finalmente, nel giugno del 1349, dopo vari tentativi, alla testa delle sue truppe e accompagnato da uso cugino Ottone di Brunswick, riuscì ad entrare e a porre l’assedio alla rocca. Durante la notte però i capi guelfi elusero l’assedio e si posero in salvo attraverso una breccia. Caluso diventò feudo di Ottone di Brunswick, a cui Giovanni II l’aveva assegnato, fino al 1376, dopo di che passò ai Valperga di Rivara che lo mantennero fino al 1537, anno in cui si insediarono gli Spagnoli, comandati dal generale Cesare Maggi, che smantellò il castellazzo temendo che cadesse in mano ai francesi.
Da allora non è mai più stato attivato.

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Anno

1400

Vallio(Brescia-Lombardia)

 

Geografia Sup. Kmq 15,05; alt. da m 213 a m 976 s.m.; ab. (vallesi) 905; dist. Km 28; tel. 0365; c.a.p. 25080.
Storia Nel medioevo fu tra i possedimenti del monastero di San Pietro di Serle; nel secolo XIV divenne feudo dei
Malerba.
Arte Al '700 risalgono la Parrocchiale e il santuario del Nome di Maria.

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Anno

1469

Torri del Benaco(Verona-Veneto)

In un lontano passato, la zona dell’Alto Lago era posto ideale per gli eremiti: era infatti selvaggia e poco abitata. Tra gli ospiti più famosi delle nostre montagne sono da ricordare S. Ercolano a Campione e i S.S. Benigno e Caro a Malcesine. Talvolta alcuni eremiti si riunivano e formavano dei Romitori, con spesso annessa una chiesetta. Quella dei S.S. Faustino e Giovita, un chilometro fuori Torri, è appunto una di queste: la troviamo già sicuramente nel XV° sec. ma alcuni la fanno risalire al secolo precedente. Conserva nell’ interno la tomba dell’eremita Pietro Malerba, (vedi personaggi illustri) morto nel 1469. la chiesa ebbe diversi proprietari, tra cui il vescovo di Brescia e il Seminario di Padova; attualmente appartiene agli eredi di Giacometti Angelo e Francesco che nel 1888 la fecero restaurare. Nell’interno si possono ammirare pregevoli affreschi del XV° sec. raffiguranti tra gli altri S. rocco, S. Sebastiano e una madonna con Bambino. Conserva all’interno, la tomba dell’eremita Pietro Malerba morto nel 1469, con sopra incisa la frase: “ Voce Malerba fuit, sed re difundit odores, ut flos candidior, quem paradisius habet. MCCCCLXIIII, die tercio decembris”. Traduzione dal latino: Si chiamò Malerba, ma sparse attorno a se profumi, come il fiore più candido che il paradiso possa produrre. 3 dicembre 1969.torna alla Home

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LA TOMBA DI FRATE MALERBA
A pochi passi da Torri, a monte della strada che conduce a Garda, vi è San Faustino, dolce luogo solitario, immerso negli ulivi.
Esisteva qui, in epoca lontana, e certamente fin dal secolo XV, un convento di frati Olivetani.
Ora, eccetto la chiesetta, dedicata a San Faustino e Giovita, addossata ad altra costruzione, quasi più nulla è conservato dell'antico convento; eppure tutto qui, tra questa pace agreste, ha un misterioso e suggestivo sapore del passato.
Dove si stendeva silenzioso il piccolo Cimitero dei Frati, ora vi è un orto con piloni di una serra.
Una leggenda racconta che alcuni anni dopo la scomparsa del convento e la trasformazione del cimitero in campo, i contadini del lugo, succeduti ai frati Olivetani, fecero una strana constatazione: in una determinata zona di quel campo, occupata da pochi metri quadrati, l'erba era sempre ingiallita e secca nonostante le abbondanti piogge, e pure inariditi erano i rami degli alberi prospicenti sul breve spazio di terra. Ad ogni primavera balzava evidente il contrasto: tutto intorno, il campo e le piante rinverdivano, fuorchè nella piccola zona. I contadini ad ogni tornar di stagione se ne chiedevano il motivo e desideravano vederci chiaro.
Un giorno per svelare il mistero decisero di por mano ai picconi e di scavare in quel punto. Così fecero: scava e scava, ai loro occhi stupiti apparve uno scheletro umano.
La loro meraviglia ed emozione furono ancora più forti quando da una lapide trovata accanto allo scheletro composto, seppero che quelle erano le spoglie del frate venerabile
Filippo(?) Malerba di S. Agata Feltria, morto in concetto di santità e di cui essi avevano sentito vagamente parlare.
A tale vista, subito i buoni contadini interpretarono quella ostinata aridità del terreno e delle piante come un prodigioso inizio del desiderio del santo Frate d'esser tolto dall'oblio e di avere una più onorata sepoltura.
Ed infatti, continua la leggenda, dopo gli accertamenti del caso effettuati da un superiore religioso dell'ordine degli Olivetani, venuto appositamente dall'altra sponda, le sacre spoglie del Venerabile Malerba furono
solennemente traslate, alla presenza di molti fedeli, in una pregevole arca marmorea nella vicina chiesetta di San Faustino e Giovita; e si dice che, in seguito, si ebbero per intercessione del santo Frate, altri miracoli.
Ancor oggi esiste realmente nella chiesetta l'antica arca marmorea sulla quale sta scritta la seguente epigrafe:
VOCE MALERBA FUIT SED RE DIFFUDIT ODORES UT FLOS CANDIDIOR QUEM PARADISUS HABET
MCCCCLXVIII - DIE TERCIO DECEMBRIS

Tratto da "Leggende del Garda" di Benedetto Lenotti - Manfrini Trento 1977 

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 Il firmamento delle case gentilizie d'armi del Piemonte e le famiglie nobili subalpine(Valli sotto l'arco delle Alpi): 

 

Agnès Des Geneys di Fenile; Alberti di Pessinetto, Alessi di Canosio, Alexandry Orengiani, Alinei d’Elva, Ambrosetti, Amrin, Antoniotti,

Ardizzo, Ardoino, Arduini, Asarta, Astraudo, Bacilotto, Badat di Castelnuovo, Badini, Bajardi, Baralis, Bardesono

di Rigras, Barozzi di Lessona, Bellegarde, Belli di Carpenea, Beltramo, Berlia della Pie’, Bernardi di

Monasterolo, Bernesso, Bertolé Viale, Blacas, Bocca, Boccuti, Boglio, Bondesio, Bonifacio, Bono, Bono di

Costigliole, Bornion, Borsato, Bovi, Buniato, Buraggi, Buthod, Cais di Pierlas, Caldera, Caldora, Calvino, Cane,

Canelli, Canera, Caron. Carrassi, Cauda, Cauvin, Cavassa, Chaurand de Sainte-Eustache (de), Chiabaudi,

Chiabrera Castelli, Chiapel de St. Laurent, Chioatero di Coarazze, Chionio e Chionio Nuvoli di Thénézol,

Cibrario, Cipelli, De Cler, Le Clerc, Cleremont, Clerico, Coda Nunziante, Comba, Cortese, Costa della Torre, La

Cour, Cressy, Du Cret, Cuneo, Curione, Dabray di Merindol, Daddei, Daviso di Charvensod, Defera Lascaris di

Gorbio, Demichelis, Despres, Doglio, Donzelli, Dorato, Dupré, Elia, Embruni, d’Entrèves, Fabre, Facelli, Faraudi,

Fasola, Fassati, Ferrero (Casale M.), Ferrero (Carmagnola), Ferrod, Fogliachi, Forneri, Frascaroli Calvino

Bajardi, Gaio, Gal, Gallea della Maddalena, Galussio, Garofoli, Gazini, Geisser di San Vito, Gerodetti, Giachino

Sandri, Giordanino, Giulio, Gonetto, Goveani di San Germano, Gresy de Boyssy, Grimaldi di Boglio, Gromo,

Guibert, Guidobono Cavalchini Garofoli Roero San Severino, Ioannini Ceva di San Michele, Lachina, Lodi,Lomello, Lonati, Lunel, Macciò, Maffei, Maffioli, Maggiora Vergano, Maghino, Magliano, Malerba, Manassero di Costigliole, di Marché, Marentier, Marini (Villafranca Piemonte, Cavour, Cuneo), Marini (Vinadio, Dronero), Massazza, Maulandi, Mayoli, Menada, Michelotti, Miga, Mignatta, Mistralis, Mondano, Moniardo, Montafia, Mosca, Mosso, Munier, Negro, Nigri, Nitardi, Nizzati, Nota, Nuvoli, Obert, Occlerio, Ocheda, Oggero, Oregia, De Orestis di Castelnuovo, Ostini, Palenzona, Pallieri, Paloretto, Panoglio, Parea, Pascali, Passalacqua, Penna,

Peretti, Perier, Perracchio del Villar, Peyretti di Condove, Piana, Pignier, Piovano, Platea, Populo, Portis, Prina, Radicati Talice di Passerano, Ragazzoni, Raimondi di Gorbio, Rangone di Montelupo, Ranzoni, Raveria,

Ravetto, Rejmondis, Reyna, Riccardo, Risaglia di Margone, Rombelli, Roncas di Castel Argento, Sandri

Giachino, Sansoldo, Sansoz, Santi, Sella, Sibilla, Simbaldi, Socio, Sola, Somano di St. Cergues, Sona, Sorle,Taffini d’Acceglio, Talice Blesi, Tecco, Teppa, Tosello, Triveri, Trona di Clarafond, Turco, Turello, Turletti Tola, Valentini, Vandone di Cortemilia, Viamoni, Vibò, Vicino, Vinea, Violetta, Viterbo, Vittone. torna alla Home

Fonte: Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 2000, pp. 967-1026.
Anno 1446

Eremiti Congragazione di S.Giacomo

There were two other congregations at Rome under the patronage of the same Doctor of the Church: the Hermits of St. Jerome [of the Congregation] of Blessed Peter of Pisa, and the hermits of St. Jerome of Fiesole. The former came into existence at Montebello, in Umbria, about the year 1375; Blessed Peter of Pisa, its founder, died in 1435. Its constitutions were not drawn up until 1444, and St. Pius V gave the congregation its definitive form in 1568. It was augmented by the incorporation of several ermitical groups: that of Blessed Nicola di Furca-Palena, under the generalship of Blessed Bartolommeo Malerba, after 1446; that of the Hermits of Monte Legastro, near Genoa (1579), founded by Blessed Lawrence; lastly the Tyrolese and Bavarian hermits (1695). The forty houses of Italy formed the two Provinces of Ancona and Treviso. At Rome these religious occupied the monastery of Sant' Onoforio on the Janiculum. Their habit was brown and consisted of a tunic, a hood, and a mozzeta, with a leathern girdle. Many of the congregation have been beatified- Pietro Qualcerano, Nicola di Furca-Palena, Bartolommeo of Cesna, Filippo of Sant' Agata, and others. torna alla Home

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Anno 1478

Un prete Malerba

Firenze

LE LETTERE VOLGARI DI ANGELO POLIZIANO

......celeberrima, scritta alla Tornabuoni da Cafaggiolo il 18 dicembre 1478, nella quale l’umanista dà voce alla sua «accidia» descrivendo la sua malinconica giornata in villa (fra solitudine, timore per il futuro e scoramento per il presente) con felice ricchezza di invenzioni linguistiche e di immagini (Poliziano «al fuoco in zoccoli et in palandrano», il prete ser Alberto del Malerba che «tutto dì biascia ufficio con questi fanciulli»44), insomma con una sincerità di toni e con un confidente abbandono che mai – almeno in quegli anni - egli si sarebbe permesso di usare scrivendo al suo «padrone». 

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Anno

1508

 Bormio( Sondrio-Lombardia) 

anno 1508 - Il 28 del mese
MALERBA: UN NOME CHE E TUTTO UN PROGRAMMA. FECE TANTO MALE "CHE SARIA UN LONGO SCRIVERE"

Dopo la fuga di Ludovico il Moro, Tirano, difesa da una guarnigione tedesca, era stata assediata dai francesi e fatta capitolare. Nella zona tra Tirano e Ponte si insedia un certo capitano Malerba con cinquecento guasconi.

Scrive in proposito Stefano Merlo: "L'anno 1508, signoreggiando il Re di Francia questa Valle, mandò a Tirano un suo capitano qual si dimandava Mal'erba con suoi guastatori; costui stette tra Tirano e Ponte mesi 5; io non credo che fosse mai stata al mondo più cattiva Persona di costui, fece tanto male in Valtellina che saria un longo scrivere".

E il Romegialli: "Oltre il vitto e l'intiero vestito ai soldati, estorceva ogni giorno dai costernati abitanti grandissime somme di denaro, minacciando di punire di ferro e di fuoco qualunque resistenza". torna alla Home

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Anno

1541

Crotone-Calabria

Vi è poi , a parte, un folto gruppo formato dagli “sclavi, o scavi, de Cotrone”, i cui nomi sono seguiti da quelli dei loro padroni, che sono i nobili della città, i funzionari regi ed i feudatari:Marco Nigro de Infosino, Francesco Nigro de Francesco Pipino, Marco Nigro de Pipino, Martino Nigro de Francischino de Pascqua, Cola Nigro de Joanne de Tappia, Cristofalo Nigro de Ferr.ti de Alexandro, Ferr.ti Nigro de Jo. Antonio de Sena, Cola Nigro de Yirimia, Sulima Moro de Ger.mo Oliveri, Casam Turcho de Luca Castellano, Francesco Nigro de Amato, Rubino Nigro de Julio e OttavianoTibaldo, Joanne Nigro de Loyse de Minneses, Cristofalo Nigro de Bernardino Susanna, Franco moro de Nardo Locifaro, Cifaro moro seu yuzo de Nardo Locifaro, Perico Nigro de Perruccio Locifaro, Baram Turcho de Alonso Veles, Barberi Turcho de Alonso Veles, Giorgi Nigro de Cola Faraldo, Bernardino Moro de Marco Malerba, Durala Turcho de Ferr.ti Galluco, Memi Turcho de Gratiano de Amato, Matteo Nigro de Jo. Bb. Xiglano (Syllano), Marzano Moro de Ferr.ti Marzano, Cola Nigro de Joanne Velez de Tappia, Casu Turcho de Jacobo Barbamayore, Lo Moro de Filippo la Vollita.  

Scorrendo il lungo elenco, emergono due distinti gruppi di schiavi: i Nigro ed i Turcho. I primi sono stati redenti ed hanno assunto, tramite il battesimo, il nome cristiano, i secondi invece *I “Conti” del regio pagatore Veles de Tappia elencano le spese sostenute dalla Regia Corte per la costruzione delle fortificazioni delle città e castello di Crotone, i cui lavori iniziarono nella primavera del 1541. Lo scrivano di razione Petro Saporta, incaricato della loro stesura, distinse settimanalmente e giorno per giorno i denari pagati ai fornitori dei materiali ed ai lavoratori. e. Bisogna infatti aggiungere a coloro, che presero parte ai lavori di fortificazione, le donne, i bambini e gli anziani.

*(I “Conti” del regio pagatore Veles de Tappia elencano le spese sostenute dalla Regia Corte per la costruzione delle fortificazioni delle città e castello di Crotone, i cui lavori iniziarono nella primavera del 1541. Lo scrivano di razione Petro Saporta, incaricato della loro stesura, distinse settimanalmente e giorno per giorno i denari pagati ai fornitori dei materiali ed ai lavoratori.) torna alla Home

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Anno 1567

Scandiano(Reggio Emilia-Emilia Romagna)

Da Casalgrande a Scandiano

E’ solo nella seconda metà del secolo XVI che troviamo un componente della famiglia di Pellegrino Vallisneri a Scandiano. Nel più antico registro dei matrimoni della Pieve di S. Maria di Scandiano si legge: “Alli 27 luglio 1567 contrasse matrimonio la Julia rognona , fatte le denontiationi, con Possidonio da Casalgrande. Presenti Geronima Rippa e Giulio Malerba in la Pieve di Scandiano”.

Archivio Parrocchiale di Scandiano (d’ora in avanti APS), Vacheta delli Matrimoni che incomincia dall’anno 1565 a 26 febbraro, c. 2r. 

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Anno 1600

Rio Saliceto(Reggio Emilia)

La “Zecchiera” è una storica costruzione posta in via Naviglio Sud n. 3, poco distante dal mulino di Caprì, già proprietà dei PP. Carmelitani di Correggio per donazione fatta dai Principi di Correggio. Nel 1600 ospita la zecca di detti Principi, gestita dallo zecchiere Marco Antonio Ferranti, bresciano. Il Ferranti è considerato uno dei migliori zecchieri del principe Siro; fra le monete battute nella sua zecca si annoverano le seguenti: Mezzo scudo d’argento (valore 60 soldi), cavallotto d’argento (valore 6 soldi), tallero d’argento (valore 80 soldi), giulio (valore 10 soldi), quattrino di rame. Il 10 maggio 1600, a scopo di rapina, il Ferranti viene ucciso da una banda di malfattori comandati da certo Lodovico Malerba. Trovano pure la morte Lazzaro Bonardi, cliente dello zecchiere e il servitore Girolamo Veronesi. Alla famiglia rubano oro e argento da conio, denaro e gioielli per un valore di 8mila scudi, compreso il vestiario della moglie Barbara Righetti alla quale, per levarle sveltamente anche l’anello, minacciano di amputare il dito. La minuziosa descrizione del tragico episodio è riporato dalle seguenti testimonianze rese il giorno successivo da Barbara Righetti, vedova del Ferranti, e da Abramo Donati cliente dello zecchiere, presenti al fatto.

Ecco la testimonianza originale:"

TESTIMONIANZA DI ABRAMO DONATI CLIENTE DELLO ZECCHIERE: “Hier sera in circa alle 23 hore e meggio essendo in questa Camera proprio dove hora siamo nella casa del già M. Marco Antonio Ferranti Bresciano posta nella villa di Caprì sicome ho inteso a dire territorio di Correggio et essendo a tavola con il sudetto M. Marco Antonio che cenavamo dove era anco Ms. Lazaro Bonarni hebreo, et uno come Irione che ha nome Domenico che è bresciano, vedessimo venir verso la porta del cortille tre homini a cavallo, et il M. Marco Antonio fece vedere al servitore chi erano et mentre che il servitore andò a vedere chi fossero esso Domenico disse havesse sospetto a M. Marco Antonio, et esso rispose che no, et tutto ad un tempo arrivò il servitore et gli disse che era il Malherba bresciano (cioè di Brescia) che volea rinfrescare gli Cavalli, et il M. Marco Antonio disse sii il ben venuto, et gli fece apprire, quali vennero in casa, et essendo prima tre o quattro, comparsero doppo apperto il portone forse otto o dieci oltre gli primi quali vennero alla casa et smontorno tutti et entrorno dentro, et il M. Marco Antonio gli invitò a cena et gli fece dare da mangiare et bere trattandoli bene al meglio che potea così al improviso, et costoro mangiarono, noi si rittirassimo fuori ms. Lazaro et io et vedevamo de quelli homini che andavano per il cortille quali facevano mostra di vedere gli suoi cavalli et così doppo venessimo dentro in casa detto ms. Lazaro et io et si fermassimo sopra la porta dove vennero duoi de quelli tali a darci parolle et da ivi appunto fossimo chiamati dentro da parte di uno M. Ludovico ma non disse poi chi fusse, et così entrassimo nella camera istessa dove haveamo cenato et vedessimo il M. Marco Antonio con il Malberba che era alla finestra di quel cantone,...."

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Anno

1603

Acquaviva delle Fonti(Puglia)

Nelle immediate vicinanze della città, nel 1603, i de Mari edificarono la masseria Malerba, ed entrarono in possesso della masseria Jesce, lungo l'antica via Appia, in direzione di Gravina. In città abitarono il secentesco palazzo Notarpietro, in via Candiota .
Nel corso del XVII sec. la famiglia consolidava in Napoli la propria posizione di prestigio, esprimendo il proprio potere anche attraverso istituzioni benemerite, come la fondazione, ad opera di donna Geronima de Mari, del "Conservatorio per fanciulle vergini, con piccola cappella", presso il palazzo della Vicaria nella strada "de' Ferrari".

(Il caso dei de Mari ad Acquaviva delle Fonti.di Chiara Dalfino Spinelli)

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Anno

1614

Chiesa del Carmine-Catania

L'Altare di S.Lucia e S.Agata, con tela del 1791 di Antonio Pennisi di Roma, che ricorda la supplica che la santa siracusana fece al sepolcro della santa catanese per implorare la grazia della guarigione della madre. E, a ricordo della prima sepoltura della vergine e martire catanese, ai piedi del quadro è posta un'urna con statua di cera di S. Agata, patrona della città. Molti compositori siciliani hanno composto musiche sacre su questo fatto, non ultimo il carmelitano P.Michele Malerba in un suo libro di musiche del 1614.  

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Anno

1687

Nei suoi poderi piantò vigne che servirono da modello e da vivaio per gli altri produttori. Condusse anche molti esperimenti con diverse varietà di uva. Le autorità cercarono a questo punto di attirare immigranti con conoscenze nella viticoltura, e grazie alle lotte religiose scatenatesi in Europa, nel 1687 riuscirono ad ingaggiare 34 emigranti piemontesi: erano un gruppo di uomini e 4 famiglie, tutti agricoltori valdesi di provata esperienza vinicola. Di loro rimangono tuttora i nomi, fra gli altri si ricordano i Malan, i Malerba, i Pisani. torna alla Home

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Anno

1700

 

 

Altamura(Bari-Puglia)

Masseria fortificata Malerba (XVII sec.) di Altamura, a un tiro di schioppo dalla misteriosa "valle dei Dinosauri" che si visiterà a una cert’ora nella notte del solstizio, quando la luna accarezzando di luce la roccia carsica indicherà le piste e le orme degli Adrosauri che 65 milioni di anni fa vivevano da queste parti nutrendosi di enormi quantità di erbe che crescevano in riva ad un mare che assomigliava a quello caraibico.....torna alla Home

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Anno

1735

 

Un vescovo Malerba

Vescovo Antonio Malerba

Sant'Angelo de' Lombardi-Campania

dal 25 maggio 1735 al 1761 

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Anno

1715 

Caserta(Campania)

Originaria del Piemonte. Fu illustrata dal Beato Filippo Malerba di Sant’Agata, Generale dell’Ordine di S. Girolamo, della Congregazione Beato Pietro da Pisa, morto nel 1498. Un ramo di questa famiglia si portò nel Meridionale d’Italia, nella persona di un Biagio Malerba, comandante dell’Esercito di Re Carlo II. Piantò sua dimora in Caserta, dove suo figlio Alfonso conseguì i più alti onori e uffici di quei tempi, e per le sue benemerenze fu creato Barone di Sant’Angelo. Jacopo fu eletto Vescovo di Caserta nel 1715  e poi trasferito a Capaccio. Antonio, avvocato fiscale nel 1780. Luigi sommo letterato morto nel 1801. Questa famiglia infine possedette feudi in territorio di Corato (Puglia) fin dal 1282.

Arma: d’oro a una pianura erbosa di verde.

E.Noya pag. 110 & G.B. Crollalanza pag. 55  torna alla Home

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Anno

1723

Francia

Un Malerba tra gli antenati di Napoleone Bonaparte

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Anno

1769

Ajaccio(Corsica-Francia)

Ricerca ’90 Napoleone, archetipo astrologico

da domenica 27 a giovedì 31 agosto 1815: “Napoleone è nato il 15 agosto 1769, giorno dell’Assunzione, verso mezzogiorno. Sua madre, donna forte sia moralmente che fisica-mente, che aveva fatto la guerra di gravidanza con lui, volle andare a messa a causa della solennità del giorno; fu costretta a ritornare a casa in tutta fretta ma non riuscì a raggiungere la sua camera da letto e partorì il suo bambino su uno di quei vecchi tappeti antichi a grandi figure rappresentanti eroi leggendari o forse dell’Iliade: ecco Napo-leone!” La madre, Letizia, ha fatto giustizia del decoro romantico: “È una favola crederlo nato sulla testa di Cesare; non aveva bisogno di ciò; noi non avevamo tappeti nella nostra casa in Corsica …”. Ma il resto rimane. “Arrivato da lei – verso mezzogiorno- le manca il tempo per salire fino al suo letto (…) e partorisce quasi subito …” riferisce André Castelot nel suo Bonaparte (Librairie académique Perrin, 1967). E abbiamo ancora altre precisazioni su questa nascita: “Aiu-tata da sua cognata Gertruda Paravicini –sorella di suo marito- ella raggiunge rapidamente la sua casa in via Malerba. Arrivata lì, le manca però il tempo di salire fino alla sua camera: si dirige dunque verso il salone e si stende su un canapè verde e lì partorisce quasi subito assistita da sua cognata, trasformatasi, per l’occasione, in levatrice. È all’incirca mezzogiorno …” (André Castlot: “Madame Mère” nella sua Histoire insolite, Librairie académique Perrin, 1982).

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Anno 1777

Catania(Sicilia)

Ed infatti, proprio come una confutazione diretta (e pedissequa) delle tesi di Beccaria, si presenta anche Ragionamento sopra la tortura, l'operetta del giureconsulto catanese Vincenzo Malerba, pubblicata nel 1777 a Catania e a Palermo (dove fu anche inclusa, nello stesso anno, nel XVIII tomo degli Opuscoli di Autori Siciliani)

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Anno

1786

Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria)

 notaio Malerba Giuseppe: Pizzo, 1786-1828, voll.2. 

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Anno

1769

I primi emigranti francesi Malerba in Corsica, città di Bonifacio di cui si ha notizia....

Etrangers résidant à Bonifacio en 1769 (page 374).

Patronymes

Abbate; Alfonso; Americo; Androvandi; Andora; Arata; Arnadi; Bedale; Baduino; Bianolaccio; Baniera; Benetti; Bedale; Bertulione; Boagno; Boccognano; Bocognano; Bolagna; Bolazza; Bonifiglio; Bozzano; Bozzo; Bradi; Bottolacio; Cantone; Castagnola; Cardi; Carrega; Castello; Carusci; Cesarini; Camigli; Capriata; Castellino; Cavalloni; Celani; Chiapara; Chineider; Chiodo; Ciapara; Conti; Coradi; Costantini; Cugliolo; Costa; Cresci; Dagregorio; Daribaldi; Doglio; Doria; Duble; Durbeco; Farinola; Firetti; Fontana; Fraticelli; Gabrielli; Galliano; Gatto; Gavino; Gazano; Gherardi; Gregorio (de); Gioia; Lantero; Lena; Longo; Luccioni; Luisini; Madrignani; Malerba; Maestroni; Malberti; Manso; Marcelese; Marcilese; Marini; Marino; Mattarana; Mattarola; Meglia; Moglio; Mondivile; Montepagano; Monti; Mulino; Murello; Musso; Ogno; Olivero; Orichioni; Ornano; Ortoli; Panzani; Paretti; Parodi; Passano; Peraldo; Piemontese; Pitaluga; Portafax; Ramaroni; Ricardoni; Rocca; Roncajolo; Rubiano; Salineri; Sambiaggio; Santi (de); Santini; Santucci; Sarti; Scamaroni; Scamarone; Scasso; Schiafino; Serafino; Serra; Sini; Sorba; Stachino; Susini; Suzzarelli; Tassistro; Torello; Tosto; Trani; Varsi; Zuchita; Zuria; Battistina; Betugli; Battista; Battaretta; Brunenga; Licarelli; Carpone; Capello; Ciarlo; Canveglia; Cattanea; Castagnola; Carmine (di); Delitalla; Enchris; Felice; Gandolfo; Gallone; Giulio; Levie; Martinetti; Matese; Mussura; Minogatto; Napolitano; Orena; Penona; Pensamente; Pesa; Farmese; Prata; Polcevera; Rudi; Marotta; Scagneto; Sangavino; Sicaro; Salvella; Sarda; Tasso; Tanca; Torello; Udino; Volpi; Zondra

(Ancêtres Italiens/Bibliothèque, Paris  :   8° ITA 309: SERPENTINI, Antoine Laurent  LE ROY LADURIE, Emmanuel, (préf.) - Bonifacio. Une ville génoise aux Temps Modernes , Ajaccio, La Marge, 1995 , 394 p., 28 cm , ISBN 2-86523-109-7 , FRE)

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17° 

e  

18° secolo

Ma poi qualcuno dei Malerba, dalla Corsica ritornò in Italia, precisamente a Venezia e in Dalmazia come militare....

Noms de personne Corses qui appartiennent à l'infanterie italienne de la Serenissime République de Venise:
Epoque, Grade, Régiment, Nom de personne, Paternité et annotations.

Patronymes: Militaires; Régiment; 17è siècle; 18è siècle

Abatucci; Agostini; Aitelli; Alberti; Albertini; Alesani; Alessandri; Alfonsi; Ambrosi; Ambrosini; Ampugnano (d'); Ampugnani; Angelini; Angioletti; Antonj; Antonini; Arriconi; Avesani; Baio; Bastelica; Basterga; Bastia; Battaglini di Tavagna; Benedetti; Benvenuti; Bernardini; Bianchi; Bianconi; Biasio; Bonaldi; Boretich; Bosio; Bustoro; Buttafogo; Cacero; Caccia; Calcatoio; Campoloro; Casanova; Casa Bianca; Cassani; Casaroli; Casella; Caselli; Castelli; Cattoli; Censi; Cesari; Chiaramente; Cicavo; Ciglia; Cipriani; Cittarino; Coccola; Cocola; Colenzana; Colla; Colombani; Colonna; Conti; Corà; Corbara; Corteggiati; Corti; Costa; Costantini; Coza; Cristiani; Cristofoli; Cristofani; Croce; Crosiccia; Cuttoli; Cucola; Dolfini; Fabiani; Fabris; Falconetti; Fasotto; Ferrandini; Ferri; Filippi; Filippini; Franceschi; Franchi; Franchetti; Frassetto; Fratacchio; Fratis; Gabrielli; Gatta; Gavini; Geminiani; Giacomi; Giaferri; Giapiconi; Giglio; Ginestra; Giorgi; Giorgio; Giudicelli; Graziani; Grimaldi; Lecca; Leccia; Lega; Leoni; Linguazetta; Lonato; Lovato; Luciani; Luiggi; Lusinghi; Malaspina; Malerba; Marcantei; Marchetti; Marchi; Mari; Maria; Mariani; Martinetti; Mattei; Mazzola; Mazzoni; Mezzana; Mirelli; Monfaldi; Montemaggiore; Monticelli; Moracchini; Morali; Morato; Morati; Morelli; Moretti; Moriani; Moro; Moroni; Muriani; Muscini; Natale; Negri; Occana; Oletta; Olivieri; Olmo; Orezza; Orini; Ornano (d'); Orsini; Orsoni; Ortali; Orticone; Paganelli; Cicavo; Paoletti; Paoli; Pasqualini; Pasquaza; Pattoni; Pauli; Pedretti; Pelegardi; Penta; Peretti; Peri; Perini; Persiani; Petralba; Piazza; Piazzole; Pieri; Pietra; Pietri; Pietro; Poggi; Poli; Pozzo di Borgo; Quirico; Raffaeli; Ristori; Rinaldi; Rocca; Rossi; Rossino; Rostino; Rottali; Sales; Santandrea; Santangeli; Santa Croce; Santa Lucia; Santa Maria; Santi (de); Santini; Santuzzi; Sava; Savelli; Scotti; Serra; Serale; Setta; Bastelica; Sichè; Sigurani; Sile; Simonetti; Simoni; Soavi; Solacaro; Sottocasa; Spadina; Steffani; Sulacarro; Susini; Taccagna; Tartaglia; Tavagna; Tavera; Tiberi; Torre; Tradacci; Valerio; Vecchioni; Venturini; Vescovelli; Viciani; Vignale; Vincenti; Vinciguerra; Visconti; Vitali; Vittani; Vittori; Zanetti; Zicavo; Zonza; Zuccarelli 

(Ancêtres Italiens/Bibliothèque, Paris  :   4° ITA br 20 : PALEOLOGO ORIUNDI, Federico  - I Corsi nella fanteria italiana della Serenissima Repubblica di Venezia , Venezia, Off. graf. G. Ferrari, 1912 , 71 p., 2 tav., In-16° , Abbrev. Note , ITA)

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Anno

1784

Comune di Solaro(Milano-Lombardia)

Le famiglie più in vista nel ‘700

In questa epoca la popolazione era costituita dalle famiglie: Vago, Nesso, Borroni, Tadice, Volpi, Campi, Sant'Ambrogio, Bucinelli, Longone, Levione, Guanzati, Gallo, Pozzolo, Carugati, Conti, Caronno, Mantegazza, Castelnuovo, Carcano, Ruspi, Giusti, Legnani, Colombo, Pizzi, Sioli, Fusi, Leva e Gessaga, alle quali, nel 1784, si trovano aggiunte le seguenti: Boretto, Basilico, Nobilo, Malerba, Banfi, Cattaneo, Novate, Schieppati, Giussano, Dubino e Proda, provenienti probabilmente da paesi vicini.

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Anno

1791

 

Il Malerba che insegnò al grande Gioacchino Rossini
CHIESA del CARMINE e di S. ILARO

LUGO 

(Ravenna-Emilia Romagna)

Verso la metà del 1700 la chiesa costruita due secoli prima aveva problemi di stabilità soprattutto a causa di un tremendo terremoto avvenuto nel 1688. Si pensò, quindi, ad una nuova costruzione, abbattendo la vecchia. La nuova chiesa che è anche l’attuale chiesa venne inaugurata il 4 maggio 1772. Anche in questa occasione sia la gente sia l’amministrazione comunale intervennero con grande generosità alle spese. Architetto fu Francesco Ambrogio Petrocchi da Lugano ma residente a Lugo.A breve distanza dall’inaugurazione, la chiesa venne dotata di un nuovo organo costruito a Venezia da Gaetano Callido tra il 1795 e il 1798. La tradizione vuole che su quest’organo si esercitasse il giovane Gioacchino Rossini allievo del canonico Luigi Malerba organista del Carmine dal 1791.Nell’anno 1798 gli ordini religiosi vennero soppressi per ordine di Napoleone Bonaparte. Così il convento di Lugo fu chiuso e i frati allontanati. 

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Anno

1799

Poggio Imperiale(Foggia-Puglia)

 

Ecco il secondo atto redatto dal Notaio Felice Fraccacreta (Giuseppe CLEMENTE, Op. Cit., pag. 171 ss):

Apricena 17 Agosto 1799

Oggi che sono li diciassette del mese di Agosto, Indizione Terza, dell'anno mille settecento novantanove, in Apricena, personalmente si sono costituiti nella presenza nostra, Ignazio Bubici, Primiano Saitta, Michele Caropoli, Placido Berardi, Primiano Braccia, Leonardo Futene, Giuseppe Tortorella, Francesco dell'Aquila, Cristoforo Castellano, Franco Bubici, Antonio Castellano, Pietro Capone, Gaetano Mastropietro, Antonio Covino, Nazzario Malerba, Domenico Nista, Berardino del Campo, Pietro Pettograsso, Primiano Nista, Nicola Teodoro, Nicola di Santo, Primiano Bubici, Filippo Capone, Francesco Morrone, Giovanni Gianquitto, Nicola Berardi, Domenico Nista e Giovanni Barone, tutti di questa villa di Poggio Imperiale, li quali aderiscono avanti di noi, qualmente da più anni addietro, coebitando in questa suddetta villa di Poggio Imperiale che à da Lesina circa duo miglia, il Barone della medesima teneva in quella per commodo, e per amministrazione dei Santi Sagramenti, un Sacerdote da lui salaria-to che esercitava ancora da vicereggente, e perchè la popolazione si era accresciuta come loci in numero di circa seicento anime, altro sacerdote, nomato Don Anastasio Cappellucci di Frigento, all'anno pensione di docati sessantacinque oltre d'altre regalie. Quando poi circa duo anni addietro, morto il Sacerdote don Carmine Palmieri, che faceva da vicereggente, come faceva, in suo luogo, fu surrogato in tal carica, il Magnifico Vincenzo Cappellucci, fratello del nomato Sacerdote Don Anastasio, che in detta carica ha prestato in fede... il tutto si esercitava del detto Don Anastasio che per procacciare del doppio pagamento ... del Barone, e della popolazione, dalla morte del riferito Don Carmine Palmieri non fece mettere altro Sacerdote, con non poco discapito di detta popolazione.

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Anno

1817

Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria)

Sicuramente altre ben documentate a Pizzo dei Malerba  anche nel 1817:in conseguenza  dell'arresto di Gioacchino Murat, nella Marina di Pizzo (luogo storico per lo sbarco e la  cattura di Re Gioacchino Murat cognato di Napoleone Buonaparte).Nel castello di epoca aragonese che si erge su due massicci torrioni di pietra, famoso per essere stato luogo della fucilazione nel 1815 di Gioacchino Murat,  sbarcato a Marina di Pizzo nel tentativo di riguadagnare il regno perduto di Napoli, con la speranza di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di Borbone, e che vi fu fatto prigioniero e infine giustiziato dalle truppe borboniche.

Difatti si legge negli archivi, conservate tra i vari documenti, di due lettere che fanno riferimento a Giuseppe e Francescantonio Malerba:

Lettera del Sottointendente del Distretto, diretta al Vescovo di Mileto, Monsignor Minutolo, con la quale chiede informazioni su Giuseppe Malerba(non sappiamo se sia il notaio di cui si è detto)e Rosa Migale di Pizzo. Mileto, 11 Febbraio 1817. c. 1,(52).

Allegati: a)"Stato di Petizione" di Rosa Migale. s.d.;c.1, (53).b)"Stato di Petizione"di Giuseppe Malerba. s.d.;c.1, (54)

Lettera del Sottointendente del Distretto, diretta al Vescovo di Mileto, Monsignor Minutolo,alla quale è allegata una certificazione, redatta dal Giudice di pace di Pizzo, e riguardante Francescantonio Malerba. Mileto 16 Febbraio 1817.c.1, (56). Allegata certificazione riguardante Francescantonio Malerba, e altri abitanti di Pizzo. s.d.c.1, (59) 

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Anno

1825

Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria)

Malerba Vincenzo:

 Pizzo, 29 dicembre 1825 - Pizzo, 3 marzo 1884

Avvocato insigne e poeta delicato, d'impeto generoso e con volontà
nobili sentimenti, spesso si diede con animo volenteroso a difendere i meno abbienti in cause sia civili che penali.
Compiuti gli studi liceali all'Istituto di Nicotera, continuò a Napoli conseguendo a pieni voti la laurea in Giurisprudenza; per l'alto impegno i famosi professori di quell'università già lo vedevano come loro collega nell'arte dell'insegnamento quando Malerba preferì ritornare a Pizzo e darsi alla professione. Cosa che fece con estrema bravura scientifica tanto che per la numerosa clientela fu costretto a viaggiare continuamente vestendo la toga nei più famosi tribunali dell'intero Meridione.
Nonostante fosse invitato da illustri personaggi come il latinista Santacaterina, a divulgare il proprio sapere, scrisse poco, schivo com'era delle facili notorietà. Difese soprattutto molti sventurati di cui si assumeva il gratuito patrocinio e spesso gli amici che gli chiedevano della professione rispondeva che il suo tesoro erano state appunto quelle cause che gli avevano fruttato come onorario lacrime e parole di riconoscenza.
Dotto in letteratura, filosofia, poesia, scrisse: “Saggio di poesie sacre”, Napoli 1856; “La rosa”; “Un desiderio”; L'Orfanella”; “Fossi un pastore”; “A Marianna”; “Invito ad Emilia”; “A Lina”; “L'Eremita”; “La venditrice di fiori”.

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Anno

1827

Piazza Armerina(Enna-Sicilia)

La Chiesa lì costruita fu travolta dalla frana e ricostruita nel 1827 ad opera del facoltosa famiglia Malerba.

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Anno 

1839

Bonifacio(Isola della Corsica)

Se u naturalista avignunese si ne more poveru in canna, hè ch'ellu s'era arruvinatu cù spese tamante. I viaghji, a compra di libri è scartafacci preziozi rigalati in modu generosi à u museu Calvet di a cità nativa li custonu l'eppuli di l'ochji. In u 1839, avia decisu di rigalà a so "bibliothèque Historique du Midi de la France" à cità nativa.(Issa preziusissima lascita era cumposta di 2305 stampe è di 246 manoscritti-cf Moulet 1989: op. cit.,pag.90-91). L'annu dopu avia cuncessu à a cità punteficia una bibliuteca di storia naturale cumposta di centinare di vulumi. L'esequie sò celebrate in Bunifazziu. a dilli un ultimu addiu, sò parechji Corsi. i medichi Montepagano, abatucci è teillard, chì l'àvianu indarnu cumbulitu è datu cure per migliurà. sò prisenti i preti Rocca, Malerba è casella;piras ghjiudice di pace, Santini, Succhini, Bocca, Doria, Porri, Luccioni. senza manifestazione ne mancu omagiu, a salma hè arricata in avignone. Tuttavia, a municipalità di a cità di i papi dete u cunsentu per chì e galerie di storia naturale di u "Musèe Calvet2 portinu u nome di "Musèum Requien".

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Anno

1845

 

Vanzago(Milano-Lombardia)

La primitiva chiesa parrocchiale risale alla metà del 1500, infatti alcuni documenti ci dicono che

" il corpo principale della chiesa salvo poche varianti apportate nel 1700 era rimasto quello della chiesa del 1500 quando la popolazione contava più di 300 persone più un centinaio a Mantegazza."
Nell'anno 1845 il parroco di allora Don Emanuele Malerba, sentì l'esigenza di ampliare la chiesa, poiché la popolazione era aumentata.

Vanzago in quegli anni contava 950 persone circa, comprese le frazioni.

Nel 1852 fu dato incarico all'architetto Giacomo Moraglia di redigere un progetto per la costruzione della nuova chiesa e fu scartata l'idea dell'ampliamento di quella vecchia che fu demolita.

Il 27 ottobre del 1858, un mercoledì, con una cerimonia semplice il sindaco e il nuovo parroco Pietro Masera, posero la prima pietra della nuova chiesa sulle fondamentali quella vecchia. 

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Anno

1847

I primi emigranti Malerba in America(USA-New Orleans) di cui si ha nota provengono dal Comune di Ustica(Isola di Ustica-Sicilia)

1847,
Marriage # 7 solemnized 1847, 11 July
Domenico Malerbafiglio di Giorgio e Geromina Ventura  

(b. bef 1828 Pizzo, d. bet 1847 and 1874)age , native of Pizzo and resident of Ustica
Son of Giorgio, age , resident of Ustica, and the late Geromina Ventura
and
Maria Caserta, age , native and resident of Ustica
Daughter of Giovanni, age , resident of Ustica, and Marianna Basile, age , resident of Ustica
Witnesses: , age , resident of Ustica

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Anno 1858

Pianca-SAN GIOVANNI BIANCO(Bergamo) 

Anno 1858, igl onn dalla pli miserabla fiera da Ligiaun ch' ei ha dau enzacuras,2 fuvan era 24 marcadonts da stiarls ord la Val Tujetsch (della Val Tavetsch )i vi "la tiara taliana" cun lur mercanzia.  Cun ils stiarls digl Uri era ei serimnau ensemen silla plazza fiera ed ellas "zonas da stiarls"  da Ligiaun circa 20000 tgaus; varga 3000 mo ord Surselva. Ei er' iu malissim gliez onn, essend che l' Italia veva giu calamitad fretg ed insumma tut falliu!  Denter ils 24 marcadonts da stiarls da Tujetsch sesanflava era il bab da pader Baseli.  Vulend nungrazia turnar a casa cun lur marcanzia, eran els vargai giu Ligiaun (LUGANO-Svizzera) e la finfinala turnai a casa senza stiarls e senza - marenghins!  Ei er' iu si tut en spesas - ed ils Malerbas da Pianca bella vevan ei era buca stuiu temer fetg. -(in dialetto: mercanti italiani)

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Anno 1858

Veglie(Lecce-Puglia)

Il 20 Aprile 1860, la masseria Petti di proprietà dei Belmonte, consistente in case di abitazione, case rurali, centimolo ed in terraggi sativi, macchiosi, triscioli ed aia da trebbiare con tutte le sue adiacenze, veniva affittata da Giovanni Prete, Cosimo Spagnolo e Giovanni Malerba, tutti proprietari e domiciliati in Veglie. Il trattato di fittanza veniva stabilito dal notaio copertinese Francesco Cosma presso il quale si era presentato Luigi Semola in qualità di amministratore generale dei beni dell'illustre casa di Belmonte. La durata del fitto veniva conclusa per quattro anni continui alla cifra di 580 ducati annui da dividere in due versamenti che avranno luogo per una metà a tutto Settembre, e pel saldo a tutto Dicembre, meno però per l'ultimo anno di fitto che dovrà esser pagato per intero il 25 Luglio.

Gli affittuari Prete, Spagnolo e Malerba si impegnavano, inoltre, a mantenere la suddetta masseria da buoni padri di famiglia, a garantirle tutto l'occorrente necessario per un mantenimento a regola d'arte e ad assumersi a loro carico, rischio e pericolo, ogni specie di caso fortuito, preveduto ed impreveduto, divino ed umano, senza tuttavia esigere alcuna riduzione del fitto annuo stabilito.

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Anno

1860

 

Veglie(Lecce-Puglia)

M A S S E R I A     C A S A    E    C A N T A L U P I

Il 4 Giugno 1860, Salvatore Malerba, Giuseppe Pendinelli e Antonio Pagano, i primi massari, l'ultimo proprietario di Veglie, si recavano dal notaio Francesco Cosma per l'affitto delle masserie Casa e Cantalupi, di proprietà dei Belmonte. Cioè la masseria Casa l'ha presa il Malerba con la garanzia solidale di Pagano ed il Cantalupi si concede in fitto al Pendinelli (...). L'affitto della masseria Cantalupi, per sei anni continui, veniva stabilito per 270 ducati all'anno e comprendeva le seguenti doti:

grano per uso di semina o di mangiare tomola 95; orzo raso tomola 16; avena colma tomola 90;

una carretta con ragana, sarto usato; vomeri di ferro, una zappa, un zappone ed una sarchiolla; una pala, una scala; tre cestoni di paglia; due sciaie per uso dei buoi; una panchitella usata per mangiare; 13 galline e due galli.

Siccome la masseria Casa era stata ricostruita di pianta, così i pezzi d'opera tutti sono forniti di ferramenti, moschiature e chiavi, ed essendoci stato posto anche un mulino, l'affitto per quest'ultima era stato pattuito per 455 ducati annui. Le doti di cui essa si componeva venivano così ricordate:

valore di animali bovini e vaccini ducati 200; due carrette, pecore di frutto n. 40; nutrini pecorini femine n. 20; montoni padri n. 3; capre grosse n. 14; grano mischio di semenza tomola 50; avena colma tomola  50; fave rase tomola 15; vomeri di ferro; aratri n. 4; giochi n. 2 co' rispettivi bovi; canecchie di ferro e chiodi; due paia di funi pei bovi; due rollatri di ferro; quattro galline; caccavo, cocchiaia di ferro per la merce; una panca pel formaggio; tre tavole lunghe ad uso dello stesso; due mangiatoie; una madia per la ricotta forte (...).

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Anno

1860

Veglie(Lecce-Puglia)

M A S S E R I A      L A     F I C A

La masseria La Fica  di proprietà dei Belmonte e posta nel tenimento di Veglie, nel suffeudo di Vocettina, veniva presa in affitto, con istrumento del 5 Maggio 1860 del notaio Francesco Cosma, da Giovannantonio e Vitantonia Malerba,  del fu Giuseppe, autorizzata quest'ultima dall'espresso consenso e presenza del proprio marito Domenico Demitry, nonché da Francesco Malerba. L'affitto veniva convenuto per la durata di quattro anni e per la somma di 325 ducati da pagare al compimento di ciascun anno, e proprio in ogni 25 Luglio.

In esso venivano comprese le seguenti doti:

un'asina a stima ducati 16; una carretta; pecore di frutto; nutrini femine 14; idem maschi n.1; capre di frutto n. 10; caprone per padre uno; nutrini caprini quattro; grano nerine tomola 38; avena rasa tomola 82; orzo raso tomola 4; fave rase tomola 4; un caccavo; una cazza di rame; tre aratri; tre giochi; tre strombolari co' rispettivi rollatri; sciatico e pala; otto forcate; dieci mangiatoie di carparo usate pe' buoi; scanno per la merce e tavola; due pecore, tre vomeri, due assi pel bilancione, una ria. Quindici galline e due galli, tutto il letame di un anno, le due pagliere piene di paglia mischia (...).

Nel documento si legge anche un riferimento piuttosto interessante all'alveare che si trovava nella masseria La Fica e che, pertanto, rientrava anch'esso come dote nel trattato di affitto menzionato.

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Anno

1873

 Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria)

 notaio Malerba Francesco Saverio,Pizzo, 1873-1888, voll.1. 

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Metà XIX°

sec.

circa

Fagnano Castello(Cosenza-Calabria)

 

La banda dei 78 briganti. La leggenda vuole che nei boschi del territorio di Fagnano operava, verso la seconda metà del XIX secolo, una banda associata di 78 briganti. Era formata soprattutto da braccianti, mulattieri, carbonai e delinquenti comuni che appartenevano a tre gruppi distinti comandati dai capibriganti La Valle, Fuele e Malerba. Della compagnia facevano parte anche un medico, un arciprete e un notaio. Molto conosciuti erano anche i briganti Parafante e Benincasa, nativi di Fagnano. Il primo era famoso per le sue imprese feroci. Fece una fine orrenda, trafitto dal suo stesso coltello mentre uccideva un soldato. Il secondo fu tradito dai suoi compagni e catturato mentre dormiva sotto l'effetto del vino in un bosco nei pressi di Cassano.


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Anni 1873 1892

1901

 

Taino(Varese-Lombardia)

GLI ESPOSTI. UN RILEVANTE FENOMENO NELLA STORIA DI TAINO

(doc.4) Certificato di affido dell'esposta Alessandrini Teresa dell'Ospedale di Novara a Malerba Antonia, moglie di Luigi (1892)   

 

1873

-Mira Catò Giuseppe sposa Gondi Giuseppa esposta di Milano

-Lordi Luigi, esposto di Milano, domiciliato a Barza, vedovo, sposa Bielli Carolina  

-Gondi Giovanni esposto* dell'Ospedale Maggiore di Milano sposa Malerba Carolina ..

*trovatello

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Taino(Varese-Italia)

Anche diversi tainesi si sono recati un Sudamerica. Nel censimento del 1901 risultano assenti dal paese per lavoro all'estero 65 tainesi, di cui 14 in America. Nell'elenco degli emigrati è specificatamente segnalato che "si trova nell'America del Sud"   Stefano Baranzelli, nato a Taino nel 1888, celibe, di religione cattolica, muratore e Ambrogio Giudici di Cheglio, nato nel 1878, celibe, di religione cattolica, contadino colono. Nei Registri parrocchiali sono poi indicati diversi tainesi nati in Sudamerica: come Margherita Malerba nata a Venado Tuerto, nella Diocesi di Santa Fè; in questa stessa località sono nate anche Ernestina, Luigina e Rosa Graglia, figlie di Virgilio e di Regina Pedrizzetti, emigrati in Argentina all'inizio del secolo così come i genitori di Gina Berrini, Giuseppe e Ambrosina Bielli. Nella Pampa Centrale, a Intendente Alvear, emigrarono Angelo Malerba e la moglie Carolina Ponti e anche Stefano Luisetti con la moglie Emilia Maffini.  

Tra le motivazioni che spinsero milioni di persone a lasciare il paese natio per il Sudamerica vi furono certamente le precarie condizioni economiche e la grande miseria delle campagne, ma anche, come sostiene una certa storiografia, il grande desiderio di molti di tentare la fortuna, unito all'amore per il rischio e l'avventura e all'illusione che nei paesi d'oltreoceano la ricchezza fosse facilmente raggiungibile. Illusione che un certo tipo di propaganda diffondeva come dimostrano queste interessanti e non comuni cartoline dei primi anni del secolo raccolte da Alberto Sculatti.  

   

 

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Anno

1910

Comune di Rovelloporro(Como-Lombardia)  

In estate, con il perdurare del tempo secco, le sue rive liberate dalle acque lasciavano spazio a grandi cataste di tronchi di pino che disperdevano nell' aria un intenso profumo di resine. Provenivano dalle estese pinete che ai tempi ricoprivano vasti territori dei comuni di Appiano Gentile, di Veniano, e dai folti boschi di Cogliate e Solaro, nel comprensorio delle Groane. Erano le scorte depositate da Giovanni ed Angelo Volontè (Sperànz), conosciuti costruttori di scale a pioli, mezzi necessari per salire alla cassìna (fienile). A volte si ammucchiavano cumuli di ramaglie di conifere (la spòia), scaricate dai carretti dei boscaioli e riservate alle legnaie dei fornai rovellesi: ul Liétt, ul Büschèta, i fratelli Gaspar e Lüisin (Pristinée vecc) che ne apprezzavano la rapida combustione, l' ottimale resa calorica; era quell' "ingrediente" in più per ottenere una panificazione di particolare qualità e fragranza. La "Trattoria del Santuario con stallazzo" (Cantinùn) ancora non esisteva ed al suo posto verdeggiava rigoglioso ul giardìn del Malérba. La terza zoca, più piccola ma profonda almeno tre metri, era situata in via della Chiesa (via Cardinal Ferrari), tra la cà di Grigòrii ed il terreno in seguito occupato dalla vila de la Bigèta di fronte al sagrato della chiesa parrocchiale.

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Anno

1931

PRATO - Chiesa"SANTI COSMA E DAMIANO DI STRUPPA"-Genova Struppa

 

Nel 1931 due famiglie, Torriglia e Malerba, donarono allo scopo terreno per circa 1700 mq. Il progetto per la nuova chiesa fu elaborato dall'ing. Lorenzo Basso e ottenne l'approvazione, ma tutto rimase premessa e desiderio; ci volle l'impegno costante e risoluto del parroco sac. Settimio Lazzari per la realizzazione dell'opera.
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Anno

1932

Bernareggio(Milano-Lombardia)

DELIBERE ADOTTATE DAL CONSIGLIO COMUNALE  ANNO 1932

n° 257 del 20/5/1932 VARIAZIONI NELLE DENOMINAZIONI DELLE VIE COMUNALI E INTITOLAZIONE DI VIA ROMA ALLA

STRADA A SUD DELL' EX GIARDINO MALERBA ANCORA PRIVA DI DENOMINAZIONE. torna alla Home

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World

War

Anni

1915

&

1943

 

1941

1944

2001

 Pizzo Calabro ( Vibo Valentia-Calabria)

A questo nobile consesso di cittadini illustri nello lettere e nelle scienze, nel patriottismo e nella religione, nelle armi e nelle arti, segue la schiera gloriosa dei baldi giovani che, durante le guerre che dal 1915 al 1943, travagliarono l’umanità, offrirono in olocausto la loro fiorente giovinezza sull’Altare della Patria.

Essi furono:
Augurusa Domenico, Schiavone Francesco, Callipo Rosario, De Pascale Francesco, De Pascale Giuseppe, Muzzì Vincenzo, Cantafio Vincenzo, Tozzo Giovambattista, Mattei Giovambattista, Cicuta Antonio, Pagnotta Domenico, Accetta Arcangelo, Ranieli Donato, Averta Gregorio, Aloi Antonio, Santulli Francesco,  s. ten. Bardari Giovanni Tommaso, Callipo Giovanni, s. ten. Capria Cesare, Musolino Domenico, Marmorato Alfonso, s. ten. Guzzi Salvatore, Sardanelli Vito, Muzzì Pasquale, Carria Do menico, Arena Santo, Camillò Francesco, D’Àlì Carmelo, Pileggi Francesco, Paladini Luigi, Sardanelli Carmine, ten. Cardona Domenico, s. ten.. Amodio Andrea, Giustiniani Giorgio, ten. medico Chiaravalloti Leoluca, Vinci Francesco, Marrella Carmelo, Mangione Giuseppe, Monteleone Giuseppe, Musolino Leonardo, Riga Gregorio, Ponterosso Aristide,. Ceravolo Giuseppe, Posca Filippo, Savastano Beniarnino,  Monteleone Vincenzo, Sardanelli Domenico,. Galastro Amedeo, Belvedere Giorgio, Albino Francesco, Cal lipo Pasquale, De Vita Rocco, 
 Quercia Tommaso, Galiano Francesco, Procopio Carlo, Stingi Pasquale, Napoleone Salvatore, Procopio Antonio, La Porta Emanuele, ten. Marincola Paolo, Rivolino Smeraldo, D’Asti Domenico,  Licastro Pasquale, Tranquillo Renato, Procopio Paolo, Guzzi Francescantonio, Malerba Alfonso, Malerba Rosario, Mari Pasquale, Marmorato Pasquale, Malerba Onofrio, Gullo Giovanni, Rocca Antonio, Greco Paolo, Giansante Salvatore, Villella Vincenzo, Belvedere Leonardo, Caprino Giovanni, Panzarella Pasquale, Villella Rocco, Tripoli Luigi, Buffone Rocco, Ambrogelli Nicola, Bartolotta Pietro, Pizzonia Giuseppe, Minniti Antonio, Consolo Nicola, Di lorgi Giuseppe, Piserà Agostino, Pasceri Antonio, commis. P. S. Amodio Vittorio, Bruzzese Giuseppe, mar. R. T. Marincola Giuseppe, Galeano Giorgio, Marramao Rosario, Màrchica Michele, De Filippis Pietro, Rocca Giuseppe, Schiavone Francesco, Stingi Domenico, Schiavone Emanuele, Giustiniani Giorgio, Marramao Francesco, Callipo Antonio, Onemma Pasquale, Lo Turco Francesco, Licastro Francesco, Mùscari Carmelo, Facente Rosario, Nicoterese Francesco, Ortenzio Francesco,
Malerba Giorgio, Doccilli Antonio, Vallone Giuseppe, Musolino Luigi, Tavella Francesco, Gionchiglio Ernesto, Gullo Durante, Marramao Giorgio, Tabarano Giuseppe, Muzzì Antonio, Sardanelli Francesco, Belsito Leoluca, Pisano Francesco, Caridà Michele, Gullo Antonio, Risolino Salvatore, Savastano Domenico, Malerba Antonio,Vallone Giuseppe,

Malerba Francesco e Carreri Giuseppe.

O gloriosi figli di Pizzo, che aveste per teatro  del vostro eroismo le aspre giogaie del Grappa e le pietraie del Carso,

 l’infocato deserto libico, e le insidiose acque dei mari, siate benedetti nei secoli!

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MALERBA ANTONIO

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13/06/1941 SAN FERMO DELLA BATTAGLIA(CO)

 

4ª Brigata Val Cerrina

1944- INIZIO SETTEMBRE: per iniziativa di Edoardo Martino Malerba viene costituita la brigata autonoma Patria. La formazione organizza un centinaio di uomini che operano in val Cerrina.... Fonte

Titolo del fascicolo: XI divisione autonoma Patria
Busta 3 fasc. 12
XI divisione autonoma Patria, bollettino "0" n. 16; lettera di Malerba a Cherubino e lettera di Malerba al Comando generale autonomo; relazione sull´attività della brigata Patria; relazione sulla vita e l´attivtà della 43ª brigata Mario Talice e della 44ª brigata De Negri.
cc. 5
Date: 20/2/1945; 22/2/1945; 14/3/1945 - 12/4/1945

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2001- Vibo Valentia

...pilotata dal maresciallo Domenico Malerba che, raggiunto il luogo della segnalazione, provvedeva a caricare sull'imbarcazione i due animali in difficoltà, ancora attaccati agli ami di un voluminoso «palamito», prima di far rotta verso il porto vibonese..Grazie all'impegno del maresciallo Caretto.... Fonte

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